Scenari di guerra, indifferenza, egoismi. Cosa possiamo davvero fare?

Ci troviamo da tempo in uno scenario di guerre, per noi le più importanti quella russo ucraina che dura da oltre due anni e quella israelo-palestinese iniziata alcuni mesi fa. Sono teatri che possono apparire lontani: una in Medio Oriente, l’altra nell’estremo lembo dell’Europa Orientale. Eppure la Sicilia, la città di Siracusa ne sono coinvolte appieno geopoliticamente.

La grande base di Sigonella, secondo aeroporto militare più trafficato d’Europa, la più attrezzata base logistica USA in appoggio alla 6ª Flotta americana nel Mediterraneo che nel 2020 ha visto il trasferimento dall’Egitto di un biolaboratorio che si occupa di virus e batteri gestito dalla Marina degli Stati Uniti, e sede di un  sistema di intelligence per acquisire una capacità di sorveglianza aerea e ricognizione del terreno, attraverso l’uso di droni di ultima generazione con un raggio d’azione di 16.000 km.

Il porto di Augusta che consente l’approdo di portaerei usato dalle forze militari americane.

Comiso, altro centro nevralgico delle comunicazioni militari che riveste un ruolo di estrema importanza in fatto di deterrenza e sorveglianza del Mediterraneo.

Dovremmo ragionevolmente pensare che verso questi obiettivi sono in posizione di tiro i missili russi e che nella crescente e strisciante crisi attuale si faccia più seria la possibilità di attentati provenienti dal medio oriente. E d’altra parte viviamo da anni in un oceano di violenza fra messaggi nei social, nel linguaggio politico, rintronati dalla maggioranza di programmi televisivi di disinformazione e distrazione di massa fra canzonette, giochi a premi, ecc. che in altre Tv europee non esistono in tal misura. Sembra di andare più verso il degrado e la barbarie che verso un più avanzato gradino di civiltà.

Davanti a una realtà sempre più buia, le persone più sensibili ai temi della pace e di un progresso che riguardi tutti si incontrano per interrogarsi, per riflettere, come accaduto sabato scorso presso le suore francescane di via dell’Olimpiadi su input dell’associazione Ad gentes.

Demotiva il sentirsi impotenti di fronte alle grandi questioni mondiali, avere consapevolezza della propria ininfluenza. Ma ciascuno deve assumere su di sé l’impegno di fare qualcosa, pur se nel proprio microcosmo.

È possibile costruire ‘circoli di pace’, diventare punti di riferimento non solo con mobilitazioni contro le guerre ma anche operando per dare un contributo nei problemi cruciali della sanità, della scuola, dell’amministrazione comunale in cui si vede la disperazione di tanti cittadini.

Anche mobilitarsi su questo è andare a costruire pace contro la disperazione di tanti cittadini che si trovano quotidianamente contro un muro di disservizi nelle proprie personali necessità sanitarie, servizi del Comune, scolastici.

A chi riferirsi? Dove prendere modelli che nascono in Italia?

Bisogna uscire dall’ombra e costruire un siracusano diverso. Non rimanere soltanto persone sensibili che si muovono fra loro. Devono intervenire iniziative dal basso con agenti carismatici nei vari settori. Gruppi e persone che si sono trovati a fronteggiare visibili malvivenze, illegalità vistose (gettonopoli, caso Amara, ecc.) si sono trovati isolati. In questo propagandare di mali affare c’era bisogno di circuiti di pace. Essi dovevano e avrebbero dovuto pubblicizzato e amplificato tutto questo. Eppure non è tutto negativo perché dei luoghi esistono fra centri di parrocchie, sindacato, ritrovi culturali, ecc. che svolgono appassionatamente e senza tanti clamori il loro fare positivo.

Ma a parere di tanti sono pochi e separati fra loro rispetto alla sostanziale indifferenza che purtroppo si respira nella nostra città lontana ormai da suoi momenti storici che la videro protagonista.

Sono tanti i siracusani che criticano la loro Siracusa. “Siracusa è una città mitica, non lo siamo affatto noi siracusani” ma nulla si smuove.

Quando inizierà una rinascita culturale politica e sociale? Qualcuno afferma che saranno nuove generazioni in possesso di linfa vitale e provenienti da fuori che agiranno da protagonisti per un profondo cambiamento. Staremo a vedere.

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