L’archivio Maltese cerca casa … da anni, ma dall’Amministrazione Comunale sempre solo promesse

Garozzo sindaco, la chiesa sconsacrata di San Biagio e San Leonardo dei Cavalieri di Malta in via Tommaso Gargallo era stata destinata ad ospitare il museo della fotografia, il ricchissimo vario archivio di Angelo Maltese. Ha scritto di lui il pittore Vittorio Lucca: “Le sue foto originali ci appaiono opere d’arte autentiche e ci invitano ad un profondo rispetto della sua arte. Egli riteneva che la fotografia fosse, come tutte le arti espressive, un altro di sé, e perciò tendeva ad andare oltre il soggetto, tendeva a superarlo perché, diceva, il suo significato non consiste in quello che si fotografa o si registra ma nello stile con cui si registra, stile che diventa linguaggio vivo dell’artista”.

121 reperti tra macchine fotografiche d’epoca e altra attrezzatura, foto e 9.447 negativi che raccontano la storia di sessant’anni di Siracusa, e non solo, tutti scrupolosamente catalogati e conservati per essere riutilizzabili. Da stampare presso la Tipografia Saturnia però” segnala Antonello Maltese.

Una raccolta di tale straordinario interesse da essere stata dichiarata di interesse culturale ed etnoantropologico dalla Regione Siciliana con il D.D.S. n.6 del 7 gennaio 2021.

https://www.lacivettapress.it/2021/07/21/lesposizione-maltese-nella-sala-caravaggio-della-un-amarcord-una-rievocazione-degli-eventi-piu-importanti-del-secolo-passato/

  bacheca Museo del Cinema

Garozzo sindaco, nel febbraio 2018 in onore di Angelo, nell’aiuola davanti alla darsena in via dei Mille, al ponte Santa Lucia, venne posta una targa “in attesa di dedicargli il museo … che sarà inaugurato in primavera”, si disse in quell’occasione. Queste le parole dell’ex vicesindaco, assessore alla cultura, Francesco Italia:Nel 2014 mi fu proposta una mostra ma trovai l’idea molto riduttiva rispetto all’ampio archivio conservato dai figli. Ci lasciammo con la promessa di fare qualcosa di maggiormente consono e adesso quella promessa si sta concretizzando. A breve, spero a marzo, riusciremo a inaugurare il museo che potrà ospitare l’intera collezione Maltese, un vero e proprio patrimonio per la città e per la ricostruzione della sua storia nel Novecento”.

Sono trascorsi sei anni da allora e intanto, nella chiesa dei Cavalieri di Malta, ha trovato posto dall’altr’anno, inaugurato nel maggio 2023, il Museo del Cinema, precedentemente nel settecentesco Palazzo Corpaci, in via Alagona, di proprietà della famiglia Romeo. Per preservare la preziosa collezione di oltre 10mila strumenti (lanterne magiche, proiettori, macchine cine-fotografiche, registratori) e biblioteca, vincolata dal 2019 per il suo interesse storico artistico e antropologico, data la nuova destinazione dell’immobile, al passo con i tempi, in nuova struttura recettiva, il suo appassionato curatore Remo Romeo ha voluto donarla al Comune che finalmente, accettata la donazione, ha ‘trovato’ dove collocarla.

Difficile dire quante promesse, non mantenute, mi sono state fatte – ci racconta Antonello Maltese, il secondogenito di Angelo -. Quando si parlò della chiesa in questione, ancora non era nello stato di poter ospitare alcunché. Che sia materiale fotografico o cinematografico le condizioni ambientali devono essere adeguate per garantire una perfetta conservazione. Facemmo anche un sopralluogo con un architetto romano ma poi non se ne fece nulla. Io e Renzo vorremmo donare questa nostra preziosa raccolta al Comune o comunque a un ente che la abbia a cuore, che la tuteli, la preservi, ma è per noi imprescindibile conoscere il luogo cui sarà destinata. D’altra parte lo stesso Remo Romeo ha giustamente posto la clausola che, se non si fosse trovato dove realizzare il suo museo entro tre anni, l’atto di donazione sarebbe stato annullato. Ovviamente il nostro sogno sarebbe vedere rinascere la mitica Fontanina. Nel 1924 il barone Interlandi Pizzuti concedette a mio padre Angelo lo spazio adiacente all’area di Palazzo Vermexio (ora lì c’è “Il giardino di Artemide” su progetto dell’architetto Vincenzo Latina, ndr) dove costruì un padiglione in legno a forma di “elle”, con grande vetrate, un lucernario, un camino finto ideato e realizzato dal valente ceramista Enzo Assenza, una camera oscura dove caricava le lastre fotografiche. La presenza di una piccola fontana, che ormai non c’è più – chissà in quale villa privata si trova -, diede il nome, La Fontanina, a quello che è diventato nel tempo un vero centro culturale, un cenacolo artistico-letterario per anni frequentato da poeti, attori, scrittori, artisti. Poi nel 1974 mio padre fu costretto a lasciare il padiglione e spostare la raccolta in via Landolina, due locali davanti all’Ariston, accanto all’ingresso di palazzo Vermexio. Un esproprio per pubblica utilità per il progetto di un parcheggio a servizio della sede comunale. Quando mio padre nel 1981 si trasferì a Roma, tutto venne portato a casa nostra, dove si trova. Penso comunque che a Siracusa non manchino altre possibilità. La Chiesa di Santa Maria di Montevergini sarebbe stata perfetta”.

Situazioni, vicende, possibilità (anche Antonio Randazzo cerca quasi disperatamente a chi affidare le sue opere e il suo ricchissimo sito web) che stridono non poco con le comunicazioni ufficiali in cui si esalta l’azione ‘culturale’ dell’amministrazione in carica, certo lodevole per alcuni aspetti ma evidentemente poco rispettosa dei suoi stessi cittadini che solo dopo lungo tempo, assidue pressioni, riescono ad ottenere ascolto. Perché? Perché sembra che solo in alcuni casi si stabilisca una collaborazione virtuosa tra pubblico e privato? Qual è il discrimine, la chiave che apre le porte?

In passato un progetto di riqualificazione di un importante immobile di Siracusa, di proprietà demaniale, per farne un contenitore dedicato a tutti i diversi archivi storici della città per la protezione, digitalizzazione e fruizione dei documenti da parte di studiosi e pubblico, era stato avanzato dalla Soprintendenza e sappiamo di risorse già disponibili, 10 milioni di euro. Non è andato avanti. Si è dissolto. Il progetto definitivo non è stato presentato. Chissà se è successo perché si trattava di un edificio poi destinato a diventare una nuova struttura ricettiva.

Dietrologia? Forse. E tuttavia sarebbe ora di una nuova progettualità sui possibili contenitori culturali della città dove dare degna collocazione alle tante pregevoli raccolte che si vorrebbero donare al Comune ma per le quali i motivi di preoccupazione e disturbo sembrano prevalere sugli indubitabili vantaggi della loro acquisizione al patrimonio pubblico.

https://www.antoniorandazzo.it/900siracusano/maltese-angelo.html

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