Alle 13 il fumo sprigionato dal materiale bruciato era ancora intenso. Forse troppo intenso per non richiedere un ulteriore intervento per farlo finire del tutto. Ma non in via Elorina. Non sul litorale del Porto Grande davanti alla Spero. Qui solo palme trasformate in fusti anneriti con qualche foglia penzoloni dopo essere state per qualche ora altissime torce in fiamme. Completamente bruciata tutta la vegetazione spontanea più bassa tra cui si distinguono alcuni bidoni che si portano dietro la domanda sul loro contenuto. Nera e piena di fuliggine la grande inferriata che delimita il piazzale del negozio Franzy’s e con qualche traccia del fuoco che ha cercato di distruggerle anche le palme sulla strada d’ingresso al negozio, risparmiate forse per l’intervento dei vigili del fuoco o degli stessi proprietari dell’esercizio commerciale. Qui, in via Elorina, il fuoco si è propagato dal confine con il centro dell’aeronautica fino alla fine del parcheggio Franzy’s e poi si è fermato, o è stato fermato quasi con una linea retta, chirurgica, al di là della quale resta la vegetazione verde.
Il fumo di stamattina era invece alle spalle, verso mare, di via Ermocrate dove è bruciata una vastissima area incolta e, crediamo, abbandonata da sempre. Credere, come si è detto, che qualche favilla abbia saltato via Elorina, le case su quella strada e quasi con perfetta parabola sia andata a depositarsi, e ad innescare le fiamme, al centro di quell’altra area, dietro la Jonica Calcestruzzi, sembra in verità difficile.
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L’ipotesi – che ha, lo sappiamo, i limiti di un’osservazione atecnica, estemporanea – è che l’incendio sia stato provocato probabilmente dalle stesse mani che hanno innescato quello nell’area Spero e certo lo sapranno dire i vigili del fuoco intervenuti. Così come dovrebbero dare, insieme alle altre autorità competenti, tutte le altre risposte: in primis perché, perché si è sprigionato l’incendio? Se si appurerà che è di origine dolosa (e dovrebbe risultare questo proprio per la contemporaneità con quello di via Ermocrate) occorrerà, oltre a cercare i responsabili (attività che probabilmente non porterà a nulla), provare a comprendere quali possano essere gli interessi in gioco che in questo caso potrebbero essere diversi da quelli che in genere motivano gli incendi dolosi. Una spiegazione che potrebbe diventare chiara forse tra qualche tempo quando vedremo cosa accadrà nell’aree percorse dal fuoco. E ce ne dovremo ricordare.
Poi le altre tante domande, quelle poste in queste ore dai consiglieri del Pd, da quelli di Fratelli d’Italia, dagli altri che si sono fatti sentire con i vari comunicati. Di certo pensiamo che non possano che essere smentite le notizie delle prime ore che parlavano solo di sterpaglie andate a fuoco. E anche di soli pneumatici o plastica crediamo, perché la coltre di fumo spesso, acre, che ha coperto una buona parte della città per alcune ore, sembrava carico di ogni sostanza. Cosa c’era nell’area Spero? Cosa è andato in fiamme? Si accerteranno e sanzioneranno le responsabilità dei proprietari dei terreni andati a fuoco, oltre a quelle per un sistema di allerta che ha funzionato male? Anche se, su quest’ultimo aspetto, va rilevato che occorrerebbe associare agli allerta tempestivi una buona campagna di informazione tra i cittadini sui rischi alla salute in queste circostanze perché ieri sera vedere le persone continuare a consumare tranquillamente l’aperitivo all’aperto, sotto quella cappa che fermava il respiro, aveva decisamente un effetto straniante.

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