PERCHE’ SONO FAVOREVOLE A CANDIDARE ELLY SCHLEIN COME CAPOLISTA ALLE EUROPEE

Pur avendo qualche riserva sulla cultura politica di Elly Schlein (non per caso ho votato alle Primarie per Stefano Bonaccini) non condivido alcune critiche che dall’interno del partito le sono state fatte ad esempio sulla condanna “dei crimini umanitari” compiuti dal governo Netanyahu. La Schlein tutto è tranne che antisemita e non ha mai esitato a considerare Hamas un’organizzazione terroristica, ma di fronte alla devastazione di Gaza, alla distruzione di scuole, ospedali, abitazioni e alla morte di 16 mila donne e bambini (fonti Onu) palestinesi non si poteva più tacere o chiudere gli occhi.

Soprattutto va apertamente contrastato il “piano Netanyahu” che nega il principio, sancito da numerose risoluzioni dell’Onu e fatto proprio dagli Stati Uniti, dall’UE e perfino dal governo Meloni, di “due popoli, due Stati”. In questo quadro, il voto unanime del Parlamento sul “cessate il fuoco” a Gaza è stato un capolavoro politico della Schlein in sintonia con la premier Meloni.

Alla vigilia di importanti appuntamenti elettorali, il Pd deve impegnarsi, pur nel rispetto della dialettica interna, a rafforzare la compattezza interna, mandando agli elettori segnali unitari.

Sulla eventuale candidatura della Schlein alle Europee, esponenti di primo piano del partito hanno, più o meno esplicitamente, fatto trapelare le loro perplessità, cosa del tutto legittima in un partito plurale. Personalmente sono invece favorevole.  Faccio un ragionamento semplice: secondo alcuni sondaggi, esiste un elettorato disposto a votare Pd solo se c’è la Schlein in lista; quale sia la percentuale di questo elettorato non è dato sapere, ma che esista è sicuro.

L’obiezione principale di quelli che sono contrari è questa: con la Schlein in lista verrebbero penalizzate le donne per via della composizione delle liste che prevede l’alternanza di genere. Se capolista è una donna, al secondo posto deve esserci un uomo e quindi le altre candidate sarebbero collocate al terzo posto con minori probabilità di essere elette. Considero questa obiezione tecnicamente infondata in quanto alle Europee, a differenza delle Politiche, le liste non sono bloccate e si viene eletti in base al numero delle preferenze riportate, a prescindere dal posto in lista.

Più in generale, e in relazione all’attuale fase politica, credo che il Pd abbia tutto l’interesse a contrapporre Elly Schlein a Giorgia Meloni e ad alzare il livello della conflittualità sottolineando i rischi che corre l’Europa se avanza la destra. Bisogna caratterizzare la battaglia politica, oltre che sui temi europei, anche su quelli interni come la sanità (tema molto sentito dai cittadini), il salario minimo (negato dalla destra), la difesa della democrazia parlamentare messa a rischio dal governo con la proposta dell’elezione diretta del presidente del Consiglio dei ministri, unico caso al mondo.

Più amplifichiamo le distanze tra noi, sinistra riformista, e loro, destra illiberale, esplicitando la diversità dei rispettivi valori di riferimento, e più è possibile conquistare una parte di astenuti e di delusi dalla sinistra e dal Pd.

Elly Sclein emana freschezza, forza morale, estraneità ai giochi sporchi di certa politica. Recentemente ha molto affinato la sua comunicazione rendendola più diretta e più concreta.

Le prossime campagne elettorali saranno molto combattute: in discussione c’è la tenuta del nostro partito e del centrosinistra. Abbiamo perciò bisogno di una leader in grado di contrapporsi per carisma politico alla destra e in particolare a Giorgia Meloni. E la Schlein per me è la leader giusta.

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