Se qualcuno, anche qualche burocrate dell’Asp, avesse voluto rendersi conto concretamente, ‘visivamente’, di quanto sia ampia e diffusa nel nostro territorio cittadino e provinciale la domanda di diritto alla salute, nel caso specifico nel settore della sanità mentale, avrebbe dovuto/potuto partecipare all’incontro di mercoledì 31 gennaio presso le Suore Francescane in via delle Olimpiadi.
L’invito della presidente della Afadipsi, dottoressa Carmela Carbonaro, e del presidente della ETS “Si può fare per il lavoro di comunità”, dottor Gaetano Sgarlata, è stato accolto, oltre che da alcuni esponenti politici e sindacali, da molte associazioni, accorse in rappresentanza dei propri assistiti, e da tantissimi cittadini che si trovano a combattere, spesso nella solitudine, la loro personale lotta per garantire ai propri familiari le cure e l’assistenza di cui hanno bisogno. Un salone in cui anche gli ultimi arrivati, in piedi, sono rimasti ad ascoltare con interesse, fino all’ultimo, quale sia lo stato, in verità desolante, dell’offerta sanitaria dell’Asp locale dettagliatamente descritto dalla Carbonaro e da Sgarlata.
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Gli argomenti proposti, le tante criticità segnalate sono già noti perché hanno trovato spazio sui media locali in questi giorni e in occasione dell’invito all’incontro, una sorta di ‘chiamata alle armi’ pacifiche, di accorato appello a fare sistema, ad unire le forze per finalmente essere ascoltati e riuscire a infrangere il muro dell’indifferenza al problema che l’assessorato alla sanità sembra aver frapposto tra decisori e richiedenti.
Va quindi piuttosto raccontato del clima di autentica partecipazione e condivisione che si è vissuto nelle circa tre ore dell’incontro, ‘tangibile’ nel silenzio dei presenti e nelle loro espressioni pienamente consapevoli, perché per i più esperienze di vita, della gravità della situazione. Toccanti alcune testimonianze seguite all’illustrazione dei fatti del dottore Sgarlata, utili a comprendere quanta realtà ancora sfuggisse al quadro, pur minuzioso, precedentemente presentato e a capire appieno come la malattia mentale, spesso nascosta per un incomprensibile stigma sociale che ancora persiste, non possa essere considerata da meno rispetto ad altre malattie perché anch’essa tale da coinvolgere, e condizionare, ogni membro di una famiglia.
Da una parte quindi l’impegno e la dignità di chi affronta enormi difficoltà quotidiane, dall’altra la sostanziale inerzia di chi se ne dovrebbe fare carico a livello politico e amministrativo.

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