Non è stata una vera intervista quella al direttore del Parco Archeologico Carmelo Bennardo. Piuttosto un seguirlo nei suoi progetti, alcuni forse troppo ambiziosi per una città come Siracusa, non sempre attenta a una vera e possibile valorizzazione (non mercificazione) del suo immenso patrimonio culturale. Ma il direttore sembra sicuro di sé: o così o me ne vado, è il refrain preferito.
Al centro dei suoi sogni l’obiettivo più ovvio, normale, scontato, e che invece è di fatto sempre stato quasi una chimera: la normalizzazione. Che significa una manutenzione a regime, costante, programmata. Una grande opera di liberazione delle rilevanze archeologiche da erba e sterpaglia nei tanti siti che fanno parte del Parco Archeologico: dai tanti monumenti della Neapolis al Tempio di Zeus e al Ginnasio Romano di via Elorina, dall’Akrai di Palazzolo alla Villa del Tellaro. Una spesa già riprogrammata per il prossimo anno (con la previsione di un appalto da 500mila euro) e per gli anni a venire per dare decoro, senza soluzione di continuità, ai siti dove natura e storia convivono da sempre.
![]()
Un intervento di restyling strutturale da 2 milioni di euro (che sarebbero già stati finanziati dalla Regione) per il Museo Paolo Orsi, affidato probabilmente ad esperti attraverso una gara europea per lasciare definitivamente alle spalle le stagioni tristissime dell’acqua raccolta con le bacinelle strategicamente collocate nei corridoi tra le teche, anch’esse liberate dalla stratificazione di polvere decennale. E con questo il recupero, finalmente, della villa Landolina dove collocare definitivamente gli uffici del Parco abbandonando quei locali bui e tristi dove sono stati ospitati per anni a fronte di un canone di affitto trentennale al già deputato Pippo Lo Curzio. Un inutile spreco di risorse con i tanti edifici di proprietà a disposizione.
Già avviati, e via via finanziati, i progetti per vedere finalmente quel parco sub urbano delle Mura Dionigiane che è sembrato da sempre una favola, una chimera, una promessa da ‘campagna elettorale’. Significa offrire alla città un enorme spazio oggi, ogni anno, con tragica puntualità, violato da pascolo abusivo e incendi, insieme recuperando l’antico ingegnoso sistema di razionalizzazione del deflusso delle acque per evitare le inondazioni di cui sempre fa le spese l’Azienda Pupillo. La possibilità anche per i più giovani quindi di conoscere, e vedere riapplicate, quei principi ‘idraulici’ di cui erano maestri i Greci e che noi, veri Attila per la natura, abbiamo dimenticato tornando indietro nella via del sapere.
Eliminare il nastro d’asfalto ‘snaturante’ di via del Paradiso, oggi via Bernabò Brea, per sostituirlo con un tracciato maggiormente ‘identitario’ del sito e riportare ad ‘unità’ (ma con soluzioni così rivoluzionarie da non poter esser anticipate) tutta l’area archeologica dalle Latomie del Paradiso a Casina Cuti ai grandi spazi tra piazza Aldo Moro (piazza Adda) alla stazione, con soluzioni di ingegneria idraulica che consentano di non vederli trasformati in paludi ad ogni acquazzone e dove poter ripartire con le dimenticate campagne di scavo.
![]()
Il sogno di un bilancio virtuoso: quello che possa tenere lontano l’ente, il Parco, da accuse di inefficienza e incapacità. Quindi quello che si chiuda in pareggio a consuntivo, entrate e spese esattamente corrispondenti, è l’obiettivo. Per un Parco che introita 8 milioni di euro all’anno, che può ormai gestire le proprie risorse in piena autonomia – anche aumentandole se internalizzasse tutti i servizi possibili, in primis a nostro avviso, la biglietteria, fonte di grandi profitti per una società privata laddove sarebbe semplicissimo gestirla in proprio – raggiungere questo obiettivo significherebbe davvero diventare il volano dell’economia cittadina (anche senza gli spettacoli). Non c’è bisogno degli impresari privati, che impinguano solo le proprie casse, se la finalità è dare impulso all’economia turistica della città, non è necessario che ci sia solo l’Inda per promuovere eventi culturali come già hanno dimostrato alcune iniziative organizzate dal Parco stesso. In questa direzione la scelta dell’architetto Carmelo Bennardo di un direttore artistico.
E poi il Teatro del Temenite che aspetta da tempo quell’intervento di regimentazione della acque piovane, come al tempo dei Greci ben più capaci di noi, grazie a una rete di canalette che vanno riportate alla luce, ricostruite. Approfondire le indagini, conoscerlo come non è mai stato fatto, andare oltre gli studi ‘epidermici’ con studi geomorfologici, la consulenza dei massimi esperti nel settore, è stato l’obiettivo del direttore (ma ancora aspettiamo di conoscerne gli esiti). Perché è il Teatro il cuore che batte.

Commenti recenti