Non si è trattato di una convocazione degli stati generali del settore della salute mentale a Palermo il 16 gennaio scorso, ma certamente la delegazione che ha partecipato all’incontro con il Direttore Generale dell’Assessorato Sanità il dr. Iacolino (che però ha dovuto poi allontanarsi) e il dr. D’Arpa, responsabile del servizio fragilità, è stata ampia: oltre i cinque delegati di “Si può fare” (online l’avv. Orsolini), erano presenti i rappresentati dei dipartimenti di salute mentale di Palermo, Catania, Agrigento, Caltanissetta, Ragusa, Trapani, Enna.
“Come prevedibile, la nostra azione ha solo smosso una situazione bloccata da anni – commenta il dr Tati Sgarlata -. I risultati potranno arrivare dopo che le problematiche affrontate e condivise, insieme a quelle ancora da affrontare anche con la raccolta di informazioni e monitoraggio, verranno risolte dal decisore politico”.
Sono state prese comunque delle decisioni? C’è qualche punto fermo?
“Tutti abbiamo concordato sulla necessità di affrontare intanto alcuni aspetti in particolare.
Per la dotazione organica verrà predisposto un atto di indirizzo, da parte dell’assessorato nei confronti dei Commissari, nel quale verranno date indicazioni vincolanti per il reclutamento di tutte le professionalità che fanno parte dell’equipe e che sono già definite in pianta organica: psichiatri (di cui si conosce comunque la carenza su tutto il territorio nazionale), infermieri, psicologi, assistenti sociali e tecnici della riabilitazione psichiatrica facendo ricorso a tutte le modalità contrattuali possibili dando priorità rispetto alle altre discipline.
Si è condivisa l’opportunità di convertire i servizi psichiatrici di diagnosi e cura da reparti a media assistenza a reparti ad alta intensità assistenziale con aumento quindi di medici ed infermieri (in futuro con la presenza di uno psicologo e di un assistente sociale), quindi con la revisione della pianta organica; e l’utilizzo del day surgery per le persone dimesse e che hanno bisogno di mantenere per qualche giorno il rapporto con il spdc; di stipulare una convenzione con l’Università per potersi avvalere dei giovani colleghi specializzandi nei dipartimenti di salute mentale ed eliminare il limite dei 30 giorni pagati alle Comunità Terapeutiche Assistite con il 75% della retta per i rientri a casa su progetti condivisi con i DSM; e ancora di monitorare ed applicare la normativa dei budget di salute in tutte le asp con particolare attenzione alla quota di accantonamento e impegno delle somme in via previsionale nei bilanci aziendali.
Si tratta di decisioni definitive, che saranno presentate con un verbale nella prossima riunione del coordinamento a febbraio e che saranno inviate all’assessore che, nel caso di condivisione politica, dovrà dare corso a tutti gli atti conseguenti. Alcune di queste proposte che non comportano oneri finanziari potranno essere portate avanti dalla Direzione generale dell’Assessorato”.
Avete anche affrontato le altre criticità delle CTA?
“Le abbiamo presentate noi delegati di “Si può fare” alla luce del fatto che circa il 35% delle risorse che vengono spese in Sicilia per la salute mentale sono destinate per i 1.450 posti in CTA ma su queste ancora non c’è una modalità di vedute univoca eccetto quanto detto prima. Le sintetizzo.
In previsione dell’aumento delle rette abbiamo proposto che venisse aumentata solo la retta per i trattamenti intensivi per creare una forbice maggiore tra le rette dei trattamenti intensivi e quelle dei trattamenti estensivi che oggi è solo del 5% e questo non favorisce il tournover dell’utenza; che le CTA pubbliche abbiano le stesse piante organiche delle CTA convenzionate; che venga monitorata con maggiore attenzione l’attività riabilitativa all’interno delle CTA; che sia eliminata l’anomalia sulle strutture a livello assistenziale minore: in Sicilia esistono solo le Comunità alloggio che dipendono dai finanziamenti dei Comuni e che ospitano circa 2.200 persone. Non si è dato corso all’applicazione del Piano del 2017 che prevedeva una riqualificazione delle Comunità alloggio con una presa in carico da parte della Sanità e l’avvio dei gruppi appartamento. E inoltre non sono state avviate le CTA previste dal Piano strategico 2012: doppia diagnosi, deficit mentale, minori, disturbi alimentari, dementi.
Ma abbiamo anche discusso di altro che dovrà essere approfondito: la carenza dei Centri diurni che sono praticamente scomparsi anche in realtà ove questi funzionavano bene come a Siracusa; l’impossibilità di inserimento lavorativo dei disabili psichici esclusi anche formalmente da circolari regionali e da una legislazione nazionale poco precisa. Inoltre c’è anche una difficoltà a fare partire i PTI (piani terapeutici individualizzati) che prevedono i tirocini formativi al lavoro perché non sono chiare le norme che definiscono necessari per i tirocini di inclusione lavorativa la presenza di una ApL (agenzia per il lavoro). Abbiamo chiesto un tavolo congiunto tra sanità ed assessorato al lavoro per sbloccare tale situazione.
Per quanto poi riguarda la problematica relativa agli autori di reato abbiamo chiesto l’apertura della quarta REMS (residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza) che porterebbe a completare il numero delle REMS previste dalla legge in Sicilia, portando a 80 i posti disponibili, nella consapevolezza comunque che questo non risolve il problema a cui si è dato spazio su questo giornale: le CTA invase da autori di reato che vengono ivi allocati da disposizioni del magistrato a dispregio del lavoro e della sicurezza degli operatori e degli ospiti non autori di reato. Manca anche un’adeguata assistenza ai pazienti psichiatrici in carcere e mancano sezioni attrezzate in questo senso in quasi tutti gli istituti penitenziari e fondi vincolati per progetti in favore di persone autori di reato non vengono spesi.
Abbiamo anche notato, nel corso dell’incontro, che la mancanza di nuovi finanziamenti del governo Meloni per i centri per la cura dei disturbi alimentari non dovrebbe colpire i centri pubblici siciliani che lavorano con personale interno dell’Asp ma di sicuro non permetterà l’arricchimento di figure professionali che servirebbero a migliorare le risposte terapeutiche. A Siracusa in particolare devono ancora essere utilizzati i fondi del 2023 che avrebbero dato la possibilità di arricchire l’equipe con un altro psicologo e con un terapista della riabilitazione anche se a 18 ore. In più a Siracusa il servizio per i soggetti autistici adulti è stato ultimamente soppresso per mancanza di personale”.
A breve la fine del commissariamento dell’Asp. Una buona notizia?
“Pare che i nuovi Direttori generali saranno nominati entro gennaio. Un fatto molto importante perché i Commissari che attualmente gestiscono la sanità hanno ancora più potere e discrezionalità dei Direttori generali con le gravi conseguenze a cui assistiamo. È per noi evidente un notevole scollamento tra l’assessorato regionale e le Asp, mancano informazioni di base e conoscenze e la sensazione è che i Commissari attuali, ma anche i Direttori generali, abbiano una sorta di delega in bianco da parte dell’assessorato. Per esempio l’assessorato non sa o non vuole sapere che a Siracusa sono stati deliberati solo 200.000€ dei circa 4 milioni che dovrebbero essere accantonati dal 2019 per il budget di salute, oppure che l’SPDC (Servizio di diagnosi e cura) di Modica è allocato, invece che all’Ospedale di Modica, all’ex ospedale di Scicli senza i servizi essenziali di cui necessita un SPDC, pronto soccorso, laboratorio analisi, servizio di anestesia etc., o che a Siracusa non esiste il Direttore del DSM e che si naviga a vista. Ora dobbiamo aspettare e vedere cosa accadrà”.

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