Via Beneventano del Bosco. Recupero urbano e supermercati

No, non è lo stilobate di un tempio, come ipotizzato in una segnalazione giunta in redazione. Sono latomie di superficie (del tutto diverse da quelle a cava quindi) come le tante segnalate nelle tavole del Cavallari lungo tutto il costone di Akradina e per preservarle è dovuta subito intervenire l’unità operativa archeologica della Soprintendenza che ha fermato i lavori. Strano che nel cantiere non fosse già presente un archeologo sempre indispensabile in una città ‘stratificata’ come la nostra. Il progetto ha avuto tutte le autorizzazioni necessarie o si è forse saltato qualche passaggio nell’iter autorizzativo?

Queste latomie, secondo la dottoressa Beatrice Basile, già soprintendente a Siracusa, appaiono di un certo interesse “perché estese e perché conservano blocchi non interamente staccati che consentono di valutarne dimensioni (e quindi presumibile datazione e appartenenza, o meno, al muro dionigiano) e metodo di distacco. È possibile anche che, una volta effettuata la pulitura del piano, emergano resti delle carraie che servivano per il trasporto del blocchi. Tutto da verificare e, se possibile, da valorizzare nell’ambito della coesistenza dei due edifici”. Già: la coesistenza dei due edifici, cioè una scuola (!) e il nuovo supermercato della Lidl.

In verità, tra i residenti della zona un po’ più informati delle cose cittadine la notizia della costruzione di un nuovo Lidl ha destato un certo stupore. Si è sempre saputo infatti che si trattava di una zona a servizi. E trattandosi di un S1 ci si aspettava certamente un edificio scolastico ma, per il resto, qualcuno favoleggiava di un ‘parco urbano’. E certo, tra tanto edificato, sarebbe stato l’ideale ma sull’idiosincrasia delle amministrazioni di Siracusa, non solo di questa, per il verde, di cui molto si è già detto e si continua a dire, resta poco da aggiungere.

Dell’iniziativa della Lidl, nell’ambito di un Piano di recupero urbanistico, si è iniziato a parlare nel novembre 2021, in assenza del Consiglio Comunale ma evidentemente con l’assenso del commissario regionale Giuseppe Di Gaudio.

Nella determina di ‘convenzione’ con la Lidl si fa riferimento al decreto con cui il Presidente della Regione Siciliana, allora Salvatore Cuffaro, nel luglio 2003 approvava “l’accordo di programma sottoscritto in data 23 luglio 2002 dal Presidente pro-tempore della Regione e dal sindaco pro-tempore del comune di Siracusa relativo ai programmi di recupero urbano nelle zone di Mazzarrona e S.Panagia – Palazzo del comune di Siracusa ex art. 11 della legge n. 493/93”, accordo necessario per apportare le opportune “variazioni allo strumento urbanistico del Comune” allora vigente.

Quell’accordo di programma consentiva di dar seguito a due diverse delibere di Giunta regionale (la n. 176 del 27 giugno 2000 (fondi ex Gescal, denominata 1ª tranche) e la 191 del 30 aprile 2001 (fondi ex Gescal denominata 3ª tranche) con le quali, nell’ambito della programmazione di spesa dell’edilizia agevolata, si assegnavano al Comune 516.456,899 euro per la “sistemazione area per servizi urbani P.E.E.P. in contrada S.Panagia – mercato di quartiere” e 748.862,503 per il “progetto di asilo nido in contrada Mazzarrona lato nord“. Nella seconda delibera, nella cosiddetta graduatoria di riserva, veniva anche inserito il finanziamento del progetto per la “realizzazione di un Parco Robinson” in contrada Mazzarrona per l’importo di 583.596,295 euro.

Opere realizzate da tempo e d’altra parte l’art.3 del decreto avverte che: “Il presente decreto comporta la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza delle opere, che dovranno avere inizio entro 13 mesi dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana del presente provvedimento. Tale dichiarazione cessa di avere efficacia se le opere non avranno avuto inizio entro 2 anni.

Perché allora nella determina relativa agli interventi in via Matteo Beneventano del Bosco si fa riferimento al decreto del 2003? – “Vista la richiesta trasmessa dalla società Lidl Italia srl, tramite il portale di Infocamere “impresainungiorno” in data 05/11/2021 prot. 22184, per “la realizzazione di una media struttura di vendita “Supermercato Lidl” e una sezione di scuola elementare, come prevista nella proposta Capodicasa del PRU di contrada Mazzarona e Palazzo, approvato con Decreto Presidenziale 29 Luglio 2003, pub. sulla GURS del 29/07/2003” – questo si legge.

Qual è il collegamento? Sembrerebbe che sia proprio questo decreto a legittimare l’iter istruttorio procedimentale – le conferenze di servizi tra aprile e giugno dell’altr’anno – al termine del quale è stata favorevolmente accolta la richiesta della Lidl: la costruzione di una ‘scuola’ (una sola sezione di elementare, 5 aule!) per poter aprire ancora un altro punto vendita in città.

Ma cosa prevede in realtà un “Piano di Recupero Urbanistico”?

Ce lo facciamo dire da una recente sentenza (la 8141/2023) del Consiglio di Stato: “I piani di recupero urbanistico sono strumenti pianificatori attuativi che assolvono ad una funzione “riparatoria” del tessuto urbano, fronteggiando una situazione creatasi in via di fatto e tenendo conto, oltre alla esigenza di recupero dei nuclei abusivi, anche delle generali esigenze di pianificazione del territorio comunale. In particolare, i piani di recupero costituiscono lo strumento (urbanistico attuativo, ndr) individuato dal legislatore per attuare il riequilibrio urbanistico di aree degradate o colpite da più o meno estesi fenomeni di edilizia “spontanea” e incontrollata, legittimati, appunto, ex post. Essi, cioè, hanno sì l’obiettivo di “recupero fisico” degli edifici, ma collocandolo in operazioni di più ampio respiro su scala urbanistica, in quanto mirate alla rivitalizzazione di un particolare comprensorio urbano”.

Noi non sappiamo se costruire un supermercato abbia ‘funzione riparatoria’ né forse se ne sentiva la necessità dal momento che la zona non è priva di tali strutture di vendita; e se quindi si debba ricorrere a una ‘dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità e urgenza delle opere’. Ma certo non sono scelte che vanno nella direzione di quella riduzione del consumo di suolo, di contenimento della cementificazione che è ormai considerato un obiettivo fondamentale dello sviluppo sostenibile.

E ancora più dubbi nutriamo guardando al citato Decreto Presidenziale del 29 Luglio 2003 laddove all’art.11 – Programmi di recupero urbano – leggiamo che “I fondi di cui alla legge 14 febbraio 1963, n. 60, e successive modificazioni, nella misura fissata dai programmi regionali, sono destinati alla realizzazione di interventi al servizio prevalente del patrimonio di edilizia residenziale pubblica” e che le opere devono essere “finalizzate alla realizzazione, alla manutenzione e all’ammodernamento delle urbanizzazioni primarie, con particolare attenzione ai problemi di accessibilità degli impianti e dei servizi a rete, e delle urbanizzazioni secondarie, alla edificazione di completamento e di integrazione dei complessi urbanistici esistenti, nonché all’inserimento di elementi di arredo urbano, alla manutenzione ordinaria e straordinaria, al restauro e al risanamento conservativo e alla ristrutturazione edilizia degli edifici”.

Premesso che l’articolo 116 bis del nostro prgAree sottoposte al Programma di Recupero Urbano – prescrive che “Le aree sottoposte ai Programmi di Recupero Urbano, approvati con Decreto Presidenziale 124/S del 29 luglio 2003 devono attuarsi in conformità alle prescrizioni ivi contenute”, le domande da porsi sono:

– i vent’anni di distanza dal decreto del 2003 consentono che al posto di un “mercato di quartiere” (opera di urbanizzazione secondaria) si realizzi la “media struttura di vendita” della Lidl?

– Sono forse la stessa cosa e svolgono la medesima funzione sociale nell’ottica della riqualificazione della zona?

È stata una ‘trattativa’ utile per la città e conveniente a livello economico, pur considerando la penuria delle risorse comunali, lo scambio scuola – una sola sezione di elementare! – supermercato?

– Si sarebbe potuto per lo meno ottenere di più e altro?

– Si è guardato con lungimiranza all’inevitabile aumento del carico urbanistico e del traffico nella zona? Si sta rispettando la normativa relativa tanto alle attività commerciali quanto al verde pubblico?

Forse è già tardi per fermare la macchina in corsa, ma il Consiglio Comunale potrà sicuramente chiedere di riflettere sul progetto ed eventualmente modificare, se opportuno, qualcosa. D’altra parte le varianti saranno inevitabili non solo per la presenza delle latomie che dovranno, per quanto possibile, rimanere a vista come memoria di un elemento archeologico che caratterizzava, anticamente, gran parte dell’altopiano cinto dalle mura dionigiane, ma anche per ciò che potrebbe ancora emergere se è vero che nella parte più bassa, al limite della strada, ci si potrebbe imbattere anche in una deviazione dell’acquedotto greco delle Latomie dei Cappuccini come ipotizzato dall’ingegnere Nino Di Guardo.

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