Ha destato molto stupore il 104esimo posto (su 107) di Siracusa nella classifica del Sole 24Ore. In città se ne parla molto e l’espressione più ricorrente è: “Che figura!”. Nel mirino di alcuni commenti c’è l’amministrazione comunale di Siracusa, forse perché non è stato percepito con chiarezza che la graduatoria non si riferisce ai Comuni capoluoghi, ma alle province. Personalmente non condivido la polemica sommaria che ne è nata perché la ritengo priva di approfondimento e di comparazione. Inoltre è poco credibile l’opposizione del giorno dopo.
Le responsabilità dell’amministrazione comunale, come dirò più avanti, sono innegabili, ma non sono le sole se si tiene conto che i criteri fondamentali sulla base dei quali è stata stilata la graduatoria della qualità della vita, che ha visto la provincia di Udine al primo posto, sono i seguenti: ricchezza e consumi; affari e lavori; ambiente e servizi; demografia, società e salute; giustizia e sicurezza; cultura e tempo libero.
La competenza (e la responsabilità) diretta dei Comuni riguarda ambiente (in parte) e servizi, cultura e tempo libero e il welfare. Su altre materie si potrebbe configurare una competenza indiretta, di impulso politico (ad esempio sanità e ospedali) su altri ancora i Comuni non hanno alcuna competenza (ricchezza e consumi, affari e lavoro, giustizia e sicurezza).
Inoltre non dobbiamo dimenticare che la Provincia regionale, che aveva significative competenze in materia ambientale e di sviluppo economico, è un ente “morto” e che la Camera di Commercio siracusana è stata svuotata di ogni potere. Si tratta di due tessere importanti del sistema sinergico che è quello che muove lo sviluppo.
Cominciamo dalle materie in cui i Comuni non hanno competenza diretta. “Ad Udine, dice la responsabile del Centro studi della Camera di Commercio, abbiamo un tribunale efficiente. La durata media dei processi civili è di 137 giorni. Inoltre il nostro mercato del lavoro ha tassi di occupazione giovanile e femminile più alti della media nazionale e c’è una buona presenza femminile nei posti di responsabilità”. Per queste materie ce la possiamo prendere con Francesco Italia e gli altri sindaci e mettere fra parentesi la responsabilità di altre istituzioni?
“A Udine, dice ancora l’esperta della Camera di commercio, c’è un grande ospedale e un’ottima Università”. Sugli ospedali, i rilievi vanno fatti alla Regione Siciliana, a chi dirige la sanità e alla nostra deputazione regionale che parla (e straparla) ma non conclude granché, fermo restando che i sindaci sul piano dell’iniziativa politica e della mobilitazione possono fare molto.
Sull’università invece il Comune di Siracusa non ha un progetto serio ed è surreale parlare di “eccellenze”. Tanto per fare un paragone, a Udine ci sono 15 mila studenti universitari e sono stati predisposti progetti concreti per rifunzionalizzare spazi per lo studentato. Prima degli studenti universitari, in giro per il centro di Udine si vedono militari. Il modello di città è radicalmente cambiato. Quanti studenti universitari ci sono a Siracusa nel corso di laurea in Beni culturali?
E veniamo alle responsabilità dei Comuni siracusani in materia di welfare. Nella città di Udine il tasso di copertura dei servizi alla popolazione da zero a due anni è del 52 per cento e altrettanto avanzati sono i servizi per gli anziani. Nella nostra provincia qual è l’offerta di servizi per queste fasce di popolazione?
Quanto all’offerta culturale, paghiamo i sessant’anni impiegati per riaprire il Teatro comunale (nella città di Udine ci sono due teatri molto frequentati). Di contro però andrebbero tenute in maggiore considerazione da chi fa le graduatorie le Rappresentazioni classiche, uniche nel loro genere in Italia, e il nostro straordinario patrimonio monumentale, che alimenta forti flussi turistici.
Sulla vocazione sportiva e il numero di impianti, purtroppo registriamo da molti anni un costante declino. Il compianto Concetto Lo Bello aveva realizzato negli anni Sessanta quella bomboniera chiamata Cittadella dello Sport, dopodiché la politica sportiva è stata inconcludente. In questo campo le responsabilità di chi ha governato e governa Siracusa sono innegabili.
Al netto di tutte queste cose, se si vuole trovare il vero “colpevole” del regresso di Siracusa non va cercato nelle pagine del Sole 24Ore, ma nell’eclisse della politica del fare e nell’incapacità delle classi dirigenti di fare sistema. Da qui, credo, dovrebbe partire la riflessione su come invertire la rotta. Alle istituzioni va chiesto un salto di qualità e la creazione di una cultura che sappia avanzare idee, soluzioni, prospettare nuovi orizzonti.

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