Dal confronto tra Ati e Forum provinciale per l’acqua pubblica una riflessione su questioni di principi e di responsabilità

Nell’incontro di ieri a Palazzo Vermexio sulla gestione del servizio idrico il sindaco Francesco Italia, presidente dell’ATI, ha affermato che, rispetto al 2011, anno del referendum sull’acqua bene comune, il contesto sarebbe profondamente cambiato e che, alle attuali condizioni finanziarie e organizzative dei Comuni, la scelta più ponderata e realistica sarebbe senz’altro l’affidamento del servizio a una società pubblico-privata. Coloro che vi si oppongono sarebbero portatori di una visione “ideologica”, seguendo solo la logica o l’etica dei principi e ignorando quella della responsabilità, sempre presente invece nell’azione dei primi cittadini.

Un’interpretazione errata perché in noi cittadini agisce la memoria storica di quanto accaduto con SAI8 e vogliamo semplicemente evitare che si creino situazioni simili. È vero che non si può generalizzare, ma sarebbe da stolti non trarre dal passato alcun insegnamento di prudenza. Applichiamo proprio la logica della responsabilità: sappiamo (per esperienza) che la scelta di includere il privato nella gestione può avere quelle conseguenze sciagurate già provate; prevediamo (sulla base dell’esperienza pregressa) quali possano essere le conseguenze di una nuova privatizzazione e agiamo per prevenirle. Questo è un esempio lampante di applicazione della logica della responsabilità: agisco prevedendo le conseguenze possibili. Responsabilmente!

Dire invece che adesso non sarà come prima e che SAI8 non conta e non va citata come esempio di esperienza subita… è dimostrare pregiudizialmente di voler credere alle fate, cioè a un futuro radioso e limpido di gestione ideale del servizio idrico. Sulla base di cosa? Di un atto di fede di Italia e di suoi colleghi? La parte pubblica questa volta sarà in grado di controllare efficacemente? Come mai non è stato in grado di farlo con SAI8? Fummo i cittadini e fu la Civetta, allora, a segnalare, ripetutamente, con la frequenza di uno stillicidio, che quel gestore non aveva acceso la fideiussione richiesta dal contratto (ma solo una minore, forse solo per confondere le idee ai controllori politici, che non furono in grado di controllare nulla) e che, inoltre, non pagava il canone contrattuale. Quelle due inadempienze avevano valore risolutorio, cioè erano sufficienti a giustificare una revoca della concessione ai sensi del contratto di affidamento. E la gara era stata viziata da illegittimità. Ma la parte politica non seppe procedere e fu solo il coraggioso commissario Buceti a revocare la concessione. Ora perché questa apertura di credito all’azienda che si aggiudicherà l’incarico? E non è detto che se lo aggiudicherà. La gara, infatti, ha visto retrocedere altre ditte che avevano manifestato interesse e rimanere in campo una sola azienda. È legittimo affidare l’affare in presenza di un solo concorrente? Lo vedremo. E non staremo zitti.

Il sindaco Italia afferma che bisogna essere pragmatici e non “ideologici”. Probabilmente intende dire che lui vuol essere realista e che i componenti del Forum siamo degli idealisti. Sì. Siamo degli idealisti; ma vogliamo che i sindaci analizzino la questione idealisticamente e che la risolvano realisticamente; vogliamo che ideali e pratica amministrativa e politica coincidano. Non sarà facile, ma non accettiamo soluzioni pilatesche come quella di chiamare nella gestione il privato e lavarsene le mani. Sappiamo bene che la gestione della cosa pubblica è complessa; ma appunto per questo eleggiamo coloro che ci sembrano essere gli amministratori più affidabili o potenzialmente più capaci. Altrimenti eleggeremmo i peggiori: quelli che vogliono depotenziare ulteriormente la sanità pubblica; che vogliono affossare la scuola e l’università statali, magari per lasciare spazio a soggetti come quel tizio che è proprietario di Unicusano; eleggeremmo chi sostiene che solo il privato può garantire efficienza ed efficacia… o chi sostiene (mentendo) che solo un’azienda privata possa aspirare ad ottenere in prestito dalle banche la somma occorrente per avviare il servizio idrico in provincia.

Invece i cittadini hanno eletto Francesco Italia: non un candidato di Forza Italia o di Fratelli d’Italia o un leghista salviniano. Quelli vogliono le privatizzazioni! Noi no! Non per pregiudizio, ma per senso di responsabilità. Per la logica o per l’etica della responsabilità! Se potessimo scegliere noi, non riaffideremmo a privati i compiti che furono assegnati ad API (Autostrade per l’Italia), poiché sappiamo (per esperienza) che il privato può intascare i pedaggi senza eseguire le opere di controllo e di manutenzione. Anzi, manomette gli esisti dei controlli e lesina gli interventi di manutenzione. Sino alla catastrofe. Ora hanno affidato le autostrade a una finanziaria multinazionale. Peggio che andar di notte a luci spente! Ma la nostra voce a Roma non sarà mai sentita. Qui a Siracusa cercheremo di costringere il potere politico-amministrativo ad ascoltarci. Lo stiamo già facendo. Continueremo a farlo. Anche a costo di essere denigrati e irrisi come idealisti. E per favore, non chiamateci “ideologici”; nessun partito (di destra o di sinistra) ha una sua ideologia di difesa degli interessi pubblici e del patrimonio pubblico. Neanche il PD. Quasi tutti i politici (o gran parte di essi, anche di coloro che non si professano di destra o iperliberisti o berlusconizzati) sono, di fatto, visibilmente contagiati da una visione deviata, secondo la quale una gestione efficace non può che essere privata o assicurata da privati. Ma noi abbiamo eletto quelli che abbiamo ritenuto essere i migliori candidati alla gestione della cosa pubblica. Non pretendiamo certo dal sindaco che sappia fare l’idraulico o gestire in prima persona il servizio idrico; ma solo che affidi tale servizio a una società interamente pubblica (magari ad una Azienda Speciale Consortile). Pretendiamo troppo? Noi vogliamo che nessuno lucri sull’acqua. Facciamo male? Se un servizio idrico pubblico avrà costi in equilibrio rispetto alle spese, bene! Se avrà un attivo, tale maggior incasso si tradurrà in interventi migliorativi, in potenziamento dei servizi pubblici, in beneficio per tutti. Se avrà costi superiori agli incassi, ne chiederemo conto e ragione agli amministratori e intanto pagheremo di tasca nostra (nelle bollette) i maggiori costi dovuti a una gestione improvvida o sconsiderata. Ma il sindaco non potrà fare spallucce e il privato non si sarà ingrassato. Invece vogliono affidare il servizio per 30 anni. Per 30 lunghi anni. Irresponsabili! Il manager di un’azienda pubblica è facilmente licenziabile e sostituibile in caso di insuccesso; il socio privato che abbia ottenuto un incarico trentennale è quasi inamovibile.

Solo il privato, sostengono, può attingere a quei finanziamenti bancari che il pubblico non può sperare di avere. Tanto è screditato il pubblico? E non può il pubblico ottenere finanziamenti, a tasso agevolato, da Banca Depositi e Prestiti? E non può chiedere il pubblico anticipi sulle future bollette ai cittadini più volenterosi? Perché prostrarsi nel rito della proscinesi di fronte al privato? Perché divinizzare il privato? Questo non si addice a chi non sia contagiato da una visione ideologica iperliberista e privatistica.

Ora gli amministratori temono che, se la gara non andrà in porto, potrebbe subentrare Invitalia. Forse potrebbe accadere ma, se avessero mantenuto la loro scelta iniziale ed avessero puntato su una Azienda Speciale Consortile, proprio da Invitalia avrebbero potuto ottenere cospicui aiuti in quanto quell’agenzia “rafforza la capacità amministrativa della PA anche attraverso l’innovazione tecnologica e di processo e l’interoperabilità tra le banche dati pubbliche, nazionali e comunitarie, e propone piani e azioni di sistema per la semplificazione del quadro normativo, dei processi e delle procedure di gestione delle agevolazioni”. Sempre da Invitalia avrebbero potuto ricevere aiuti volti a “monitorare l’avanzamento procedurale, fisico e finanziario degli interventi programmati; migliorare l’efficienza ed efficacia della spesa; sostenere i territori nell’utilizzo delle risorse pubbliche”. Tutti compiti istituzionali di quell’Agenzia. Nel segno del rispetto delle scelte programmatiche effettuate. Ma ora che la frittata è fatta (ora che hanno programmato una società mista ed optato per una gara di affidamento al socio privato) se tale gara, come pare possibile, dovesse fallire, temono che l’iniziativa potrebbe passare ad Invitalia, e che da quest’ultima potrebbe venir fuori un socio privato che non sarebbe probabilmente quello selezionabile con la gara già avviata. Sbagliamo? O è questo il motivo per cui l’intervento di Invitalia oggi è visto con terrore. Peccato. Se avessero mantenuto l’opzione per una gestione interamente pubblica ora Invitalia potrebbe apparire loro come una risorsa e una fonte di aiuto.

In conclusione, oggi per Italia e Giansiracusa, Invitalia è uno spauracchio; il privato è un toccasana; la situazione (anzi, il contesto) attuale avrebbe giustificato una scelta diversa da quella per cui i sindaci si sono battuti (coraggiosamente!) nel 2011. E noi del Forum saremmo persone abbagliate da una visione “ideologica”! A noi sembrano loro, in qualche misura, abbagliati o contaminati da una visione iperliberista; cioè da quella stessa visione che predica il disinteresse del pubblico da ogni impegno economico e gestionale; lo spianamento della strada all’imprenditoria privata in ogni settore (anche quello della gestione dei servizi essenziali: idrico, sanitario, ecc.); la riduzione delle entrate fiscali; la generosità nelle pratiche dei condoni per i furbi evasori; il conseguente prosciugamento delle risorse pubbliche; la riduzione al lumicino delle attività economiche del pubblico…  E poi la politica viene a blaterare di volersi ispirare alla lezione di Mattei. O tempora!

Se i sindaci ci vengono a confessare che si trovano in difficoltà per il dilagare di un andazzo che penalizza il pubblico e favorisce il privato (l’imprenditoria e la “prenditoria” privata) è un conto; e potremo comprenderli. Se invece ci vengono a dire che tutto questo è bello, è voglia di efficienza, è sintonia coi tempi o accodamento al contesto, è realismo, è ispirarsi all’etica della responsabilità … allora è lecito imbestialirsi.

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