Vogliono ricacciarci indietro di 54 anni

È stata una grande manifestazione quella del 20 novembre. Non possiamo essere trionfalistici perché mancava la Cisl, una grande componente sindacale, attualmente a mio giudizio con una dirigenza nazionale non all’altezza dei suoi compiti. Nonostante ciò la Cgil e la Uil sono riuscite a coinvolgere migliaia di lavoratori e anche di studenti. C’era tanta gente come non si vedeva dagli anni caldi del ‘60/’70. Allora gli occupati erano parecchi di più rispetto ai pensionati. C’erano i duri metalmeccanici e edili in maggioranza provenienti dal sito industriale sempre in lotta, costretti a ergersi sulle barricate davanti all’arroganza dei loro piccoli imprenditori a cui non mancava il coraggio di far trovare una mattina davanti al portone d’entrata dei posti di lavoro un foglio con su scritto all’improvviso i nomi dei licenziati. Si presentavano anche tanti di quelli che lavoravano sicuri nelle fabbriche petrolchimiche. Poi c’era il grande comparto del settore agricolo. Erano in grande maggioranza giovani e partecipavano anche studenti che volevano dare voce a grandi ideali che fluivano anche nella periferica e geograficamente lontana provincia di Siracusa.

Eppure non possiamo dimenticare che su questo territorio avvennero aspre battaglie da parte delle classi subalterne come quelle che portarono ai fatti di Avola. È bene rivedere quella storia perché contiene uno stretto collegamento con i fatti che accadono attualmente; riprendono parecchio tutta l’attuale situazione nazionale. Si ricorderà che allora la provincia di Siracusa era divisa in due zone agricole, una denominata A che comprendeva i Comuni della zona nord, quelli più ricchi; l’altra la B includeva i rimanenti Comuni a sud della provincia, i più poveri. Nelle due zone erano applicati diversi trattamenti salariali e di orari lavorativi. Nella zona A l’orario era di 7 ore e 30 minuti, nella B arrivava a 8. Poi, nei salari la differenza era di 3.480 lire al giorno nella zona A rispetto a 3.110 lire della zona B. L’arroganza e il rifiuto degli agrari rimaneva costante e si scontrava nel voler cambiare queste condizioni. Questi non accettavano l’applicazione del contratto nazionale. Così si giunse alla proclamazione di uno sciopero generale di sei ore in tutta la Sicilia e i braccianti di Avola bloccarono la statale e a loro si aggiunsero anche studenti. Arrivò un contingente della celere di Catania il cui comandante con indosso la sciarpa tricolore ordinò la carica. Fu un inferno che durò per mezz’ora (troveranno oltre 2 kg di bossoli a terra). Alla fine vi saranno due braccianti a terra morti (Giuseppe Scibilia e Angelo Sigona) oltre a 10 feriti gravemente. Di fronte a questo eccidio si genereranno proteste e scioperi in tutta la nazione che porteranno anche a chiedere di disarmare la polizia durante i conflitti di lavoro. Si scrisse che Avola rimase un oltraggio alla miseria, perché quei lavoratori chiedevano condizioni economiche minime.

Oggi quel contesto storico di 54 anni fa si ripropone facendoci ricordare problemi che non pensavamo sarebbero ritornati e tutti insieme. Difatti, anche oggi si sono ricreate le gabbie salariali in Italia, attualmente nei fatti, ma che la lega vuole legalizzare. C’era un salario da fame e i braccianti richiedevano uno minimo salariale, ma gli agrari non rispettavano neppure il contratto nazionale. Le istituzioni con piena autorità, cioè con striscia tricolore che significava agire in nome della costituzione, si posero contro il diritto di sciopero generale ammazzando dei lavoratori.

Oggi questo governo estraneo alla Costituzione lavora alacremente per l’autonomia differenziata, il possesso di armi alla polizia anche non in servizio, è contro una legge sul salario minimo e vorrebbe trasportare il Paese a livelli di autoritarismo dove i principi costituzionali verrebbero misconosciuti e l’opposizione messa a tacere. È per questo che l’azione sindacale in questa manifestazione regionale del 20 risulta fondamentale, perché è in atto una grande guerra ai poveri, alla classe lavoratrice e a tutti i diritti conquistati dopo anni di lotte e sacrifici. L’istruzione e la sanità diventano di classe specialmente a Siracusa, qui avanza velocemente la povertà e la disoccupazione e dopo lo sfruttamento di un grande e bel territorio formato di spiagge, scogli e giardini esso viene lasciato alla popolazione fortemente inquinato senza nessuna volontà né degli industriali, né dei politici di risanarlo. Arrivati a ciò ci poniamo un grande interrogativo: possono le forze progressiste unirsi insieme a un sindacato anch’esso unitario per programmare e attuare una strategia affinché questo territorio risorga ambientalmente, con un’occupazione al passo dei tempi energeticamente compatibile?

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