Divertirsi appiccando il fuoco. Occorrono altre politiche educative

“Bisogna cercare una sponda nelle scuole. Pensare di avviare una serie di piccoli interventi di animazione edy informazione partendo dalla primaria e finendo alle medie o addirittura alle superiori con la collaborazione del Comune, dei VV.FF. e della Protezione Civile Regionale, per educare le nuove generazioni al rispetto per la natura, e attraverso i più giovani coinvolgere anche gli adulti. Sarebbe veramente una gran bella opportunità di coinvolgimento della cittadinanza”. La considerazione di Carmelo Corso, referente dell’associazione Un’Altra Storia Siracusa, è la diretta conseguenza di un episodio cui ha assistito e che testimonia quanta strada ci sia ancora da fare per raggiungere, tutti insieme, tutta la comunità, quel livello di civiltà ‘accettabile’ che ancora appare lontano a giudicare i comportamenti di molti.

“Ieri sera, nella piazza principale al Villaggio Miano, alcuni ragazzi o ragazzini del luogo, per mero idiota divertimento, hanno cercato d’incendiare una delle palme che delimitano il perimetro della piazza. Pare che non sia la prima volta. Passavo con la moto per rientrare a Grottasanta e ho avvertito l’odore pungente della combustione: una palma fumava alla grande, gli ‘stronzetti’ avevano infilato un mozzicone di sigaretta accesa nel fusto, tra i monconi secchi dei rami mozzati, naturalmente mal potati, che erano già andati in lenta combustione in profondità. Grazie a una signora del pianterreno di un edificio vicino, ho potuto tirare 5-6 secchi d’acqua (la fontanella comunale naturalmente era guasta e vandalizzata), sino a spegnere il focolaio che già aveva ‘mangiato’ una parte larga della superficie esterna sopra la pedana del tronco”.

Un gioco che già conoscevano i bambini delle generazioni anni 50-60, racconta Corso: “Si inseriva una piccola stoppia accesa tra i monconi secchi del fusto della palma e la si spingeva in fondo. Pian piano la combustione lentamente e senza troppe fiamme divorava il fusto dell’albero che si svuotava ed inceneriva sin dall’interno. Solo quando la ‘brace’ arrivava alla chioma della corona si levavano le fiamme con sommo divertimento dei piccoli o grandi piromani idioti. Alcuni ragazzi però lo facevano con le piante secche o con quelle abbattute o già morte e per terra: tanto tanto fumo che pareva nebbia”.

“Il nostro più grande avversario, per non dire ‘nemico’, non è il fuoco, l’incendio o il rogo in quanto tali – conclude Carmelo Corso – ma, a parte il dolo criminale, una mentalità, una cultura dell’appiccare un fuoco per mero divertimento, per incuria, per gioco, tanto per vedere l’effetto che fa. Occorrerebbe, come per altri temi di rilevanza sociale e civile, poter affrontare il tema già nelle scuole per tentare di seminare un po’ di conoscenza, stuzzicare la coscienza, offrire elementi critici di crescita e maturazione sull’argomento … a mio modesto avviso”

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