Il lungo iter di approvazione del Parco archeologico di Siracusa, avviato grazie alla legge Granata e poi realizzato in seguito ai decreti della compianta Maria Rita Sgarlata, è stato a lungo un tema divisivo ed ampiamente dibattuto nella nostra città. Il riconoscimento dell’eccezionalità del valore storico archeologico, riconosciuto anche dall’UNESCO oltre che dalla Regione Siciliana dei monumenti archeologici compresi nel Parco, si deve anche alla tenacia di Dirigenti e funzionari dei Beni Culturali che hanno tenuto la” barra dritta” nonostante minacce, intimidazioni e trasferimenti d’ufficio.
D’altra parte si deve ricordare che il Parco di Siracusa, in particolare dell’area archeologica della Neapolis, è frutto di un’ intesa avvenuta tra il progettista del piano regolatore, Vincenzo Cabianca ed il Soprintendente Luigi Bernabò Brea che, in accordo, promossero la creazione del Parco della Neapolis, nel lontano 1954, i cui lavori vennero finanziati dalla Cassa per Il Mezzogiorno.
Purtroppo la distrazione del governo regionale siciliano ha finora omesso atti dovuti quali appunto la nomina del Comitato tecnico-scientifico, oltre ad aver palesemente ritardato l’approvazione del bilancio del Parco che, ricordiamolo, da appena due anni è diventato autonomo nella gestione finanziaria grazie alla quale potrà programmare finalmente in piena autonomia, lavori di manutenzione, diserbo e pulizia prima possibili soltanto in seguito all’approvazione dei relativi progetti ed al loro relativo finanziamento ovvero sempre in notevole ritardo rispetto alla stagione turistica. Tuttavia i lavori di scerbatura sono sempre stati eseguiti e finanziati dal Polo Museale prima e dal Parco archeologico poi, cioè dalla Regione proprietaria delle aree demaniali pubbliche comprese all’interno della perimetrazione del Parco di Siracusa.
Affermare genericamente che in vent’anni non si è fatto nulla, è sicuramente ingeneroso e ci auguriamo che una nuova sinergia tra la Direzione del Parco e la città che lo ospita, sia nuovamente avviata, senza omettere gli obblighi di rispetto del regolamento vigente del Parco stesso, anche perché l’anomalia procedurale che contraddistingue le scelte di Anfiteatro Sicilia, prevede il parere vincolante del Sindaco e non del Direttore del Parco, al momento delle scelte del calendario degli spettacoli nei Teatri di pietra in Sicilia.
La scala di priorità delle attività che il Parco deve programmare non può limitarsi alla promozione a fini turistici, anzi! Il Comune dovrà collaborare con l’ente parco rispetto al raggiungimento dell’insieme delle finalità previste dal regolamento, ovvero: “ Il Parco archeologico è istituto per la salvaguardia, la gestione, la conservazione e la difesa del patrimonio archeologico e per consentire migliori condizioni di fruibilità a scopi scientifici, sociali, economici e turistici”.
La normativa vigente, ovvero il Codice dei Beni Culturali, prescrive quale priorità la fruizione sociale dei beni archeologici, che non può certo limitarsi alla organizzazione degli eventi e/o spettacoli del Teatro greco, bensì alle attività di visita, ricerca e approfondimento della conoscenza del valore dei nostri monumenti. Presupposto questo palesemente assente tra gli artisti che hanno realizzato i concerti durante la scorsa stagione estiva, incerti sulla presenza di mosaici sottostanti la copertura o disinvolti perché ignoranti nell’invito al ballo sulla copertura dello spazio archeologico più fragile del teatro.
La pedissequa acquiescenza agli interessi economici rappresentati dagli impresari musicali non potrà coincidere con la tutela del Teatro, le cui condizioni di rischio dovrebbero indurre ad escluderlo dall’elenco dei teatri disponibili per eventi diversi, almeno finchè non verrà imposta dagli enti preposti, una valutazione preventiva del rischio archeologico e della coerenza con le finalità del teatro stesso, affidata ad esperti del settore e non ai politici.
Alessandra Trigilia, già Dirigente della Soprintendenza ai Beni Culturale di Siracusa

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