UN RICORDO DELLA PROVINCIA BABBA

“ Tempu persu” disse il maresciallo dei carabinieri di Akradina ai signori Angelo e Tommaso.

Angelo alle 6 di mattina aveva sentito freneticamente tuppuliare, era il collega Tommaso in grande ambascia che non trovando sotto casa la 500 nuova fiammante  chiedeva ad Angelo di aiutarlo nella ricerca  tra mandorli, carrubbi e nelle grotte abitate negli anni ’60 da chi aveva perso la casa durante i bombardamenti del 43. Nella rocciosa Akradina a quel tempo c’erano la mànnara di Bosco Minniti, pecore e capre che pascolavano tra capperi e ciuffi d’erba, una chiesina, la scuola elementare, la caserma dei carabinieri di Viale Zecchino, 4 villette, 3 case popolari in costruzione tra le trazzere utili per il pascolo e per la ricerca della 500. A Tommaso serviva per andare in ufficio ad Ortigia e quando pioveva dava un passaggio all’amico che preferiva la bicicletta: il traffico delle macchine  e dei 2 bus cittadini gli sembrava indiavolato e da sommergibilista si sentiva più sicuro in mare che sulla terraferma.

Il tempo stringeva, da Akradina a Ortigia, pedibus calcantibus, ci sono parecchi chilometri e Angelo quindi propose di sporgere regolare denuncia presso i carabinieri. Ma quella risposta con il successivo carico da 90 li stracangiò: la carta scritta obbligava il maresciallo a fare delle ricerche che comportavano un verbale che lasciava una traccia che era meglio non lasciare. Inoltre tra una carta e l’altra si dava tempo al ladro, se era professionista, di vendere la 500 a pezzi, se era ‘n picciotto ca ci piaceva a machina e che vogliamo rovinarlo? “Ci vuole cuscienza “, aveva chiosato il maresciallo padre di famiglia. Il suo consiglio fu: ”Angelo, fai prima se vai dal tuo vicino di casa; non ti può dire di no, i suoi figli iocunu che tuoi “ e aggiunse davanti alla faccia interrogativa del nunzio designato: “è’ntisu, tantu ‘ntisu!”. Visto che Angelo, afferrato il concetto, da militare della Regia Marina obiettava “ ma se è ragioniere alla Banca…”, il maresciallo annuì: “ Appunto”. Poi spiegò: “ Ormai ‘ntisu  c’è ne è uno in ogni dove e  cumanna “.Di fronte al militare che sbiancava ebbe pietà: avrebbe mandato lui la persona giusta.L’indomani mattina  Tommaso trovò sotto casa la 500 più fiammante di prima.

Il “sugo “ di questo fatto vero?  A partire dagli anni ’60 Siracusa, la “provincia babba “, ha subito una lenta mutazione genetica tanto che gli episodi quotidiani di devianza non mettono in questione  modelli sociali consolidati.

 

(foto copertina tratta dalla pagina fb ERA SIRACUSA/CARLO ARRIBAS)

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