Violenze post partita

“Mamma, non uscire per venire a prendermi. Ha detto il professore che in questo momento non possiamo lasciare la scuola e voi non vi potete avvicinare perché qua fuori stanno sparando i botti. Puoi avvertire le altre mamme?” Manca un quarto d’ora al termine della lezione, la voce vuole essere rassicurante per quanto possa esserla quello di un bambino costretto ad assistere, suo malgrado, a scene di violenza gratuita. Eh sì, perché asserragliati in quella scuola che si vede nei numerosi video che stanno girando in queste ore sui social, oggi pomeriggio c’era anche un gruppetto di ragazzini che stava regolarmente svolgendo la lezione di strumento musicale. Stranita dal tono di voce di mio figlio e confusa perché ancora ignara di quello che stava accadendo, faccio la prima telefonata. Chiusa dentro il supermercato antistante la scuola, mi risponde la mamma del compagnetto. È lei a raccontarmi i momenti di terrore che sta vivendo: ultras armati di bastoni, spranghe e sassi che, avanzando lungo il viale, vandalizzano le automobili e i motori parcheggiati, distruggendo tutto ciò che capita loro a tiro, dai vasi ai mastelli per la raccolta differenziata. Scene da guerriglia urbana. Cose che succedono ogni volta che una squadra, oggi il Siracusa, gioca contro un’altra squadra considerata nemica, in questo caso l’Acireale. Persone terrorizzate asserragliate in ripari di fortuna: la palestra, un negozio, l’androne di un palazzo, sperando di uscirne illese o preoccupate per amici e parenti che in quel momento si trovano nella zona vicina allo Stadio. Tutto questo per un “contatto” fra tifoserie avversarie, o per una rivalsa contro la polizia in assetto antisommossa che ha scortato la squadra avversaria al termine della partita. Così si ipotizza, come se l’evento scatenante possa in qualche modo spiegare quello che è successo. Ma è davvero così importante cercare un motivo? Forse, inconsciamente, per dare un senso a un episodio che senso non ha. Quello che è certo è che oggi il cuore della città è stato ostaggio di un gruppo di violenti facinorosi, e resta purtroppo il timore per i residenti che scene come queste possano ripetersi nel tempo. Senza volersi rassegnare alla violenza, ma non sarebbe giunto il momento di ripensare seriamente ad un’ubicazione più sicura per lo stadio della città? Almeno la soluzione più semplice, in attesa che si riesca a ritrovare la strada della civiltà.

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