“Non ritengo verosimile che il governo decida di operare tagli così drastici ai comuni perché sarebbe illogico, fortemente impopolare e arrecherebbe un grave danno a decine di migliaia di cittadini italiani. Per Siracusa si tratterebbe di rinunciare all’archeoparco, all’immobile destinato alle vittime di violenza, all’efficientamento energetico in tre scuole (Costanzo, Martoglio, Wojtyla) e a un intervento esteso di riqualificazione energetica per diversi alloggi popolari. Una follia anche solo pensare di rinunciare a tutto questo”. Così il sindaco Italia in risposta all’ipotesi di un taglio delle risorse del PNRR che interesserebbe anche il nostro Comune: il 44% di fondi in meno.
Sarebbe in effetti un peccato se non si realizzassero i due importanti interventi di riqualificazione nel quartiere Grottasanta consistenti nella manutenzione straordinaria e l’efficientamento energetico degli immobili di edilizia residenziale pubblica in largo Luciano Russo e in via don Luigi Sturzo, progetti per i quali l’amministrazione, per rispettare le scadenze del bando, ha ricevuto il supporto dell’Ance nella progettazione. ![]()
Una parte della città, come altre, in cui si avverte come una ferita aperta l’assenza delle istituzioni, dove perdere un presidio di legalità, centro di aggregazione sociale e di formazione come la biblioteca, dovrebbe allertare e preoccupare chi amministra. E invece proprio la biblioteca è stata colpevolmente abbandonata alla sua agonia ‘strutturale’ e ai raid delle bande, priva dei servizi igienici per mesi quasi si trattasse di chissà quale intervento complesso da fare, come se ci fossero altre priorità e quell’esigenza si potesse rinviare. Non ci sono i soldi è stato il mantra.
Il naturale, inevitabile esito di tanta disattenzione non poteva che esserne la chiusura. Momentanea? Meglio non commentare.
“Proprio pensando alle sue potenzialità, a come renderla sempre più attiva – ci racconta il geologo Luciano Arena – ho proposto di utilizzarne alcuni locali quale centro di documentazione ambientale per l’uso delle risorse naturali e di aggregazione dei cittadini. Il progetto presentato nell’ambito della Democrazia partecipata è nato proprio dalla lettura di un documento tecnico di analisi urbanistica sulla periferia dal titolo “Diario delle periferie 2019 G124 – Renzo Piano al Senato” Quattro Università e quattro città. Milano, Padova, Roma, Siracusa. Quando l’architetto Renzo Piano avviò quella sperimentazione, il gruppo di lavoro si incontrava proprio qui, in via Barresi: un’esperienza esaltante anche per la capacità di coinvolgere i giovani”.
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Un progetto innovativo quello presentato da Arena – “Il parco tematico sui sistemi di captazione acqua degli Iblei” – perché coniuga, con la riqualificazione e rigenerazione dell’area incolta alle spalle della biblioteca, l’obiettivo, ambizioso, di far conoscere e quindi tornare a riappropriarsi dei più antichi sistemi di accumulazione della risorsa idrica.
“Sulla scorta di alcune ricerche dell’ing. Nino Di Guardo basate sulle conoscenze tradizionali nella lotta alla desertificazione nei territori iblei, mi piace pensare al progetto come a un modello di ‘restauro’ dell’ecosistema ambientale e urbano di una periferia da replicare in diversi luoghi non solo a Siracusa. La Mazzarona si presenta con un paesaggio ad alta naturalità in cui emergono elementi qualificanti quali la roccia affiorante, ricca di vegetazione spontanea, il mare, la vista dell’Etna. Il tessuto urbano è caratterizzato da una sovradimensionata rete viaria e da un insieme di aree residuali intorno agli immobili di edilizia economica popolare, in parte degradata, che possono/devono essere recuperati e valorizzati”.
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Imparare dal passato per progettare il futuro e osservare il paesaggio intorno a noi?
“Fra la natura del territorio interno della provincia di Siracusa e quella della periferia Mazzarrona si individuano alcuni precisi riferimenti idrogeologici sovrapponibili. L’area nei pressi del Comune di Canicattini Bagni offre un esempio ancora bel leggibile e funzionante di captazione e conservazione delle acque meteoriche. Il parco tematico proposto per queste aree si ispira proprio alle opere in pietra a secco che nobilitano il paesaggio ibleo e lo strutturano per captare la risorsa acqua atmosferica, conservarla integra per gli usi più nobili senza essere sprecata. Le varie funzioni assolte da queste opere sono di drenaggio, condensazione, raccolta, fertilizzazione; un sistema polifunzionale, quindi”.
Il progetto prevede la realizzazione di 5 aree attrezzate poste in serie, ognuna delle quali evidenzia una specifica funzione: il muro a secco con canaletta al piede che fa confluire l’acqua in una cisterna, superfici e allineamenti di pietre, sbarramenti di pietre e specchie per la raccolta dell’acqua piovana e della condensa, condensatore di umidità, giardini protetti (pantesco*).
Ogni opera viene realizzata sulla roccia messa a nudo e confinata dai muri a secco mentre la piantumazione degli alberi e degli arbusti sarà realizzata al contorno delle aree tematiche.
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“L’obiettivo è di creare un museo all’aperto tramite le cinque aree tematiche realizzate che dimostrino con il loro funzionamento alle giovani generazioni la cultura dell’acqua e della sua sapiente gestione operata dai nostri antenati. I giovani toccheranno con mano i vari fenomeni naturali che sono stati evidenziati con la realizzazione delle opere. Attraverso incontri appositi, con tavole rotonde e conferenze possibilmente presso la biblioteca, i cittadini potrebbero seguire passo dopo passo la realizzazione del progetto cogliendo il vero significato della democrazia partecipata”.
Sul giardino pantesco: https://www.parconazionalepantelleria.it/pagina.php?id=17

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