SULL’AVENTINO DELL’ARTERIOSCLEROSI. DOVE VA LA NAVE SIRACUSA?

Chissà quanto è profonda la melma dove la mia città sta sprofondando? Come la storia ci insegna, nulla è per sempre e al peggio non c’è fine. Certo non fu facile per un’intera città digerire il fatto di scendere dal palcoscenico mondiale e diventare piccola e povera. Così già accadde a Siracusa nell’antichità.

Ricordiamoci, per tirarci un po’su, i mille anni più belli di Siracusa!

A molti siracusani farà piacere ed emozione verificare che, nei sette secoli prima di Cristo, Siracusa raggiunse i vertici per popolazione del mondo conosciuto e si mantenne, per circa mille anni, nelle prime posizioni per poi, lentamente e inesorabilmente, ridimensionarsi e scomparire dalle prime undici città più popolose del pianeta, attorno al 120 dopo Cristo, mentre saliva l’astro di Roma.

Siracusa, quando nacque Cristo, pur declinando dal massimo numero di abitanti raggiunto, conservava ancora circa 65.000 abitanti (per quelle epoche erano tantissimi) ed era fra le prime dieci città europee.

In questo preciso momento storico la città, dopo la parentesi dello sviluppo industriale che portò temporaneamente benessere e ricchezza, lasciandoci in eredità uno dei siti industriali con maggiore consumo di suolo e risorse naturali, come l’acqua dolce, per esempio, comincia a perdere abitanti.

Non parliamo per decenza di quanto altro abbia già perduto nel campo della cultura e del decoro.

Non possiamo prevedere il futuro e comprendere se questo declino demografico sia l’inizio di una importante discesa ulteriore. I carburanti fossili hanno gli anni contati e se non ci rassegniamo a fare le bonifiche e il riciclo dei materiali industriali inquinanti, non si vede un futuro roseo.

La prospettiva economica e lavorativa più imminente è quella di lavorare con i rottami, residui di settanta anni di sviluppo industriale. Qualcosa di più di una città di sfasciacarrozze, ammesso e concesso che sapessimo approfittarne. Oggi i metalli valgono moltissimo.

Ci tiene allegri e ottimisti (??) la svolta organizzata da una forza occulta, ma piena di vita e iniziative, che sta prendendo in mano l’economia della città. Essa sembra riconoscersi nel sindaco redivivo Francesco Italia. Così favoleggiano tra loro i guidatori degli strani mezzi di trasporto, diventati padroni della città.

Oggi, nella bolgia della volgarità ortigiana, pullulavano le apecar o apecalessi, le motocarrozzette in fila con musiche ad alto volume fra inni sguaiati, “arriminamento” d’inguine, lazzi di approvazione per lo scosciamento selvaggio delle turiste. Malgrado dotati di ceffi inequivocabilmente lombrosiani, sembra, anche, diventato abituale l’importunare queste ultime per offrire tutto e di più, chiaramente solo cose illegali. Facevano a gara con i tour boat che arringavano i turisti per far abbassare la testa mentre in velocità si passa sotto i bassissimi archi del ponte umbertino. Prima o poi, dopo applausi e cori pecorecci, ci scapperà qualche morto, considerando le tettoie mobili delle imbarcazioni con scheletro in barre d’acciaio adagiate sulle teste dei turisti, indispensabili per non arrostirli al sole. Sono tutti mezzi omologati per trasportare persone? Quanta stupida volgarità nell’incrociarsi con altri battelli concorrenti al “fosso”, decidendo rumorosamente chi debba passare per primo con manovre azzardate. Sono in troppi!

Ammesso si incassi 20 euro pro capite ogni ora, deve essere un business eccezionale.

Ormai si perde il numero dei luoghi occupati dai casotti pubblicitari dei tour boat improvvisati e degli approdi utilizzati. Si sbarcano e imbarcano in allegria, sulle note di una musica ignobile, tantissime persone su approdi diroccati e scivolosi. Nel giro di duecento metri chiunque somigli ad un turista viene importunato almeno quattro volte con offerte di servizi di ogni tipo, dalla ristorazione, anche con prosecco a bordo, alle guide turistiche in apecar.

Ci resta il dubbio sul tipo di turista che circola per la città. Se ha una cultura e qualche regola di vita, da noi può venire solo una volta e poi mai più. Sorprende, a volte, la qualità degli scafi, sicuramente costosi e la grossa cilindrata dei motori marini. Tutto in regola? Chi finanzia?

La puzza di bruciato è fortissima. Di questo passo perderemo gli ultimi residui di prestigio, se mai le nostre pietre lo abbiano mai avuto. Spicca, in ogni caso, l’assenza di cultura e di educazione di chi ha trovato una nuova forma di estorsione ai turisti.

Sindaco, consiglio e forze dell’ordine? Muti!

Oggi persino un mezzo furgonato della Guardia di Finanza non si è avveduto di due Apecar sul marciapiede in piazza Pancali. A questo proposito mi piacerebbe che questa foltissima accozzaglia di imprenditori del turismo siracusano fosse nel mirino della Guardia di Finanza e pagasse una minima contribuzione alle casse statali e comunali. Se la matematica ancora ha senso, si parla di centinaia di migliaia di euro di giro economico. Ci piacerebbe guadagnarci non dico un asfalto completo per le nostre strade ma, almeno, tappare qualche voragine stradale che possa evitare tanti incidenti.

Vigili urbani, mai pervenuti. Più che consistente ci sembra l’ipotesi che si siano estinti. Sarò andato, in un anno, cinque volte in Ortigia e, fra un conato e l’altro, non ho avuto mai la consolazione di avvistarne uno.

Urla nella mente una turba di cattivi pensieri.

Voto di scambio? Nuove attività del più grande imprenditore siciliano? Deregulation congegnata con la finissima politica regionale, ben imparentata con i poteri occulti (occulti solo per i gonzi), del tutto esente da ogni forma di moralità e cultura. Certo è che i voti fanno comodo e i pacchi di pasta e i buoni benzina non tirano bene come prima. La forza del voto di opinione è deceduta da tempo.

Le forze sane della politica e delle istituzioni sono sorde e cieche? Non si sa, diremmo anche per loro: non pervenute!

(foto di repertorio)

 

 

 

 

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