Una spiacevole esperienza al concerto degli Articolo 31 a Catania

Lo sfogo di una lettrice, reduce da una spiacevole esperienza al concerto degli Articolo 31 a Catania

Ernestina Campo e Francesco Boccadifuoco hanno mandato in redazione la lunga mail di protesta inviata agli organizzatori del concerto degli Articolo 31 a villa Bellini (Catania) chiedendo che si racconti la spiacevole situazione da loro vissuta il primo settembre scorso.

Ernestina, grazie a un pass che le era stato regalato, ritirato direttamente alla cassa, insieme ai suoi amici tra cui Francesco, in sedia a rotelle perché disabile, aperti i cancelli, si accinge a raggiungere i posti (pagati) assegnati sotto il palco. Mentre chiede informazioni a un ragazzo addetto alla sicurezza “non sapendo come funziona la gestione dei pass”, viene avvicinata da una persona di mezza età che “in maniera agitata e ineducata, dicendo di essere l’organizzatore dell’evento” le chiede conto e ragione del pass. La discussione è animata, i modi del tipo aggressivi, dice Ernestina: “Mi ha detto che con quel pass non potevo entrare al ‘vip’ perché senza bracciale!!! Al vip?!? Ma chi ha parlato di vip?? Io ho detto PIT, nemmeno sapevo l’esistenza del vip e del bracciale. Magari un controllo all’udito sarebbe meglio farlo fare al tipo, oltre che un controllo alle arterie… comunque io volevo solo capire quando e dove dovevo dirigermi per entrare al backstage”.

Ernestina taglia corto, raggiunge i suoi amici – “ma nel frattempo decine di persone mi avevano scavalcata facendomi perdere il posto” – viene a sapere da Francesco di essere stato costretto con la sua accompagnatrice a percorrere tutta la Villa su strada dissestata perché “non era stata nemmeno prevista una pedana su cui farli passare, ma soprattutto non era stata prevista una postazione destinata a loro! Avrebbero dovuto assistere al concerto dietro la transenna che divide il Pit dal palco, proprio davanti alla cassa per spaccarsi le orecchie… così lui ed altri disabili, tra cui un bambino accompagnato dal padre, decidono di prendersi la responsabilità di seguire il concerto sul prato insieme a noi”.

A questo punto ritorna sulla scena quello che ormai tutti chiamano lo sceriffo che – racconta sempre Ernestina – con gli stessi modi ‘dittatoriali’, cerca di costringere i due disabili a tornare dietro la transenna sotto il diffusore acustico, infastidito oltre misura dai tentativi di Ernestina di spiegare la situazione e tenergli testa.

“La discussione è ripresa quando ho cercato di raggiungere gli altri amici al backstage. Anche in questo caso sono stata affrontata da questo individuo che mi ha umiliato davanti a tutti cercando di far passare me per la maleducata che non sa stare alle regole. L’intervento di un altro ragazzo della sicurezza non è servito a farlo smettere di inveire. Non ce l’ho fatta più: con gli occhi gonfi di lacrime di rabbia e la testa che mi scoppiava me ne sono andata senza usufruire di nessun pass!!! Nel frattempo i miei amici disabili venivano rispediti sotto il palco, accanto alla cassa e con i tralicci davanti alla faccia, ad ascoltare un concerto assordante senza vedere nemmeno chi ci fosse sopra il palco!!! Morale della favola, ho girato tantissime città, visto mille concerti, mai trovato una simile situazione di degrado, di disorganizzazione e soprattutto trattati a pesci in faccia dopo aver sborsato soldi. Si devono fare serie selezioni quando si deve assegnare un posto di lavoro come quello, a contatto con migliaia di persone di qualsiasi età!!! Capisco possa essere stressante, ma proprio a questo servono le selezioni, per capire chi può essere in grado di svolgerlo in modo esemplare! Tu non puoi permetterti di parlare così con nessuno, nemmeno con i ragazzini, figuriamoci con persone sui 40 anni!!! Cambiate Agenzia di Sicurezza!!!”

Questo quanto accaduto a Ernestina e Francesco ma probabilmente sarà capitato anche ad altri, questo o qualcosa di simile, segno di rapporti interpersonali sempre più difficili perché non basati sul normale rispetto e più censurabili se anche in queste forme si registra la prevaricazione sui più deboli e inermi e se qualcuno non ha saputo vigilare e scegliere i propri collaboratori.

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