Lithos stranizza

Nell’ambito del festival ferlese “Lithos”, la cui anima è quella di Carlo Muratori e che quest’anno ha come linea guida la “stranizza” (da quella di Pirandello ripreso da Ficarra e Picone a quella di Rosa Balistreri, a tante altre stranizze che ci rimandano a quella d’amuri del mai troppo ricordato e rimpianto Franco Battiato, a quella dei ragazzi omosessuali di Giarre la cui storia tragica è stata raccontata da Beppe Fiorello, che l’ha voluta inscenare proprio a Ferla…), chi scrive ha il piacere e l’onore di relazionare su una “fimmina”, una “mavàra”, una “strèusa” – come quelle dei suoi libri – che non avrebbe certo bisogno di presentazioni: il suo lavoro di storica, critica letteraria, narratrice, conferenziera, promotrice di cultura e diremmo attivista è noto in tutta la Sicilia e anche oltre – pensiamo al progetto “La Sicilia delle donne”, allargato poi alla Calabria ed esteso a tutta l’Italia in nome del riconoscimento del genius femminile.

Il suo ultimo libro, per i tipi della curatissima Iacobelli Editore, porta il titolo di “Strèuse – Strane e straniere in Sicilia”.

Partiamo dalla parola “strèuso”, che probabilmente deriva da extra usum, fuori dall’usuale, dal consueto, dal comune, apparentato con “estraneo” e “straniero” oltre che con “strano” e “stravagante”, qualità che si attagliano tutte alle donne qui “catalogate” da Marinella Fiume: straniere, naturalizzate, donne particolari, emarginate o bollate come diverse, fuori norma.

Per assonanza, “strèuso” richiama “stràniu”, “strèusu”, “stràcculusu”, “strurùsu”, tutti aggettivi che hanno in comune la percezione di un extra, di un qualcosa che è al di fuori ma che anche deborda, come un eccesso di energie, di sentimenti e pensieri.

Verrebbe da pensare però che queste parole non abbiano avuto la fortuna dell’equivalente greco ξένος, «straniero, ospite», divenuto un prefisso ma anche un nome proprio, anche letterario (pensiamo a Zeno Cosini, anche lui a ben vedere uno strèuso più che un inetto).

Ma chi sono le strèuse di Marinella Fiume?

Nella sua bibliografia ne troviamo tantissime, dalle 333 ritratte nel dizionario Siciliane (Emanuele Romeo editore), a Celeste Aida, vittima di un destino atroce e strèuso, alla poetessa e patriota netina Mariannina Coffa protagonista di Sibilla arcana e di tanti altri studi, alle figure femminili degli altri libri della studiosa.

In Strèuse troviamo le sirene, mito persistente e letterario in sommo grado, donne come Alessandra Wolff, moglie di Tomasi di Lampedusa, psicanalista, a Christiane Reimann, danese trapiantata a Siracusa come le piante del suo splendido giardino, con la sua villa che ancora attende una piena valorizzazione come negli intenti di questa infermiera pacifista e femminista che la donò alla città perché ne facesse un centro d’irradiazione culturale, Cornelia Knight, scrittrice e poetessa, artiste come Otamà Kiyohara, Frances Elliot, viaggiatrice e diarista, Luisa Caico Hamilton, “donna strana”, o le celeberrime sorelle Brontë, il cui padre volle portare la Sicilia nel nome.

E ancora Macauda di Scaletta, capace, ambiziosa, diplomatica, audace, una vera e propria regina protagonista del Vespro siciliano e di tante vicende storiche tra Due e Trecento, le mammadrau e/o matriarche (pensiamo, ai giorni nostri, alla polemica su Sciascia e il ruolo delle donne nella persistenza dei comportamenti mafiosi) che si richiamano all’antica dea, alla dea madre Vita-Morte-Vita in tutte le sue declinazioni – Iside, Astarte, Demetra e Kore fino all’unicum della Vergine Maria:  viene davvero voglia di (ri)leggere opere come Donne che corrono coi lupi di Clarissa Pinkola Estés o i gli studi di Marija Gimbutes –, Thea, la nostra progenitrice, Sant’Agata la bella, Suor Cassandra-Deodata (quanti addentellati con le figure e il concetto di femminino sacro, con la “lunarità” dei cicli vitali…), Lucia Migliaccio e i suoi “ucchiuzzi nìuri” cantati da Giovanni Meli, Cathalina e le “donne di fora”, tra fattuccherìe e Inquisizione…

Un capitolo a sé meritano le donne del Risorgimento, molte delle quali sepolte nell’oblio: madri della Patria (o Matria, come suggeriva Michela Murgia?) ricondotte nei ranghi dopo aver contribuito all’indipendenza e all’Unità d’Italia; tra Risorgimento d’azione e Risorgimento “invisibile” si giocano le vite di popolane e nobili, artiste e cospiratrici, combattenti e pensatrici.

E poi donne come Elena Thovez, tra massoneria e spiritismo, Sicilia e aria internazionale, viaggiatrici come Daphne Phelps, Nella Mirabile Mancusio o Jeanette Villepreux Power – anche notevole scienziata – o Lady Florence Trevelyan, scrittrici come Goliarda Sapienza di cui ci apprestiamo a celebrare il primo centenario, Bianca Garufi, molto più che la Leucò di Pavese, Elsa Morante con la storia misteriosa delle sue origini belicine, Annie Messina, poetesse come Teresa Iacono Roccadario, “emula” vittoriese della Coffa, attrici come Greta Garbo e Tina di Lorenzo, figure come quella di Alessandra di Rudinì, nobildonna, amante di d’Annunzio, poi suora e mistica in odore di beatificazione – esempio di come molte di queste donne attraversino tutto l’arco dei femminini possibili –, Mabel Hill e i suoi merletti, il soprano Amelia Pinto e il suo epistolario, Clelia Adele Gloria e la sua aeropittura, Caterina Sciuti e il suo papà forse troppo ingombrante, Elsa Emmy (uno dei quadri di questa donna particolarissima, “strèusa” appunto, la cui vita si è snodata e si snoda tra arte e misticismo, volontariato e mondanità, cultura e spiritualità non convenzionale, è in copertina), Livia De Stefani e i suoi anellini palermitani, fra Premio Strega e malsanìa – una stranizza anch’essa, a ben considerare, un’affezione della sicilianitas –, Anna Ruggieri, avvocata e attivista – interessante il suo recupero di figure misconosciute, tra memoria e rendimento di giustizia, uxoricidi/ femminicidi e diritto di famiglia –, Nerina Chiarenza e i suoi carretti, Chiara Vigo regina del bisso, la seta del mare…

Che tipo di scrittura ha scelto Marinella Fiume per raccontare queste donne (32 + 1, lei stessa, quindi 33, numero simbolico come il 333 del dizionario Siciliane)? I capitoli del libro sono medaglioni, camei dallo stile misto, tra il narrativo e l’epistolare, il saggistico e diremmo quasi il cuntu, e in ognuno di essi l’autrice si preoccupa di ricostruire il contesto storico, sociale, artistico per inquadrare meglio la figura analizzata.

La lettura quindi risulta agevole e di estrema piacevolezza: l’autrice non sacrifica l’accurata documentazione e lo studio sottesi al suo lavoro, ma si pone come “raccontatrice”, divulgatrice nel senso alto del termine, nel solco della trasmissione del sapere e dei saperi e del tentativo di rendere consapevoli donne e uomini attuali dell’eredità materiale e immateriale ricevuta, del patrimonio spirituale culturale di chi ci ha preceduto, specie se sepolto in un oblio più o meno voluto.

Appuntamento dunque alle 19.30 di sabato 2 settembre a Ferla, alla Villetta Calvario, per conoscere Marinella Fiume e le sue “strèuse” – e naturalmente occhio al calendario degli altri eventi di Lithos, che si conferma un appuntamento atteso e di assoluta, originale qualità.

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