Sessant’anni l’anno prossimo. L’edicola della sig.ra Cardì continua a segnare la storia della città: “Abbiamo aperto nei primi anni ’60, prima eravamo un po’ più sotto e poi ci siamo spostati qui che è più centrale”.
Corso Gelone diventava il cuore della città, il centro commerciale. Si riempiva di negozi, c’era il Tribunale, il “passeggio” serale della gioventù. Da qui sono passati tutti e nel tempo l’edicola è diventata un luogo di riferimento riconosciuto dai siracusani e non.
“Ormai quasi nessuno legge più i giornali, è un peccato e la cosa mi rende triste perchè secondo me viene a mancare la cultura e la formazione, specialmente dei giovani. Le edicole sono destinate a scomparire (oggi si vendono solo 3 o 4 copie de La Repubblica e poco più di una decina de La Sicilia, fino a qualche anno fa se ne vendevano centinaia), un vero peccato è che i ragazzi non leggono più i fumetti mentre adesso stanno appiccicati tutto il tempo al cellulare. Resistono solo le edicole che vendono “altro” (articoli per bambini, ricariche telefoniche, pagamento bollette) ma a me queste cose non interessano, non cedo al ricatto di rimanere aperti per svolgere un altro mestiere, noi abbiamo aperto per vendere giornali ed è quello che voglio continuare a fare, finchè sarà possibile”.
La signora mi riconosce, ricorda che venivo qua sin da bambino, l’edicolante è un punto di osservazione privilegiato, conosce gli interessi e le preferenze di lettura, intesse rapporti, vede crescere generazioni, osserva il mondo che passa davanti a sè, anche se tutto andrebbe declinato al passato.
Avevo poco più di dieci anni e mia mamma mi mandava a comprare “Oggi“, raccomandandomi di stare attento ad attraversare “lo stradone”, io approfittavo per comprarmi Black Macigno o Capitan Miki. Più avanti divenni lettore assiduo de L’Intrepido e poi di Ciao 2001. Mi congedo dalla sig.ra Cardì, storica edicolante di Corso Gelone un po’ a testa bassa, ammettendo a me stesso che ormai anch’io sono tra quelli che non compra più giornali, quasi più: mi limito ad una media di un paio di volte a settimane, è un rito che cerco di non interrompere e di mantenere in vita il più possibile. L’odore della carta stampata, il piacere di sfogliarla, la sensazione che lì ci trovo di più (e di meglio) di quanto mi offre il web, il pensiero e il rispetto per il lavoro che ci sta dietro mi emozionano ancora. Il mondo cambia.

Commenti recenti