LO  SPOILS  SYSTEM  DI  ELLY  SCHLEIN  E IL CASO  CUPERLO

Nella tradizione del  partito da cui provengo, il Partito Comunista,  quando si dovevano   avvicendare dirigenti di primo piano lo si faceva avendo riguardo verso il dirigente sostituito ed evitando di fare apparire la sostituzione come una punizione o un regolamento di conti.

Elly Schlein ha introdotto lo Spoils System nella formazione della segreteria nazionale, nella sostituzione dei capigruppo alla Camera e Senato  e perfino del vicecapogruppo alla Camera, quel Piero De Luca, ritenuto bravo parlamentare, ma figlio ahi ahi del governatore della Regione Campania. E si potrebbe continuare con Lia Quartapelle, una raffinata analista di politica estera, forse “colpevole” di aver votato per  Stefano Bonaccini e di non essere allineata al nuovo corso.

L’ultimo caso, il più clamoroso,  riguarda “l’avvicendamento”  di Gianni Cuperlo con Nicola Zingaretti  alla presidenza della Fondazione del PD.  Il cambio del vertice è stato accompagnato da rituali  parole di ringraziamento: “In questi anni grazie al grande impegno di Gianni Cuperlo è stata garantita un’attività costante nell’iniziativa di ricerca e formazione”. (Ma se ha svolto un lavoro così prezioso perché è stato rimosso?). Parole di circostanza, grondanti di ipocrisia  alle quali sono seguiti, a microfoni spenti, giudizi al veleno di anonime fonti Dem secondo cui “da mesi Cuperlo non si occupava della Fondazione”.   Del resto, aggiungono quelli dell’entourage della Schlein, “l’incarico di Cuperlo era nei fatti scaduto perchè legato alla leadership di Enrico Letta”.  Si noti quel “legato alla leadership di Letta” che riflette in toto la logica dello Spoils system. Risultato:  fuori Cuperlo, cioè un intellettuale vero, un dirigente dalla storia politica limpidissima e brillante esponente della tradizione della sinistra italiana.

 

La Schlein parla di pluralismo ma non da’ l’impressione di voler essere la segretaria di tutti, non tiene conto delle  diversità culturali che sono iscritte nell’atto di nascita del PD.   Pur riconoscendole alcuni meriti, più la sento parlare e più mi convinco che il suo credo politico  sia un neocentralismo radicaleggiante d’impronta decisionista che, grosso modo,  si può riassumere così: siccome il congresso l’ho vinto io, spetta a me dettare la linea poltica e mettere ai posti di comando  donne e uomini di mia fiducia che la devono applicare.

Secondo me, la scia della sostituzione dell’etnia riformista non  è finita e raggiungerà il suo apice con la formazione delle liste alle Europee. Già si sussurra il nome del prossimo dirigente da avvicendare: Matteo Ricci, sindaco di Pesaro e attuale coordinatore dei sindaci del PD.  A lui, stando ai rumor, non si perdona di stare dall’altra parte e di non essersi  allineato alla segreteria del partito sulla riforma del reato di abuso d’ufficio. Gira il nome di chi lo sostituirà: Matteo Lepore, sindaco di Bologna e sostenitore, a differenza di Ricci, della Schlein.

Che il segretario di un partito si formi la propria squadra e deleghi funzioni esecutive a persone di cui si fida è del tutto legittimo, sempreché venga rispettato, nei fatti e non a parole, il pluralismo interno e il peso delle forze che ne sono espressione.  E’ una questione politica e culturale, non di spartizione col bilancino delle correnti.  Stefano Bonaccini ha detto nell’incontro di Cesena: “Tra gli iscritti io vinsi di oltre venti punti, tra gli elettori siamo arrivati quasi alla pari. Questo vuol dire che c’è un pluralismo che va tenuto vivo  e messo al servizio di quella che per tutti deve essere la segretaria Elly Schlein”. Traduzione: l’area riformista è leale e non mette in discussione l’esito delle Primarie, ma siamo la metà del partito, rappresentiamo la tradizione riformista e di questo si deve tener conto. Poi rivolto alla Schlein ha aggiunto:”La  radicalità non diventi settarismo, minoritarismo o massimalismo“.

Detto questo, considererei un errore grave indebolire la leadership della Schlein perchè equivarrebbe a segare il ramo dell’albero sul quale il PD è seduto, purché, come ha detto Lorenzo Guerini a Cesena, ” non si taglino le radici”.  Le radici, per quanto mi riguarda, sono quelle della sinistra riformista.

 

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