“La Civetta di Minerva” si è già occupata in passato di Michelle Messina Reale, poetessa, studiosa ed etnografa italo-americana (https://www.lacivettapress.it/2019/11/02/michelle-messina-reale-la-sicilia-e-siracusa-sono-il-mio-rifugio/), seguendo la sua attività di docente, di ricercatrice e autrice di versi (ricordiamo almeno Season of Subtraction, Bordighera Press, 2019).
La sua pubblicazione “Confini: poems of refugees in Sicily” (Červená Barva Press, Sommerville, Massachusetts) è di un genere molto particolare, ovvero quello dell’inchiesta poetica. Si tratta infatti di una ricerca sui rifugiati in Sicilia ma non nella forma del saggio o dell’intervista, bensì della poesia: gli incontri di Michelle Messina Reale con alcuni rifugiati siciliani si sono trasformati in un resoconto poetico dei loro dolori e speranze, paure, gioie, ed esperienze.
Forse la cifra più interessante di questo libro è lo sguardo: vedere un rifugiato dal suo punto di vista – quello di chi arriva, che si domanda cosa vogliano dire parole come integrazione e accoglienza –, trasformarne le parole e le storie in poesia, è un grande aiuto per comprendere, specie in questo momento storico che ci ha catapultati nella crisi ucraina, chi fugge dalla propria terra in cerca di un futuro migliore e a volte trova indifferenza o si sente respinto, in perenne esilio.
Interessantissimo il concetto di “necropolitica” tratto da un testo di Sharam Khosravi in esergo, che riguarda la politica migratoria europea: i morti del Mediterraneo ne sono la tragica testimonianza.
Leggere queste prose poetiche (o poesie in prosa che dir si voglia) vuol dire assumere il punto di vista dei rifugiati, fare nostri il loro spaesamento, lo sperdimento, il risentimento, la nostalgia, il senso perenne di estraneità, il desiderio di dignità che passa dal lavoro, ma un lavoro che non sia mero sfruttamento. In altre parole: far nostro il loro sguardo – spesso cinico, disilluso, ma potente – su una carità spesso ipocrita e pelosa, su un’accoglienza interessata e finta (“Muhammad thinks it’s easier to be a cat in Sicily than it is to be a refugee”: Mohamed pensa che sia più facile essere un gatto in Sicilia che essere un rifugiato, p. 15).
Straniante l’uso dell’inglese con inserti di italiano per riprodurre lo spossessamento linguistico subito dai migranti – invece l’utilizzo consapevole della lingua può essere una chiave trasformativa e lo sa bene Michelle Messina Reale, così come il prefatore Alex Otieno –, musicale e duro insieme il ritmo delle prose.
Tra i progetti futuri dell’autrice, “Terra ballerina”, un lavoro sul terremoto di Messina del 1908, che raccoglierà cartoline che documentano il disastroso evento e si collegherà con gli studi sul tema ad opera di altri ricercatori.

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