Grande fervore nella CGIL di Siracusa. Un mese di luglio pieno di impegni con appuntamenti diversi in tutta la provincia. Ne parliamo con il segretario provinciale Roberto Alosi.
Sono due i grossi temi che riteniamo ineludibili – ci risponde – Intanto quello sulla sanità pubblica che si è concluso dopo comizi e incontri in cui abbiamo chiesto l’intervento dei sindaci e di altre autorità/associazioni in ogni luogo. Giunti alla fine di questa maratona, che ha lo scopo di ribadire l’importanza di una sanità pubblica che per diritto costituzionale ci appartiene e invece viene smantellata sostituendola con quella privata, stiamo organizzando l’iniziativa finale, quella del 31 luglio all’Urban Center. Sarà un’assemblea pubblica aperta a tutti per dar vita a un forum sulla sanità pubblica provinciale. Dovrebbero partecipare tutti i soggetti istituzionali e associativi, partiti, ordini professionali che stiamo invitando. L’intento è di costituire il forum prima della pausa estiva con un obiettivo da condividere: difendere il sistema sanitario nazionale pubblico nato nel 1978, che da anni è in via di smantellamento per grandi interessi privati.
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Chi ne diventa titolare?
La Cgil non ci mette sopra il cappello. Il forum si auto organizzerà andando a promuovere iniziative, approfondimenti, ricette da mettere in campo. Tutti questi soggetti possono costruire una piattaforma provinciale di rivendicazioni con decisioni autonome.
Altre novità che state elaborando?
L’altra iniziativa, questa unitaria, è già partita e riguarda il turismo. Stiamo girando nei luoghi più attrattivi come Marzamemi, Brucoli, Noto, Siracusa per affrontare il problema dei diritti e tutele dei lavoratori del settore, soprattutto informando i giovani andando nei posti della movida, facendo volantinaggio nei ristoranti. Lo scopo è di giungere a un turismo di qualità che se governato e guidato può diventare una vera risorsa, un volano economico importante. Ma non deve essere basato sullo sfruttamento dei lavoratori. Quando avviciniamo i giovani che lavorano in questo settore per chiedere della loro condizione li troviamo timorosi, non si espongono neppure sotto anonimato. In queste iniziative (sanità, turismo) troviamo molto consenso però non si traduce in proselitismo. Ma noi continuiamo a insistere.
Siete impegnati anche sul tema dell’autonomia differenziata.
Infatti, continuiamo a raccogliere firme mentre giriamo la provincia per le nostre iniziative e le firme sono oramai migliaia. Poi faremo un’assemblea per darne riscontro. Il tema della sanità pubblica insieme alla scuola e ad altre 22 materie è strettamente collegato al progetto Calderoli, che le vuole regionalizzare sottraendole allo Stato. Porterebbe, come dicono tanti esperti, a una spaccatura del Paese oltre ad essere incostituzionale. Noi siciliani conosciamo bene l’argomento.
Sul Pnrr?
Bisognava creare cabine di regia a livello nazionale quindi centralizzate affinché i progetti, settore per settore, potessero partire in tempo e con intelligenza, affidandoli a persone competenti. Invece con questo decentramento abbiamo una miriade di progetti, alcuni non accettati. Il governo cerca tutte le strade per non rischiare di perdere i prossimi stanziamenti dato il forte ritardo. Al sud essenziali sarebbero quelli relativi alle infrastrutture di cui c’è grande carenza.
La gestione dell’acqua ne è un esempio.
Assolutamente, se ripercorriamo questa storia troviamo esperienze negative con i Comuni che hanno perso tempo per gli investimenti europei e così è intervenuto Schifani con il suo diktat di annullare tutto e passare alla gestione mista. Il referendum sull’acqua non era solo sulla gestione della risorsa pubblica ma a monte fondava sulla necessità di reinvestire i profitti ricavati: abbiamo bisogno di grandi investimenti date la perdita del 60% d’acqua e la sua scarsa qualità.
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In zona industriale si presentano due grandi questioni, quella emergenziale del depuratore consortile su cui pende la decisione della magistratura con il rischio di un blocco delle attività industriali, e quella a lungo termine delle bonifiche che riguarda l’apertura a nuove prospettive nella transizione energetica/ambientale oltre a una maggiore salubrità del sito.
Per quanto riguarda il depuratore riscontriamo uno stato di assoluto silenzio di tutti gli attori specie dalla Regione, proprietaria di maggioranza. Siamo molto preoccupati, perché questa fase di stallo pesa sul futuro della zona industriale. L’Ias è il cuore del sistema e c’è il rischio che da un momento all’altro possa essere ‘colpito’ da provvedimenti giudiziari, ma la giunta Schifani si sta disinteressando di tutte le aree industriali della Sicilia, compresa la nostra. È deliberatamente assente. Questo polo industriale ha tutte le potenzialità per affrontare e vincere la sfida della transizione chiaramente con la necessaria gradualità non con un cambiamento immediato. Ma bisogna iniziare. C’è stata l’ultima operazione della vendita della raffineria Lukoil a un fondo di Cipro a trazione israeliana. Non c’è un piano industriale da parte del governo. È la prima volta che una raffineria viene trasferita come proprietà a un fondo finanziario. Quale può essere il fine? Le nostre perplessità provengono dal fatto che questo fondo ha fatto questa operazione alla cieca perché non c’è né un cronoprogramma né una prospettiva occupazionale. Si parla di un contratto che mantiene la produzione per 5 anni, un periodo davvero breve. È legittimo pensare che possa esserci la volontà di spremere fino a quanto si può lo stabilimento sapendo che quando si avvicineranno le scadenze 2030/35 di decarbonizzazione, transizione, si abbandonerà il polo. C’era bisogno di un confronto con il ministro Urso perché il Golden Power non dà nessuna assicurazione né occupazionale né d’investimenti. Oggi, vediamo nel sito un’apparente normalità produttiva, senza investimenti e nessun’altra iniziativa tranne qualche piccolo progetto di cui parla la Sonatrach insieme alla Sasol. Si faranno, è ovvio, le manutenzioni ordinarie, ma di nuovo non c’è nulla. Ci chiediamo quali siano le prospettive industriali? Con quali investimenti pubblici e privati, per favorire l’eventuale riconversione, ci potranno essere?
Ma il passo propedeutico non è quello delle bonifiche?
Certo. I soldi ci sono, possono essere presi da vari fondi, manca la cabina di regia che deve essere decisa dalla politica. Le multinazionali non sono disponibili a investire se non in minima parte, prima vogliono vederci chiaro. Ci sono a Palermo circa 300 milioni non spesi che potrebbero essere incanalati per le bonifiche e riconversioni e da altri fondi si può attingere. Però la volontà non esiste. Noi abbiamo bisogno di mettere tutto in rete in modo che ci sia una vera collaborazione fra pubblico e privato, con convenienza reciproca. Registriamo invece l’assenza di orientamento della Regione e soprattutto del governo che sull’obiettivo europeo della transizione energetica e ambientale fa una politica solo di facciata.

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