Il racconto emozionale della nascita del Museo Antropologico a Testa dell’Acqua di Luana Aliano, docente e borsista presso l’Università di Catania
MAT è l’acronimo del nuovo Museo Antropologico nato a Testa dell’acqua, più precisamente sulle colline di contrada Mezzo Gregorio, nel territorio di Noto. Le sue sale sono state aperte al pubblico il 24 giugno presentando la mission che lo caratterizza: rileggere la storia del territorio del sud est siciliano con una visione ampia tra antropologia, storia, ecologia e tecnologia.
Il progetto ha radici lontane e nasce dalla tenace volontà di due giovani, l’archeologa Anna Raudino e il biologo marino Aldo Turco, di mettere in dialogo le loro professionalità; oggi il risultato è quello di una struttura museale concepita come hub, luogo di incontro e di relazioni con il compito di accrescere il significato della parola “cultura”, legata al nostro paesaggio, culturale appunto.
La nascita di un museo è sempre un fatto straordinario e richiede cura nella sua comprensione; se già il MAT si presenta al pubblico come istituzione operante nell’ambito dell’antropologia museale contemporanea, il racconto di come sia stato concepito può solo arricchirlo di ulteriore valore.
Il museo è ospitato all’interno di un casolare preesistente che intimamente legato alla storia dei luoghi circostanti, rappresenta per noi una straordinaria chiave di lettura. Adagiato su un pianoro roccioso a picco sulle vallate sottostanti, domina un vastissimo panorama che nel tempo ha visto fiorire le più belle pagine della nostra storia archeologica: dalla cultura dell’età del bronzo di Castelluccio sino agli insediamenti rupestri di epoca bizantina, passando poi attraverso Arabi e Normanni fino al più recente passato di respiro agro-pastorale. Il MAT nasce da qui! I due percorsi di cui esso si compone, uno interno e uno esterno, riferiscono del profondo processo di comprensione della Storia che qui è stato impostato.
Quali lezioni si possono imparare dal passato? Cosa è possibile fare affinchè il patrimonio tangibile e intangibile possa essere salvaguardato, nel presente e per il futuro?
Al MAT il rapporto con le cosiddette comunità di eredità è stato costruito attraverso una parola chiave, la sostenibilità. Economica, ambientale e sociale, la sostenibilità che qui si pratica è frutto dell’ascolto delle società che qui hanno attivato processi di armoniosa antropizzazione, integrato con un necessario avanzamento tecnologico. L’utilizzo del digitale rappresenta una naturale estensione dell’itinerario che siamo inviati a compiere: ripensare alla tradizione non come qualcosa di fittizio e lontano, forse perso per sempre, ma come “nuovo spazio di incontro”, dove vengono capovolti il tempo e lo spazio dell’esperienza.
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La visita ha inizio, dunque, all’interno con la sala espositiva concepita per essere uno spazio dell’educazione emozionale. Vi sono installati oggetti antichi, classificati come etno-antropologici, accanto a vere e proprie installazioni di arte contemporanea che ci guidano alla ri-scperta della storia, delle persone e delle cose che qui si sono incontrare, per entrarvi in comunione! La visita è stata pensata perché possa essere svolta in totale autonomia, con l’ausilio di ben 70 codici qr code che accompagnano con uno story telling accurato la comprensione del percorso sensoriale offerto. Si può ascoltare ad esempio, la storia della tessitura e dell’intreccio, mentre si annusa una boccetta di odori siciliani nascosta in un cassetto, o mentre si manipola uno strumento delle tavole di una volta…
Campeggia al centro della stanza una grande radice color indaco che pensata come opera viva, “esce” letteralmente dalle pareti per proseguire il suo intricato percorso: viene da lontano, dal passato, da uno spazio nascosto da cui tutto ha avuto origine…
Ed è da questo luogo nascosto che ha inizio il percorso esterno. Esso è composto dalla fusione di una visita presso due ambienti rupestri, di probabile origine bizantina, e di una serra di acquaponica. Qui risiede il nodo di tutto: il primo ambiente rupestre che si trova proprio al di sotto della struttura del museo non rappresenta solo un tassello del nostro prezioso patrimonio culturale ma è l’origine del processo di comprensione delle esperienze che vengono da secoli remoti. E’ la linea del tempo su cui scorre l’eredità che poi riemerge in superficie sotto forma di radice roteante!
Secondo questa intuizione, la differenza fra ciò che è interno e ciò che è esterno viene annullata in un processo di totale complementarità. Così anche il secondo ambiente rupestre riprende l’intreccio di storie narrate nella sala, solo che stavolta il mezzo di comunicazione fa affidamento alla realtà virtuale, immergendo le storie nel mondo della majara, delle guaritrici, delle nutrici, delle donne che hanno retto per secoli il processo di vita e morte dentro le comunità agro-pastorali!
La serra di acquaponica chiude il cerchio; con il suo processo di coltivazione sostenibile, offre un esempio di produzione rispettosa ispirata dalle tecniche di coltura qui per secoli praticate.
Se questo racconto è riuscito ad emozionarvi, potete consultare le guide audio disponibili ma di sicuro non resta che andare al MAT per lasciare il segno del passaggio di ciascuno di noi, per costruire una corale direzione verso un futuro fatto di passato e di tecnologia!
Per informazioni
https://izi.travel/it/browse/62d51489-426a-4ded-8126-eab932cbb2fc?passcode=loitre
https://izi.travel/it/browse/56e654dc-108f-4bf2-8f56-404bcaef3b9b?passcode=loitre

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