Cosa resterà di queste elezioni comunali 2023? Saranno archiviate come normale routine oppure segneranno novità tangibili e quindi resteranno nella Storia? Svaniranno nel tempo oppure saranno ricordate per qualcosa di particolare, una trasformazione dello scenario politico, un cambiamento nelle leadership, creazione di alleanze inedite?
Proviamo a individuare alcune ipotesi possibili che si prospettano sulla scena politica prossima.
Leadership Provinciale – In molti partiti si è imposta una direzione non più siracusano-centrica ma Provincia-centrica: Fratelli d’Italia con Cannata da Avola; Forza Italia con Gennuso da Rosolini (o Bonfanti da Noto); MPA con Carta da Melilli e volendo potremmo aggiungere Azione con Giansiracusa da Ferla (se ad Azione si riconoscesse un peso specifico).
Il fronte dei sindaci – Italia (Siracusa), Carianni (Floridia), Amenta (Canicattini), Giansiracusa (Ferla) e Carta (Melilli) insieme costituiscono una significativa fetta di ANCI (Associazione tra Comuni) provinciale. Anche se non tutti in maniera ufficiale, hanno svolto un ruolo a sostegno della candidatura di Francesco Italia e potrebbero creare un asse vincente per le prossime (sempre se si terranno ) elezioni provinciali.
Il tramonto dei leader – Granata, Mangiafico, Garozzo e Vinciullo più degli altri sembrano (al momento) fuori dalla scena politica. Granata non ha più (tranne ripensamenti) riferimenti con partiti e con politici regionali e nazionali. A livello locale non riesce ad eleggere un consigliere, la sua figura regge (assessore riconfermato) per volontà di Italia. Mangiafico ormai si colloca nell’impegno movimentista ma è troppo autoreferenziale e fuori dal Consiglio politicamente non è influente. Garozzo al ballottaggio ha giocato una mossa strategica e vincente: piazza 3 consiglieri suoi, consente al PD di passare da 1 a 3 consiglieri e toglie ad Italia la possibilità di incrementare i propri. Ma la sua coalizione non c’è più. Non si sa se e quanti consiglieri gli rimarranno fedeli, lui è fuori e Italia Viva a Siracusa sembra in dissolvimento. Vinciullo è alla terza sconfitta di seguito, non è presente in Consiglio, dentro la Lega soffre la concorrenza di Cafeo (che invece porta 3 consiglieri).
Inoltre la Destra, con la sconfitta di Messina, sembra subire alcuni colpi. Forza Italia si è lamentata dello scarso impegno di alcuni; Fratelli d’Italia ha lanciato accuse; il deputato Carta (Mpa) è sospettato di aver appoggiato Italia; Vinciullo (Lega) pretende la presidenza della Provincia … Insomma, bisogna ancora elaborare il lutto e la prova del 9 di un eventuale ricompattamento potrebbero essere appunto le prossime (ed eventuali) elezioni provinciali.
Il PD ? Come sempre, litiga ancora. La libertà di coscienza al ballottaggio, declamata da un comunicato della Direzione cittadina si è trasformata in una ennesima resa dei conti tra i molti “scheda bianca” (sono entrambi il male), i tanti “mi turo il naso e voto Italia” (il male minore) e i pochissimi (quasi nessuno) “voto Messina” (Italia ci ha umiliati). Ci vorrà un’altra assemblea aperta per deporre (forse) l’ascia di guerra intestina. Di certo il segnale percepito all’esterno (ed alimentato da certa stampa) non è stato molto positivo. Si riuscirà a trovare un percorso da intraprendere unitariamente per il prossimo quinquennio?
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Infine c’è ancora un elemento che potrebbe, tra il serio e il faceto, evidenziare un aspetto curioso se non inquietante. Nel 2018 con la scelta di appoggiare Italia, Fabio Granata (tra i fondatori del Movimento Diventerà Bellissima) ruppe con i suoi referenti politici regionali (che non approvarono la scelta) e divenne il maggior sostenitore del sindaco. Nel 2023, Edy Bandiera rompe con Forza Italia (che gli aveva preferito Ferdinando Messina) e al ballottaggio sceglie Francesco Italia (di cui diventerà vice sindaco). Vuoi vedere che il nostro sindaco Italia ha il potere magico di dividere i partiti avversari e attirare a sè avversari che si trasformano in alleati?
Ma torniamo al Partito Democratico, alle sue pene e travagliate vicissitudini.
Per descrivere (in parte) il travaglio che si vive nel partito, ci è sembrato molto pertinente quanto riportato da Michele Serra in una sua recente Amaca:”… Perchè dunque non arrendersi all’evidenza, stabilendo che non è il “tutto” ma il “molto”, che tiene insieme un partito? … ma sul serio si crede che sia possibile un partito a propria immagine e somiglianza? … Non è più logico e più sano sopportare l’esistenza degli altri?”
Nel PD, attualmente parlano quasi esclusivamente i settantenni, forse impegnati nella perpetuazione della propria immagine di partito. Come suggerito da Michele Serra, per consentire la nascita (e la crescita) del nuovo PD probabilmente ci si dovrà convincere che non esiste più un partito a propria immagine e somiglianza o come ce lo ricordiamo. Bisognerebbe che alcuni abbandonassero sogni di eccessiva gloria, o ridefinissero le proprie aspettative. Un po’ come quei genitori che crescono un figlio sperando che faccia l’ingegnere o il dottore e invece poi lui decide di aprire un allevamento di api. O di quel commerciante che spera nella avvicendamento del figlio a cui affidare la sua avviata macelleria e invece poi lui apre una biblioteca o una scuola di musica. Molto verosimilmente il nuovo PD sarà (o dovrebbe essere) come quei figli a cui i genitori hanno insegnato ad usare le ali e poi decidono di volare liberi come e dove loro preferiscono. Bisogna sapersi staccare dalla fissazione di perpetuare la propria personale visione. I favolosi anni ’60 non ce li ricordiamo più, gli anni ’70 sono svaniti. Siamo nel nuovo secolo, nel terzo millennio, mica è cosa da poco. La gente si aspetta altro e altri. Accettiamolo.
Non sappiamo se il nuovo PD sarà disegnato da Elly Schlein. Sappiamo di sicuro che il nuovo PD non sarà più come prima o come tanti vorrebbero che fosse ancora. Come sarà, dobbiamo scoprirlo e … lasciarlo camminare con nuove gambe. Per esempio con quelle di Renata Giunta, dei tre consiglieri, di altri candidati sia del Pd che della lista del sindaco e di L&C, e di altri che vorranno aggregarsi. Con l’aiuto prezioso dei settantenni.
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Sulla giunta – Non è molto giovane: l’età media è di 55 anni, solo 2 donne su 9 (su 10 col sindaco). Evidentemente la parità di genere non è un elemento importante per Francesco Italia. Sulle competenze specifiche (considerate le professioni, le esperienze e le rubriche ricevute) viene spontaneo nutrire dubbi. I criteri di scelta saranno stati altri. Molti lanciano già scommesse che diversi tra gli attuali assessori non arriveranno alla Befana 2024. Sei mesi passano presto e c’è una maggioranza da costruire in Consiglio.
Sul Consiglio Comunale – Quasi del tutto rinnovato, tranne pochi confermati e qualche ritorno, sicuramente ringiovanito, poche donne (6). Insomma poca esperienza e forse anche poche competenze. Non vorremmo che si palesasse il paradosso di rimpiangere il periodo di quando il Consiglio Comunale era sciolto. La Città si merita il Consiglio che ha scelto. E il popolo è sovrano. Avremo modo di approfondire in seguito il profilo del nuovo civico consesso. Attualmente la maggioranza è in mano alla coalizione Messina. Resisterà? Riuscirà Italia a strappare qualche consigliere? Le pattuglie di Garozzo e di Cafeo sono probabilmente le più appetibili ma anche gli altri gruppi non sono esenti da attenzioni. Staremo a vedere.
Ecco i 32 eletti:
Per la coalizione Messina (20):
Fratelli d’Italia, 5: Giovanna Porto, Damiano De Simone, Paolo Cavallaro, Simone Ricupero e Paolo Romano;
Mpa, 4: Sergio Bonafede, Alessandro Di Mauro, Luciano Aloschi, Luigi Cavarra;
Forza Italia, 4+1: Ferdinando Messina, Gianni Boscarino, Luigi Gennuso, Leandro Marino e Salvatore La Runa;
Lista Insieme (Cafeo), 3: Ivan Scimonelli, Daniela Rabbito e Ciccio Vaccaro;
Fuori Sistema (Garozzo), 3: Franco Zappalà, Cosimo Burti ed Alessandra Barbone.
Per la coalizione Italia (9):
Lista Francesco Italia, 5: Andrea Buccheri, Andrea Firenze, Giuseppe Casella, Concetta Carbone, Gaetano Romano;
Noi per la Città, 2: Salvo Ortisi, Sergio Imbrò;
Lista Edy Bandiera, 2: Matteo Melfi e Nadia Garro;
Per la coalizione Renata Giunta (3):
Partito Democratico, 3: Massimo Milazzo, Sara Zappulla e Angelo Greco.

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