A Siracusa, il risultato elettorale conseguito dal PD è stato di poco superiore al 6 per cento, ma non è dato sapere se il suo gruppo dirigente lo ritiene un “successo” o una sconfitta. Il senatore Nicita lo considera lusinghiero, ma con riferimento, credo, alla performance della candidata a sindaco Renata Giunta la quale, pur non andando al ballottaggio, si è battuta con impegno e passione.
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A rendere ancora più deludente per il PD l’esito del voto, contribuisce il forte ridimensionamento dei suoi alleati, nessuno dei quali sarà rappresentato in Consiglio comunale non avendo superato il cinque per cento. Particolarmente pesante e imprevista nelle sue dimensioni la sconfitta del M5S il cui ruolo politico viene notevolmente ridimensionato. La coalizione che ha sostenuto Renata Giunta potrà contare solo su tre consiglieri comunali su 32. A me sembra un risultato molto negativo, che richiederebbe una profonda riflessione e l’adozione di misure politiche e organizzative nette.
A Siracusa il PD va ricostruito, per dirla con Orlando, e il suo gruppo dirigente non deve essere un ostacolo. I Dem siracusani, dopo questo insuccesso elettorale, devono mettersi in discussione se non vogliono autocondannarsi all’irrilevanza, senza cercare alibi e giustificazioni.
Se deve essserci una speranza di rilancio e di rinnovamento, bisogna convocare il congresso, eleggere un segretario provinciale svincolato dai pesi e i contrappesi delle correnti e un nuovo gruppo dirigente. La gestione “commissariale” non può durare oltre. Occorre un congresso per definire l’identità politica del Partito Democratico e il suo programma, sapendo che, visti i risultati, sarà difficile costruire una rete di alleanze e il mitico campo largo.
A dare la misura dell’incertezza che regna nel PD è la mancata convocazione della direzione cittadina per decidere l’orientamento da assumere in vista del ballottaggio. Voglio augurarmi che, dopo tutto quello che è stato detto dal PD nei confronti di Francesco Italia, si eviti al partito e ai suoi elettori l’umiliazione di appoggiarlo, ma non escludo che, come cinque anni fa, il PD si presenti dall’inquilino di Palazzo Vermexio col cappello in mano.

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