La dottoressa Rosaria Barresi, commissaria dell’Ati (Assemblea territoriale idrica), in poco più di tre mesi ha fatto tutto: ha predisposto lo statuto del servizio idrico integrato, i patti parasociali che regolano i rapporti tra i soci pubblici della società mista chiamata a gestire il servizio e i patti parasociali per regolare i rapporti tra soci pubblici e privati. Con deliberazione del 15 aprile scorso ha trasmesso ai Comuni della provincia di Siracusa, fatta eccezione per Buscemi e Cassaro che gestiranno il servizio idrico in autonomia, sia lo schema di statuto che quello dei patti parasociali e ha raccomandato loro di approvarli “entro e non oltre il due maggio prossimo“. Decorso infruttuosamente tale termine si procederà all’intervento sostitutivo da parte del commissario nei confronti dei Comuni inadempienti. L’urgenza della procedura è data dalla necessità di affidare il servizio idrico con apposita gara per individuare il partner privato preposto alla sua gestione al fine di scongiurare il rischio di mancato raggiungimento degli obiettivi intermedi e finali previsti dal Piano di Ripresa e Resilienza e conseguentemente di perdere cospicui finanziamenti.
Poiché appare del tutto improbabile che da qui a martedì della prossima settimana saranno convocati i Consigli Comunali per approvare gli atti predisposti dalla commissaria Barresi, si può già dire che nell’architettura del servizio idrico integrato i sindaci, per colpa loro, non hanno toccato palla. La politica, come spesso accade negli appuntamenti importanti, è stata latitante.
Sin dall’inizio i sindaci sono partiti col piede sbagliato optando per “la gestione esclusivamente pubblica del servizio” che nella realtà siracusana era praticamente impossibile da realizzare per mancanza di personale, di strutture e di know how, tant’è vero che alla data del 7 novembre 2022, entro la quale bisognava costituire la società consortile, l’Ati è arrivata del tutta impreparata per cui si è resa necessaria la nomina del commissario che è stata fatta all’inizio di gennaio di quest’anno. Nel frattempo, tra Natale e Capodanno scorsi, i sindaci, smentendo se stessi e invertendo la rotta, hanno rinunciato alla gestione pubblica e scelto quella mista. Il mancato insediamento del gestore idrico ha comportato, come si ricorderà, la perdita di svariati milioni di euro.
La governance della società mista in base allo statuto è basata su tre organi: l’assemblea, il consiglio di gestione, composto da tre componenti, e il consiglio di sorveglianza, composto da cinque componenti. Il capitale sociale sarà di due milioni di euro suddiviso in azioni di un euro. Quanto al rapporto pubblico-privato è previsto che il socio privato possegga una quota di capitale sociale non inferiore al 30 per cento e non superiore al 49 per cento. La società si chiamerà “Aretusacque Spa” e la sua durata non può superare i trent’anni.

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