Fino ad ora l’unico candidato a sindaco che ha preso posizione sull’utilizzo del Teatro greco come contenitore di spettacoli è stato Ferdinando Messina, ma ha perso un’occasione per tacere vista la risposta che ha dato a La Sicilia di martedì scorso: “Non spetta a me dirlo, ma alla Soprintendenza ai beni culturali e alla direzione del Parco archeologico”. Più reticente di così non poteva essere. Aspettiamo che si pronuncino gli altri candidati, se vorranno. Riteniamo comunque grave il loro silenzio su una questione così rilevante come la tutela del nostro patrimonio culturale. Crediamo che gli elettori abbiano il diritto di sapere prima del voto quale politica dei beni culturali seguirà il candidato o la candidata che sono orientati a votare. Non possiamo rischiare di eleggere un sindaco che, come Francesco Italia, trasformi il Teatro greco in un palasport di pietra per spettacoli di ogni genere.
Sotto gli occhi distratti se non compiacenti della politica, sta prendendo forma un fenomeno preoccupante, che vede le istituzioni preposte alla tutela dei nostri beni culturali svolgere un ruolo non coerente con i compiti loro attribuiti. Prendiamo il caso della commissione regionale AnfiteatroSicilia: qualcuno ha capito, specie dopo la riunione di lunedì scorso, a quali criteri si attiene nell’autorizzare o non autorizzare questo o quello spettacolo?
Eppure il decreto assessoriale che la istituisce non le dà carta bianca, ma subordina le sue decisioni al rispetto di precise condizioni. Il decreto prevede infatti che “l’uso temporale dei siti regionali di interesse culturale può essere concesso a condizione che non ne venga pregiudicata la conservazione e la fruizione pubblica, e che la destinazione d’uso sia compatibile con il carattere storico e artistico del bene”. Dunque la commissione dovrebbe valutare, prima di autorizzarli, se gli spettacoli possono confliggere con l’esigenza di tutela del Teatro greco e se sono compatibili con il suo carattere storico e artistico. Questa valutazione la commissione non l’ha fatta perché non è in grado di farla, considerata la sua composizione. Di essa fanno parte quattro funzionari regionali, due dell’assessorato ai Beni culturali e due dell’assessorato al Turismo; inoltre vi fa parte un componente esterno, esperto in turismo.
Tra i componenti non vi è alcun archeologo, alcun antichista, neanche un geologo; ci sono un laureato in Economia aziendale, un laureato in Lettere moderne e un geometra, mentre la presidente della commissione, la dottoressa Angela Scaduto, è un ex dirigente del dipartimento Turismo, ora in pensione. Come può valutare (si chiama infatti commissione di valutazione) con cognizione di causa l’impatto che i 14 spettacoli pop e rock già autorizzati possono avere sul teatro che, a detta degli esperti, presenta criticità e fattori di degrado?
Abbiamo appreso che per decisione della commissione AnfiteatroSicilia gli spettacoli, dopo l’infornata dei mesi scorsi, sono ora a numero chiuso: “soltanto” 14 per ragioni di opportunità (quali?). Dunque dal quindicesimo spettacolo in poi scatterà la “ghigliottina” dell’inopportunità, mentre non creerebbero alcun problema i 14 già autorizzati. Dire che tutto questo è surreale è poco. Si tenga presente che in base al plafond fissato per ogni spettacolo potrebbero assistere ai concerti qualcosa come sessantamila spettatori, un sovraccarico antropico enorme.
Di questa commissione fa pure parte per il sito culturale di Siracusa il sindaco Italia il quale vi partecipa non per difendere l’integrità del Temenite, ma per promuovere un’orgia di spettacoli, incurante dei potenziali danni che essi possono arrecare al bene più prezioso del nostro patrimonio archeologico. Francesco Italia si trincera dietro una relazione di archeologi secondo la quale nulla osterebbe a fare gli spettacoli al Teatro greco. Gli abbiamo chiesto di renderla pubblica, ma si è rifiutato.
C’è poi l’assessore regionale ai Beni culturali, Francesco Scarpinato. A lui spetta il compito di dettare le linee per la conservazione e la tutela dei siti culturali siciliani. Scarpinato ha annunciato una campagna di indagini per accertare lo stato di salute del Teatro greco, subordinando, così abbiamo capito, il disco verde agli spettacoli all’esito degli screening sulla cavea. Inoltre si è impegnato pubblicamente a dirottare gli spettacoli all’Ara di Ierone. Che fine abbiano fatto questi impegni non è dato sapere. Con la solita tecnica comunicativa consistente nel far trapelare le notizie attraverso “ambienti dell’assessorato” ha fatto sapere che per quest’anno non c’è il tempo per allestire l’Ara di Ierone, si vedrà il prossimo anno.
E la Soprintendenza ai Beni culturali di Siracusa? In un primo tempo il soprintendente Martinez aveva espresso preoccupazione per l’impatto degli spettacoli sulla cavea, aggiungendo che il teatro “non si presta alla gente che balla sulle tavole”. Poi il contrordine: tranquilli, gli spettacoli sono “attuabili”. Alla base dell’inversione ad u c’è una relazione di archeologi che escluderebbe rischi di danneggiamento del monumento. Anche a lui abbiamo chiesto di rendere pubblica questa relazione, ma inutilmente.
Ecco perché, alla luce delle considerazioni fin qui fatte e riferite ai concerti al Teatro greco, non ci sentiamo rassicurati dal modo con il quale i vertici delle istituzioni preposte alla tutela dei nostri beni archeologici svolgono i compiti loro attribuiti.

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