Tutela del Teatro Greco: chi sta dalla parte sbagliata e disattende il proprio ruolo 

Sull’utilizzo del Teatro Greco come contenitore di spettacoli pop e rock si sono formati due schieramenti: uno favorevole e l’altro contrario. Il motivo del contendere non sono gli spettacoli in sé, ma la decisione di farli al Temenite che, a detta degli esperti, presenta fattori di logoramento. La cosa strana è che dello schieramento dei favorevoli  agli spettacoli  musicali fanno anche  parte quelli che, per il ruolo istituzionale ricoperto, dovrebbero essere difensori  intransigenti  dell’integrità  del nostro patrimonio monumentale e preservarlo da ogni uso improprio.  Chi sono?

Cominciamo  dal Soprintendente ai Beni Culturali il quale, in un primo tempo, sembrava rispettoso del proprio ruolo di tutela tanto che non aveva mancato di dire che il teatro ha bisogno di un consolidamento che non si può rinviare perché il monumento è diventato sempre più fragile e che “non si presta alla gente che balla sulle tavole”. Ora, in un teatro fragile, col rischio che gli spettatori possano saltellare sulle tavole, l’unica decisione da prendere, a nostro avviso, è quella di vietare i concerti musicali.  Invece, per ragioni che ignoriamo ma che possiamo immaginare, ci è toccato  di assistere al ribaltone del Soprintendente che improvvisamente ha tirato fuori dal cilindro una relazione di archelogi che esclude fragilità  del teatro e pertanto, a suo dire, nulla osterebbe “all’attuabilità” degli spettacoli musicali. Ma questa relazione, a quanto sembra,  è stata redatta recentemente, dopo le sue dichiarazioni pubbliche di contrarietà allo svolgimento dei concerti pop al teatro. Noi non crediamo che questa relazione escluda qualsiasi impatto negativo degli spettacoli rock sul teatro greco. Pertanto chiediamo al Soprintendente di renderla pubblica, visto che nei giorni scorsi ha cambiato radicalmente opinione.  Al signor Soprintendente vogliamo ricordare quanto hanno scritto le Associazioni dei Grecisti italiani e dei Filologi classici: “Il teatro greco, con la sua tradizione, appartiene all’umanità ed è protetto dall’Unesco”.

Il secondo personaggio che sta dalla parte sbagliata rispetto al proprio ruolo istituzionale è l’Assessore alla Cultura della nostra città. Salvo che la memoria non ci inganni, qualche anno fa ebbe a contestare  la circolare della Regione che di fatto apriva indiscriminatamente ad altre tipologie di spettacoli “in un luogo dell’anima” della tradizione classica da difendere da ogni genere di profanazione. Non solo, ma detto assessore, benché si sia sempre ritenuto il “padre”  del Parco Archeologico,  anziché difendere dal rischio di danneggiamento il Tetro greco, ha scelto di  battersi con le unghie e con i denti perché i 14 eventi musicali previsti per il Temenite non siano messi in discussione, costi quel che costi. Tra parentesi abbiamo l’impressione che il nostro assessore ormai si dedichi anima e corpo agli spettacoli pop e rock ed abbia accantonato la rubrica della cultura, forse per i flop sull’università e le panzane sulla Scuola di Archeologia. Ma è solo un’impressione.

Il terzo personaggio è il nostro sindaco Francesco Italia.  Aveva dichiarato l’anno scorso che aziende di primo piano e imprecisate università stavano lavorando a prototipi di copertura del teatro, ma da allora  non se ne è saputo più niente. Inoltre, se non abbiamo capito male, anche lui dispone di una relazione di archeologi secondo cui il teatro sarebbe sano come un pesce.  Gli abbiamo chiesto, siccome non gli crediamo, di renderla pubblica, ma fino ad ora è  top secret.

A Francesco Italia, che passerà alla “storia” come il sindaco che ha spalancato la cavea del Teatro greco al pop e al rock,  nei giorni scorsi i professori di Letteratura greca antica e di Filologia classica di tutte le università italiane hanno inviato una lettera per invocare il rispetto del Teatro Greco al quale “sono legati – hanno scritto – i nomi di un premio Nobel come Quasimodo, di grandi poeti e intellettuali come Pasolini e di moltissimi altri significativi esponenti della cultura italiana”.  Secondo i grecisti italiani e i filologi classici bisogna inoltre “salvaguardare il patrimonio materiale e ideale della cultura classica che è parte rilevante dell’identità del Paese”.  Parole che, spiace dirlo, non sono musica gradevole per le orecchie del “signore del Vermexio”.

In questa carrellata di personaggi salviamo solo il Direttore del Parco Archeologico Antonello Mamo il quale per la prima volta sta dando vita ad una seria campagna di indagini per accertare il reale stato di salute del Teatro greco ed eseguire i necessari interventi di risanamento.

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