Intervista a Giovanni La Rosa segretario provinciale della Flc Cgil di Siracusa

È da tempo che il sistema scolastico italiano sta subendo una retrocessione in qualità dei programmi ed economicamente nei finanziamenti. Ciò è dovuto a una chiara volontà della politica che tratta quest’importante settore alla stregua di un’azienda secondo i canoni iperliberisti. A Siracusa è presente da anni la più alta percentuale siciliana di dispersione scolastica nelle scuole dell’obbligo ed esiste un basso indice di competenza alfanumerica come riportano i report annuali sulla qualità pubblicati dal Sole 24ore e altri centri studi. Su tale situazione chiediamo il parere a Giovanni La Rosa neo segretario provinciale della Flc Cgil di Siracusa.

Iniziamo col dire che esistono grossi problemi di edilizia scolastica, ad esempio l’istituto alberghiero ha classi collocate all’istituto per geometri e altre in un palazzo di civile abitazione in viale Polibio, con la conseguenza di grossi disagi per studenti e corpo docente. Inoltre stiamo verificando ultimamente che i nuovi iscritti alle scuole superiori hanno cambiato scelta. La grande tendenza è verso i licei e il tecnico industriale che oltre a dare nuovi sbocchi immediati apre la strada a un eventuale proseguimento universitario. È invece molto diminuito il numero di classi negli istituti professionali. Lavorando all’alberghiero penso che ciò avvenga per vari motivi, specialmente per il tipo di turismo che abbiamo qui che non riconosce dignità lavorativa ai giovani diplomati che, spesso sfruttati, preferiscono andare al nord Italia o in Europa per vedersi garantita una giusta retribuzione. Altrimenti si rimane ad ingrossare le fila del cosiddetto Neet (giovani che non cercano lavoro, né continuano nello studio e neppure frequentano eventuali corsi di formazione attualmente quasi inesistenti).

Vi sono i finanziamenti del PNRR. Cosa si sta facendo?

Per trovare soluzioni e approfondire come sindacato abbiamo effettuato incontri con tutti i dirigenti scolastici per ascoltare proposte da promuovere per tutti. Sono stati fruttuosi perché le risorse del PNNR devono essere sfruttate, ma lo stiamo facendo appoggiandoci all’istituto tecnico industriale che ha tecnici e ingegneri in grado di mettere in campo progetti e ottenere quegli investimenti. Invece per altri come gli istituti comprensivi (elementari, medie) è più difficile.

Sull’alternanza scuola lavoro

Esiste un buon collegamento fra scuola e mondo del lavoro e non sono mancati risultati positivi. Parecchi dei ragazzi, i più svegli, che hanno mantenuto i contatti con alcune imprese dopo il diploma sono stati assunti. Si comprende che molto dipende dal comportamento dello studente quando esplica quest’attività. Comunque penso che il collegamento scuola/mondo del lavoro debba essere più strutturato.

A riguardo dei gravissimi incidenti che si sono verificati qual è la sua riflessione?

Qui non sono avvenuti come è successo in altre realtà italiane. Sono stati molto curati dalle stesse imprese i corsi sulla sicurezza a cui hanno partecipato gli studenti. Scuole e aziende erano molto consapevoli della loro necessità prima di far fare l’esperienza di lavoro ai giovani.

In Europa come in Italia esiste un forte malessere giovanile: il suicidio è la seconda causa di morte fra i giovani. Sappiamo che la famiglia e la scuola hanno un grosso ruolo e responsabilità.

Certamente, il suicidio è la seconda causa di morte tra i ragazzi sotto i 20 anni, in Italia il 12% dei quattromila decessi annui è legato a questo gesto estremo e riguarda proprio giovani e giovanissimi. Insomma, oltre 500 giovani ogni anno si tolgono la vita. Si tratta di vulnerabilità individuali. La struttura familiare è cambiata: al massimo due figli, ritmi di vita spesso stressanti, in casa non esistono momenti di convivialità, ognuno sta nella propria stanza. Il giovane attaccato al suo iPhone anche quando pranza è cosa comune. In generale, i giovani non sono educati a cercare il senso autonomo della propria vita, ma semplicemente quello di vivere nel modo più gratificante possibile. Nessuno spiega più loro che ogni meta, nella vita, richiede capacità di sacrificio, impegno, dedizione, sudore, anzi ciò che viene loro fatto credere è che tutte le mete si possono raggiungere senza difficoltà. Ultimamente una mamma mi diceva: dò l’iPhone al mio ragazzo per “disattivarlo”. È una frase davvero triste. Qui c’è stato, nel periodo pandemico, solo un caso di suicidio, quello di un ragazzo appena diplomato, ma è invece abbastanza presente il fenomeno della depressione. Nella scuola oramai non si boccia più, tutto va liscio, e così quando è il momento di confrontarsi con la realtà non si hanno gli strumenti per affrontarla. Se i ragazzi trovano difficoltà hanno il computer che dice loro tutto, ai genitori non chiedono nulla, ma anche questi si disinteressano. Difatti disertano i colloqui, spesso la giustificazione è perché quell’ora coincide con la loro di palestra.

Esistono altri fenomeni negativi nella scuola siracusana?

Assolutamente, c’è il fenomeno del bullismo in aumento insieme a quello del razzismo prima minore verso gli altri studenti extracomunitari e sta fiorendo l’emulazione sul fascismo e nazismo. Ho visto su alcuni muri vicino a scuole croci uncinate e scritte inneggianti Hitler. Sono simbologie legate alla violenza, non alla storia passata. Su questo bisogna stare attenti, è una situazione strisciante e pericolosa. C’è di più perché associazioni come Anpi, Amnesty International che prima venivano nelle scuole a parlare di questi argomenti riportando l’informazione giusta con documentari, testimonianze, oggi hanno difficoltà ad essere presenti.

Il rapporto lavoratori e sindacato?

Vi sono circa 7/8.000 impiegati nel mondo della scuola in provincia contando anche i precari. Noi abbiamo il 40% di loro tesserati, eppure la maggioranza usa il sindacato come disbrigo pratiche ad uso personale. Quando sono indette assemblee, quelle ore vengono utilizzate per affari personali. Poi per gli scioperi troviamo pochissima partecipazione. Insomma c’è molta indifferenza, fa comodo stare così e poi lamentarsi perché il sindacato non riesce a portare grossi risultati contrattuali.

E infine c’è da denunciare la nuova legge regionale che porterà a un sostanziale ridimensionamento dei plessi scolastici. È stato deciso d’avere un dirigente ogni 900 alunni, quindi in piccoli/medi Paesi della provincia non esisteranno più dirigenti e si arriverà anche a chiudere plessi scolastici. Invece, la scuola deve rimanere un presidio di cultura anche lì e non essere vista con queste ultime disposizioni un problema di costi. Reputo importante che rimangano le scuole in piccoli centri e che sia presente anche un dirigente vicino.

Da leggere

Siracusa, la paralisi di una generazione: viaggio tra declino demografico, record di scoraggiamento ed esodo dei giovani laureati

1. Le fonti della crisi Questo viaggio nei numeri della condizione giovanile a Siracusa è …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti