Istituto Comprensivo Verga: “Nel quartiere è un presidio di legalità. Non può essere soppresso”!

L’istituto scolastico Verga viene soppresso. È questa la decisione presa a livello regionale (piano di razionalizzazione rete scolastica del 20/1/2023). Davanti a questa notizia docenti e famiglie si sono organizzati in una manifestazione davanti alla scuola mercoledì primo febbraio con una raccolta firme. La disposizione è stata presa dal consiglio provinciale – ha dichiarato l’assessore regionale a Palermo davanti ai sindacati – riferendosi a uno specifico verbale dell’incontro che constatava per il plesso scolastico un numero minore di 500 alunni iscritti, da qui la soppressione regionale in ottemperanza all’attuazione della legge nazionale. Risponde invece Maria Cassonello, del coordinamento regionale del sindacato Gilda, che il numero di iscritti quest’anno è superiore ai 500. Alla manifestazione era presente il sindaco Italia il quale davanti alle ultime dichiarazioni della sindacalista Cassonello si è detto disponibile a chiedere chiarimenti all’assessore regionale e se la decisione regionale rimanesse ferma a impugnare quel provvedimento. Nel suo discorso, fra applausi e battute di mani dei docenti, genitori e alunni, annuncia di aver già detto all’avvocato Trapanese di prepararsi a questa eventualità e che quindi non ci sono motivi di preoccupazione.

Secondo la coordinatrice regionale della Gilda presente a Palermo l’assessore regionale era determinato sulla sospensione e smembramento dell’istituto alla luce del verbale emesso dal consiglio provinciale di cui fanno parte anche sette sindaci, fra cui quello di Siracusa. “Ora noi tutti vogliamo sapere i nomi di chi ha dato il consenso, perché ancora questo verbale non ci è stato consegnato, e capire cosa hanno votato quelli che ora si dicono dalla nostra parte”.

La vicenda del Verga si inquadra nelle politiche scolastiche del governo Meloni tese a investire il meno possibile nella scuola pubblica a vantaggio di quella privata. L’obiettivo, che già qui a Siracusa si intravvede, è quello di una scuola classista, dei ricchi, distante dalle classi inferiori e povere. Al sud andare all’università è diventato un lusso e migliaia di ragazzi provenienti da famiglie sempre più disagiate dopo la scuola dell’obbligo stanno scegliendo gli istituti professionali mentre aumenta il numero di giovani che non pensano neppure a corsi di formazione. È la categoria statisticamente definita Neet (non studia, né lavora). Inoltre Siracusa ha un triste primato: è presente la più alta percentuale di evasione scolastica siciliana. Ci dice una docente presente alla manifestazione: “La situazione sociale non è delle migliori specie in alcune zone della città dove la delinquenza si percepisce maggiormente. Il mio ruolo di insegnante allora non termina in aula, sono in contatto con le famiglie e ho ottenuto dei buoni risultati con alcuni ragazzi che avrebbero potuto scegliere strade sbagliate, spesso quelle dei padri che entrano ed escono dal carcere”.

Afferma padre Carlo D’Antoni, parroco della vicina chiesa: “Non è un vanto, ma in questa situazione la parrocchia rimane l’unico presidio per i poveri, i bambini che vogliono giocare, ecc. Oramai abbiamo la scuola divenuta azienda, lo studente non è una persona, ma un problema da gestire come si fa in una fabbrica con i conti che devono rientrare. Invece la scuola deve rimanere un presidio di civiltà, di cultura, specialmente in un territorio di frontiera come il nostro quartiere; un quartiere in pieno abbandono, dove i servizi non esistono e il parco Robinson è continuamente vandalizzato. Questa è terra di nessuno, la strada è il luogo d’educazione. Ecco perché qui non si può applicare la legge dei numeri, in questo modo si va perdendo sempre più dignità umana. La parrocchia non può supplire a ciò, anche se sognerei un gruppo di giovani e meno giovani che si attivino partendo da questo presidio per dare una risposta differente alla politica aziendalistica sulla scuola”.

“È evidente – dice un’altra docente da tempo in servizio al Verga – che la politica dello Stato è di avere generazioni d’ignoranti, ciechi consumatori di prodotti, privi di capacità critica. Meno si conosce e capisce più facile è essere traviati e questo sta avvenendo da parte dei genitori. Lei lo sa perché tanti genitori sono intervenuti a questa manifestazione? Per loro il problema principale non è la qualità dell’insegnamento impartito ai propri figli, ma la difficoltà logistica: l’iscrizione, avere documenti, ecc. lo spostamento del personale amministrativo in altre lontani sedi. Nel caso specifico del Verga ciò potrà comportare lo sbrigare i documenti all’istituto Raiti a chilometri di distanza dove c’è anche la difficoltà nel posteggiare. E infatti, la decisione regionale è quella della divisione degli uffici amministrativi fra l’istituto del Chindemi, Martoglio e Raiti, ma ovviamente non è questo il vero problema”.

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