SIRACUSA 1994 – 1998. ANALISI DI UN’ESPERIENZA POLITICA* (seconda parte)

… (seconda parte)

Intanto anche Siracusa viene attraversata da “tangentopoli”. Le indagini della magistratura portano alla luce, uno dopo l’altro, diversi scandali che coinvolgono la classe politica locale (smaltimento dei rifiuti, appalto per il tunnel di Ortigia, affitti d’oro della Provincia, il fallimento dell’Aias e del Siracusa Calcio sono solo alcuni tra gli esempi più significativi di cui la magistratura evidenzia pesanti responsabilità politiche).

Come conseguenza di tale deludente e sconfortante situazione, anche in territorio siracusano si alza il vento del cambiamento portando nuovi fermenti idealistici e voglia di radicali trasformazioni degli scenari politici. Già nel 1993, sempre grazie alla nuova legge sull’elezione diretta dei sindaci, si registrano in provincia forti segnali di cambiamento. La storica egemonia della Democrazia Cristiana, infatti, viene spazzata via in molti comuni dove si svolgono le amministrative: a Melilli viene eletta sindaco Pina Magnano, a Priolo Enzo Radino, a Sortino Maria Cannata.

Si assiste, quindi, ad un fiorire di movimenti cittadini in contrasto con gli apparati politici tradizionali in quasi tutti i Comuni della Provincia.

 I MOVIMENTI OVVERO LA SOCIETÀ  CIVILE :  Il Movimento Città Futura

A Siracusa, sicuramente degna di nota è l’esperienza che si sviluppò tra il 1992 ed il 1994 con il movimento “Città Futura”. Intervista a Elio Tocco, già docente di filosofia nei licei, fondatore di C.F.:

<Città Futura si costituisce formalmente nell’ottobre del 1992. Sull’onda dell’antipolitica sorta all’indomani di tangentopoli. Era forte, allora, la convinzione che i partiti avessero fatto il loro tempo, le ideologie dell’ottocento ormai finite. Ci sentivamo già nel nuovo secolo che abbisognava di forme politiche inedite e nuove. Cioè occorreva unire le forze che si riconoscevano in un progetto di futuro prescindendo dal passato. Senza rinnegare le proprie radici, si proponeva la scomposizione delle vecchie culture politiche e un grande patto per il futuro della città basato sul primato dell’etica, della persona, della nobiltà della politica. Attraverso una lettera-invito spedita ad un centinaio di personalità aderirono subito quasi tutte le intelligenze della città di destra, di centro e di sinistra, convinti che gli steccati di divisione e distinzione non avessero più senso, fortemente uniti attorno ai valori supremi della legalità, della lotta alla mafia e allo strapotere clientelare e criminoso della Democrazia Cristiana. Aderirono tra gli altri Marco Fatuzzo, Fabio Moschella, Ivan Lo Bello, Francesco Ortisi, Roberto De Benedictis, Salvo Adorno, Antonio Rotondo, Nello Partescano. Ma a tenere le redini del movimento era il duopolio di Elio Tocco e Fabio Granata.

Da C.F. sono poi passati tutti per cercare un dialogo: i rappresentanti del sindacato, dirigenti dei partiti, personalità della società civile. Anche il notaio Bellucci (più tardi coordinatore di Forza Italia in città) guardò con simpatia al movimento e in parte lo finanziò, mentre i vertici del PDS, in particolare, hanno fatto di tutto per screditare e affossare l’iniziativa.

Con la presentazione pubblica del programma ad opera di Stefania Prestigiacomo (che fino ad allora era una illustre sconosciuta) Città Futura ebbe una grande affermazione: il cinema Salamandra era stracolmo di partecipanti.

C.F. non fu una cosa come tante altre, passò forte su questa città con tante iniziative di successo: manifestazione per l’intitolazione di P.za della Repubblica a Falcone e Borsellino; petizione popolare per lo scioglimento del Consiglio Comunale; incontro a Catania con il movimento Città Insieme; presentazione del Movimento al Cinema Vasquez con Ayala, Adornato, Bianco (1200 persone); partecipazione alla Convention Nazionale di Alleanza Democratica; Convegno al Vermexio con Ennio Pintacuda (“Per una democrazia oltre i partiti”); sostegno e raccolta firme per il referendum sulla legge elettorale; raccolta firme per il SÌ   al metro ….

Senonchè accade l’imprevisto e cioè la scadenza anticipata delle elezioni politiche (marzo 1994). Noi infatti avevamo lavorato per giungere preparati alla scadenza del mandato amministrativo al Comune (maggio/giugno 1994) ed era quello il nostro obiettivo prioritario. Si era quasi alla designazione del candidato sindaco e alla definizione del programma quando invece ci trovammo di fronte le elezioni politiche.

Essendo il maggior referente in Provincia di Alleanza Democratica pensavo potessi essere il candidato naturale di questa nuova formazione al collegio uninominale. Così non fu e reagendo come in politica non si dovrebbe – per rabbia – mi candidai al Senato con la lista Franco Greco ottenendo secondo me un discreto successo (6,8%). Questa scelta suscitò incomprensioni e divisioni che spaccarono completamente il movimento. Da una parte quelli che appoggiavano me, dall’altra quelli che appoggiavano Fabio Granata, contrario alla candidatura in quella lista. Ma un altro episodio collegato contribuisce a decretare la fine di C.F.: tra le file di Alleanza Nazionale viene eletto alla Camera Nicola Bono, già deputato regionale, che deve quindi lasciare il seggio di sala d’Ercole. Fabio Granata (primo dei non eletti alle elezioni regionali del 1991 per l’allora MSI) si trova pertanto a subentrare al suo acerrimo nemico ritornando tra i ranghi del partito dal quale era fuoriuscito.

Poco dopo Moschella diventerà il segretario del PDS.

È l’implosione di Città Futura nel cui declino si incunea l’emergere di Laboratorio Città Progetto, movimento sorto ad opera di parecchi aderenti di C.F. (Ortisi, Adorno, Aliffi, De Benedictis) che, secondo me a ragione, avevano subìto con insofferenza la diarchia Tocco-Granata.

Con L.C.P. si parallelizza, a mio parere, l’esperienza avviata da Città Futura. Forse peccammo di intransigenza e di un dirigismo accentuato ma fu una bella avventura capace di sviluppare un’idea forte: unire tante diversità che insieme costruirono un progetto, ma ancora di più: trovarono un dialogo sulle cose i cui contenuti sono ancora attuali. Nessuno, però, ha mai più pronunciato il nome di C.F. e riconosciutone il valore. Il luogo della politica si dimenticò completamente di quella esperienza.

Subito dopo nacque il “Tavolo Iris”, un’intuizione politica proficua che elaborò un’alleanza strategica attorno ad un programma e ad una squadra determinando la vittoria di Fatuzzo, una vittoria esclusivamente di opinione, non di apparati né di poteri forti.

Non credo sia possibile al momento ripetere simili esperienze. Con il senno di poi è inconfutabile ritenere che i movimenti nascono legati ad un determinato momento storico. Sono strettamente connessi al periodo ed esauriscono la loro spinta con il mutare delle condizioni o il raggiungimento degli obiettivi. Un limite evidente di quella realtà era l’intransigenza, il credere cioè, che la politica fosse tutta cattiva e la società civile tutta buona …

Un accenno di “risorgimento movimentista”, specie quello giovanile, si è tracciato nel 2006 con la candidatura di Rita Borsellino alla Presidenza della Regione (per es. i ragazzi del “Rita Express”) ma è stato un risveglio subito affossato dalle leggi della politica (e dai risultati elettorali).

I pochi giovani disponibili all’impegno politico hanno paura di essere ininfluenti e di essere stritolati come carne da macello. Per la maggioranza di loro vige la ferrea legge del mercato: da una parte una scarsa offerta di luoghi di formazione, dall’altra una notevole richiesta di vantaggi e successi immediati.

L’unico luogo della politica rimasto a Siracusa mi pare sia Agire Solidale, associazione politica in linea di massima emanazione di Laboratorio Città Progetto, vero momento di confronto e discussione che riesce a coinvolgere una vasta fetta della cittadinanza offrendo a essa iniziative di alto spessore su tematiche inerenti la qualità della vita.> (Continua)

( * tratto da una ricerca universitaria realizzata nel 2008: “Etnografia di u’esperienza politica: il caso del Tavolo Iris” che focalizza le vicende politiche in città tra il 1994 ed il 1998)

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