Una “politica culturale” nell’attuale “immaginario sociale” – Lunedì 16 l’apertura di un “Cantiere culturale cittadino”

Alle elezioni del 25 settembre solo il 63,91% degli aventi diritto è andato a votare – il dato più basso dalla nascita della Repubblica –, con un calo di quasi 10 punti rispetto alle elezioni politiche del 2018. Il decennio che abbiamo alle spalle, dal punto di vista della partecipazione politica, è fortemente segnato da questo progressivo e radicale crollo dell’affluenza alle urne. Per la prima volta nella storia della Repubblica, mentre partiti e movimenti, espressioni di una cultura politica di centrosinistra (fortemente e colpevolmente divisi già prima del voto!) sono usciti dalle urne sonoramente sconfitti, l’Italia è guidata da uno schieramento a forte trazione ed egemonia politica di destra radicale, con una donna Presidente del Consiglio. Tale “svolta” avviene, s’inserisce e si inscrive in quella che potremmo definire «l’età dell’insicurezza».
Un quadro che ha avuto come sfondo iniziale la crisi economica 2007-2013, con l’affermarsi vistoso di populismi e sovranismi e l’emergere di una “grande recessione” su cui si sono infrante le promesse della globalizzazione, sì che molti paesi (il nostro più di altri) hanno fatto i conti con le asprezze dell’austerità, la durezza di un lavoro sempre più precario e processi di impoverimento diffuso: un progressivo processo di emigrazione di giovani e specialisti meridionali, impoverendo il “cervello sociale” del Sud Italia. Mentre un rapace “ordoliberismo”, più che il volto irenico ed illusorio della “fine della storia”, ha contribuito a rendere più diffuse le diseguaglianze sociali e di
reddito in gran parte del mondo industrializzato dell’Occidente. Se aggiungiamo a tale scenario gli eventi più recenti: la comparsa del Covid con i suoi drammatici effetti e l’invasione di Putin in Ucraina, che riporta molto indietro e al cuore dell’Europa le lancette della storia, ci rendiamo conto che la “sfera politica” – alla quale è assegnato il compito decisivo di dare senso al futuro e al profilo valoriale di una Comunità – mai come in questi anni è venuta a trovarsi di fronte al venir meno di chiare finalità politico-ideali, un preoccupante allentarsi del “legame sociale”, lo scolorirsi del futuro.
In questo contesto, vistosamente regressivo dal punto di vista sia politico che valoriale, un Partito Democratico all’opposizione – come le altre forze e partititi di “centrosinistra” –, e in un quadro di perduranti difficoltà, si trova a fare i conti con il compito di ridefinire finalità, valori ed interessi da “rappresentare” – connotato di una chiara “identità politica” – al fine di rilanciare la propria azione e peso nel paese. È inevitabile, pertanto, che ogni questione tematica, obiettivo o rivendicazione programmatica su cui incentrare ogni azione politica deve scaturire dalla messa a fuoco di aspetti di concretezza e chiare finalità in campo (“interessi legittimi” e produttività sociale in gioco) e deve rendere visibile lo sfondo ideale e valoriale dentro cui tali finalità sono inscritte. Solo ciò può ridare senso e motivazione alla comunità politica a cui ci si rivolge, affinché la stessa possa riconoscersi in una progetto di estensione della partecipazione democratica, di diritti sociali e di qualità della vita.

Questa breve premessa mi è sembrata, oltre che doverosa, politicamente necessaria, dal momento che anche il PD di Siracusa si avvia a breve verso il percorso costituente con le primarie nazionali di fine febbraio e con le elezioni amministrative in Città e in altri Comuni a giugno. Dal momento che mi è stato chiesto di aprire un “Cantiere politico” per offrire una mappa,
alcuni profili, alcune linee organizzative e finalità di una “Politica culturale” per la città, mi è parso necessario richiamare lo sfondo sociale e “l’immaginario collettivo” dentro cui anche la costruzione di una “politica culturale” andrebbe pensata. Come è ben noto, Siracusa gode da sempre di quel suo “portante passato” storico-culturale, cresciuto in visibilità e fascinazione lungo quest’ultimo decennio – tra servizi Tv e stampa internazionale – anche grazie alla pervasività di quel mix “Cultura-Turismo” che se pur ha la valenza di forte produttività economica, né scioglie, né può avere la pretesa di “fondere in Uno” il valore specifico di queste due “sfere sociali” che
continuano a mantenere la loro autonomia. Peraltro, la crisi sociale e ideale in cui è avvitato da tempo il nostro paese è tale da richiedere innanzitutto di mettere al posto un ampio e diffuso sforzo di elaborazione e riflessione culturale proprio al fine di trovare la chiave di volta che neutralizzi il rischio di una secca divaricazione tra Istituzioni e società.
Dobbiamo intenderci quando parliamo di “politica culturale di una comunità”, delle finalità che tale espressione deve significare e quali obiettivi deve prefissarsi. Proverei a declinarla in questi termini. Si tratta di immaginare, di pensare, di dar vita ad un’azione politico-istituzionale che abbia come finalità precipua quella di «elevare, far crescere il punto medio di competenza intellettuale e valoriale dei cittadini – giovani, donne, anziani, abitanti, ecc. – di una comunità».
La cultura, dunque, come ampio, ricco processo di socializzazione. Entrambi i termini indicati – “cittadini e comunità” – sono i punti di riferimento di questa finalità. Tenere uniti i due termini è decisivo per ritessere ed alimentare quel legame sociale che si regge ed ha come sfondo sia il potenziamento delle libere istanze culturali di ogni singolo individuo, sia il potenziamento e la crescita della dimensione civile e valoriale della comunità. Senza questa congiunta finalità, il rischio è la frammentazione individualistica e il deperimento comunitario! Come non cogliere, peraltro, i segni negativi che tra tanti giovani e in alcuni quartieri periferici si sono manifestati o
addirittura resi più vistosi, in particolare dopo i tre anni di restrizioni/limitazioni delle forme di socializzazione cui ci ha costretto il Covid?
Prima ancora di ragionare su momenti del “tempo libero” delle persone, o di dare qualche indicazione per qualche “evento culturale”, o di suggerire qualche occasione di piacevole passatempo per cittadini e turisti, si tratta di pensare innanzitutto al ruolo autonomo e/o coordinato e collaborativo – in una logica “di sistema”, per intenderci! –, che tutte le Agenzie formative, Istituzioni, Associazioni, Organismi culturali, ecc. che producono sapere, conoscenza, cultura, arte, ecc. devono e possono svolgere all’interno della nostra Comunità.


Come è evidente, non solo non si tratta di imporre alcun “dirigismo culturale” a qualcuno –, come se la principale Istituzione politica della città possa pretendere di restringere dentro una griglia predefinita il vasto arcipelago di Enti, Organismi e Associazioni culturali. Quasi che debba essere il Comune a dettare, dall’alto del suo ruolo politico, al vasto mondo culturale (Scuole, Biblioteche, operatori culturali, teatrali, associazioni, musicisti, artisti, intellettuali, librerie, centri culturali, ecc.) gli ambiti, le linee, i temi dei diversi linguaggi, iniziative o attività culturali rivolte ai cittadini. È poi del tutto evidente che da sempre il “tessuto storico culturale” di Siracusa – dalla Fondazione Inda all’Ortigia Film Festival, dalla Facoltà di Architettura ai Musei, alle singole Istituzioni scolastiche, a “Città Educativa”, al tessuto delle Librerie, ecc. – vive ed esperisce in autonomia la propria ideazione culturale portando il timbro della propria specifica finalità: dal genius loci che si custodisce ai diversi “linguaggi culturali” che tale “mondo
culturale” rappresenta ed aggrega.
Mentre si tratta di comprendere come il processo di delegittimazione della sfera politico- istituzionale e dei principali corpi politici e sociali di rappresentanza e mediazione – quella dei partiti politici, la più vistosa! – si sia tradotto nell’impoverimento della propria dimensione ideativa, valoriale e culturale, sino a disperdere ed isolare un potenziale significativo di energie intellettuali, di sapere, conoscenze e competenze specifiche, fallendo così nel compito di costruire una produttiva tessitura del “general intellect” (cervello collettivo) della città, in grado di elevare la qualità della vita complessiva dell’intera comunità. Ecco, a me sembra sia questo il punto di analisi e lo stato dell’arte dal quale provare a ripartire, innanzitutto per raccogliere sia eventuali punti di vista differenti rispetto al quadro qui prospettato ed anche per “tradurre” in termini di idee, suggerimenti, temi, ambiti, forme organizzative, strategie di intervento, indicazioni “di sistema”, ecc. le linee propositive ed organizzative per una “politica culturale” all’altezza delle finalità indicate, provando ad uscire da quella condizione di “occasionalismo politico” che sembra essere il modus operandi più tipico in città.

Sorvoliamo, in questa sede, da domande tipo:

“Quale il destino del Teatro Comunale?”;

“Il Premio Vittorini” è in grado di segnare una svolta, ponendosi all’altezza della bella Rassegna “A tutto volume” di Ragusa?

In che modo la presenza e l’incremento, pur autonomo, della formazione universitaria e di ricerca specialistica a Siracusa (Architettura, Promozione dei Beni culturali e Scuola di archeologia; l’Università Kore di Enna, i nuovi corsi dell’Università di Messina, la Fondazione Ortygia) sono in grado di strutturare una relazione intellettuale e di
competenze con la realtà cittadina?

Si riuscirà a mettere su un lavoro di sistema per costruzione il progetto Siracusa “Capitale europea della cultura per il 2033”, quale chiave di volta per una radicale discontinuità nel quadro che qui abbiamo provato a delineare? E via dicendo!
Lunedì 16 gennaio, alle ore 18,00, presso la sede del Partito Democratico – corso Gelone n. 1 (parte alta, alle spalle del rifornimento Q8) – ci proponiamo di mettere a fuoco i temi qui appena tracciati. Intendiamo svolgere un incontro aperto anche a presenze e competenze esterne al partito, con lo scopo di arricchire il ventaglio delle questioni attinenti il progetto di una “Politica culturale di sistema”; accogliere proposte, suggerimenti, dati informativi, rilievi critici, ecc.

Le linee generali proposte in questo articolo, pur indicative, costituiscono la traccia (quasi un’introduzione)
in modo da rendere l’incontro un’occasione ampia e produttiva di confronto. È quanto ci auguriamo!

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