Le lacrime dei pesci non si vedono

Difficile descriverlo usando una sola definizione, tanti e tali sono i suoi impegni lavorativi.

In questa circostanza lo incontriamo in veste di scrittore, o sarebbe meglio dire di romanziere, visto che la scrittura ha sempre un ruolo centrale nella sua vita professionale. I suoi impegni come autore televisivo e teatrale si intrecciano, infatti, a quelli di curatore di collane editoriali, di saggista e di autore di fiction, ed anche ad una intensa attività da docente.

Massimiliano Scuriatti è un intellettuale poliedrico, già autore per l’editore “Bietti” di una raccolta delle opere teatrali di Giuseppe Fava e di un importante saggio dedicato a Totò, intitolato “E io lo nacqui. Totò, o l’arte della commedia bassa”.

Di recente ha pubblicato per “La nave di Teseo” un romanzo che ha riscosso importanti apprezzamenti, “Le lacrime dei pesci non si vedono”, ambientato ad Augusta, sua città natale, che racconta una vicenda familiare che trae le mosse dalla moria di pesci avvenuta ad Augusta agli inizi degli anni ’80, a causa dell’inquinamento industriale. Per la medesima casa editrice nel corso del 2021 aveva già pubblicato “Una vita, mille vite. Conversazione con Lorenza Mazzetti”, lavoro in forma di dialogo con cui ripercorre la vita e le esperienze professionali dell’artista romana.

Lo incontriamo presso gli studi di Radio Avalos, approfittando della sua presenza in città durante le vacanze natalizie, per una chiacchierata che trae lo spunto di partenza proprio dal suo ultimo lavoro.

“Il libro nasce dal fatto che ho vissuto, visto e respirato l’aria della città – racconta Scuriatti – e questa situazione (l’industrializzazione delle coste, ndr) che nel bene e nel male ha portato anche dei benefici. È nato innanzitutto il titolo, ispirato ad un pensiero che ho maturato da ragazzino alla visione della rada di Augusta dalla banchina torpediniere, ricoperta di uno spesso manto sul quale sembrava possibile camminare. In quella occasione, venne fuori il pensiero delle lacrime dei pesci che si mischiano all’acqua e quindi non si vedono, come non si vede il loro dolore. Io, invece, lo percepivo perché li vedevo gonfi e boccheggianti, queste immagini mi restarono molto impresse, erano i primi anni 80, avevo undici anni. Attorno a questo pensiero ho costruito una storia, un romanzo calato in un contesto reale, dedicato alle vicende di una famiglia, che prende le mosse dal 1949 quando iniziarono ad insediarsi gli impianti industriali. Ho raccontato attraverso i decenni successivi l’agio e il disagio che è nato da quella scelta. Il protagonista è un ragazzino che finalmente inizia a navigare da solo, proprio nel giorno in cui si accendono le luci degli impianti”.

Per la stesura del romanzo, hai utilizzato anche storie reali di cui eri a conoscenza?

“Il romanzo non nasce da storie raccontate, ma da emozioni vissute, quello che racconto e i personaggi sono frutto della mia fantasia, però è sicuro che qualcosa sia venuta fuori dalle esperienze quotidiane che si vivevano in città, dalle parole che si sono dette, da quello che abbiamo vissuto, fino agli eventi scandalosi recenti”.

Allontanandoti da Augusta hai cambiato il modo di osservare la tua città?

“Da lontano fai delle ricostruzioni mentali del luogo in cui sei vissuto e bisogna essere bravi a non idealizzarlo troppo. Nella mia ricostruzione, supportata dalla memoria, ho sempre cercato di essere obiettivo. La visione da lontano, come nei dipinti, ti permette di avere uno sguardo di insieme, quando ti avvicini invece cogli il dettaglio, ma non riesci a vedere il contesto. Questo mi ha aiutato a ricostruire il tempo passato guardandolo con un certo distacco e anche con nostalgia”.

Il tuo romanzo è stato apprezzato dalla giuria che ti ha assegnato il prestigioso premio letterario “Pagine della terra”, cosa hai provato nel ricevere questo riconoscimento?

“Quando ho saputo del premio ero di ritorno da Spoleto, dove avevo presentato il libro. Con sorpresa ho letto la notizia, appena pubblicata dall’Ansa, dell’inserimento del mio romanzo nella terna dei finalisti del premio. La consegna è avvenuta al teatro La Fenice di Venezia. È un premio importante che riguarda la narrativa ambientale ed ha avuto in giuria anche Ermete Realacci e il Generale dei Carabinieri Marzo, che si è occupato di tematiche ambientali di grande rilevanza. Per me è stato un onore ed anche una esperienza molto bella, il libro sta vivendo una bella vita, “La nave di Teseo” è una bellissima realtà ed Elisabetta Sgarbi ha colto nel mio lavoro qualcosa di buono e mi ha dato un supporto straordinario. Con loro ho già pubblicato un libro basato su un dialogo con Lorenza Mazzetti, nipote di Robert Einstein, testimone diretta della strage di Rignano sull’Arno in cui venne uccisa, con un pretesto, la famiglia dello zio, che per il dolore si suiciderà”.

Vista la tematica che tratti nel tuo romanzo, cosa hai provato quando hai letto o visto le inchieste che di recente hanno riguardato la Città e la zona industriale?

“Di fronte alle inchieste ho provato una rabbia incontenibile, dovremmo tenere a mente la lezione di Giacinto Franco, ma non c’è la volontà politica ed economica di contenere un fenomeno che non è più possibile accettare oggi. Il mio protagonista ha capito che con il progresso non si vince, ci si è dentro e non se ne esce. Il mare non è più il nostro mare, lo abbiamo abbandonato e non vi possiamo più tornare. Il mare è il nostro liquido amniotico, come una volta mi disse Manlio Sgalambro, e quando tu lo abbandoni volontariamente è difficile tornarci. Negli anni ‘40 non sapevamo a cosa saremmo andati in contro, ma nel 2022 non è più accettabile che debba leggere sull’Espresso di settembre degli sversamenti in mare, fatti come se niente fosse”.

Quali sono i tuoi impegni futuri?

“A gennaio riprenderò la presentazione del mio testo dedicato a Lorenza Mazzetti, proprio nel periodo in cui ricade l’anniversario della sua scomparsa. Tra poco, inoltre, uscirà il terzo volume della trilogia dedicata ai testi teatrali di Giuseppe Fava, si tratta di una raccolta di inediti, ovvero di testi che non sono mai andati in scena. Lo scorso settembre ho partecipato ad una manifestazione a Catania al Castello Ursino in occasione dei cento anni dalla nascita di Giuseppe Fava, alla presenza degli attori che hanno lavorato con lui e del genero che si occupa dell’archivio, nel quale sono stati rinvenuti inediti e testi provvisori che la fondazione Fava ha messo a disposizione di chiunque volesse consultarli. Sto anche pensando ad un nuovo romanzo, ho tanto materiale accumulato nel tempo, che sto valutando per scegliere un’idea tra tante, spero presto che prenda corpo. Continuerò anche la mia collaborazione con la scuola di cinema Michelangelo Antonioni di Busto Arsizio, in cui insegno sceneggiatura”.

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