È recente la notizia secondo la quale il Castello di Brucoli sarà oggetto di un restauro per il quale la Sovrintendenza ai Beni Culturali di Siracusa ha pubblicato un bando di gara che prevede un intervento finanziato con risorse europee attinte dal “Fondo per lo sviluppo e la coesione”. Un investimento di circa due milioni di euro, che dovrebbe prevedere lavori per circa un anno.
Già, ma con quale prospettiva? Nulla infatti si dice a proposito di un’eventuale futura utilizzazione o destinazione della struttura che, per caratteristiche e collocazione, si presterebbe ad essere valorizzata per scopi culturali e turistici. Proviamo a dare un contributo in tal senso parlandone con Giampiero Lo Giudice, presidente dell’Associazione storico e culturale “La Gisira di Brucoli”, da anni impegnata nella valorizzazione storica e culturale del borgo marinaro.
Quanto è importante il Castello nella storia e nella cultura di Brucoli?
Il castello “Regina Giovanna” di Brucoli è l’anima di questi luoghi sin dal 1472, anno in cui si pose la prima pietra per la costruzione di quella che allora era solo una torre, posta a difesa delle economie del territorio e delle sue genti. Alla sua ombra si è sviluppato il tessuto sociale ed economico di Brucoli, una realtà che ha saputo trasformarsi nei secoli da insediamento bassomedievale, dedito a poverissime economie di sostentamento, ad una comunità radicata nelle sue origini e fortemente orgogliosa del suo passato. Il Castello, da sempre, ha svolto molteplici funzioni, da difensive a residenziali, alternando decenni di massimo splendore a momenti di decadimento, vicissitudini che, dal punto di vista etnoantropologico, sono state nutrimento per questa comunità identitaria e legatissima alle proprie radici”.
Quali sono le vostre aspettative in termini di recupero del manufatto?
Per quanto sia privo della parte alta della torre centrale, ridotta a causa del sisma del 1693, la struttura ha comunque custodito molti richiami tipici delle architetture dei secoli precedenti alla costruzione, nonostante gli interventi di restauro che ha subito. Sarebbe auspicabile che una parte delle somme, attraverso una variante al progetto, venisse spesa per un’indagine preliminare georadar del sottosuolo che, da documentazione notariale, dovrebbe custodire tutta una serie di ampi cunicoli di collegamento tra il perimetro esterno del castello e quello interno, riconducibili alla struttura difensiva all’interno del fossato, quel medievale “barbacane”, presente anche qui a Brucoli. Sicuramente sarebbe un recupero importante dal punto di vista architettonico e un elemento di novità nell’offerta turistica del territorio.
Quali ritenete possano essere le prospettive concrete di valorizzazione? Quali le possibili destinazioni?
Il Castello, per la sua centralità rispetto al territorio, è chiaramente un elemento di forte catalizzazione sociale. Un potenziale enorme che, se messo in un ambizioso programma di riuso e rivitalizzazione dei suoi spazi, certamente darebbe un valore aggiunto alla proposta turistica del territorio. Questo luogo è uno tra i pochi, se non addirittura l’unico, di cui ci sono arrivate informazioni molto dettagliate sugli usi e costumi della nobiltà aretuseo-catalana di fine ‘400, e potrebbe tranquillamente indossare l’abito di museo “esperenziale”, rispetto alla staticità dei classici musei a cui siamo abituati. Potrebbe diventare un incubatore artistico di esperienze, capace di far immergere il visitatore in una “macchina del tempo” che, attraverso lo storytelling e un approccio immersivo e interattivo, faccia scoprire la storia di questo magico luogo. Non stiamo parlando di fantasie ma di realtà che già da decenni esistono nel mondo e che hanno cambiato l’approccio all’arte e alla bellezza dei luoghi, avvicinando alla storia anche le generazioni più giovani che della “connessione” si nutrono. L’idea può spaventare, lo capisco, ma bisogna aprire la mente e avere una vision diversa se si vuole concretizzare realmente qualcosa di unico per questo splendido castello.
Può, quest’opera di restauro e di recupero, essere un volano per la valorizzazione di Brucoli anche da un punto di vista culturale?
E’ fuor di dubbio che, se si integra l’offerta turistica con una proposta di spessore come l’apertura di un museo con caratteristiche anche esperenziali, i frutti non possono che arrivare. Ricordiamoci che le economie non sono statiche e che, oltre al classico turista da week-end mordi e fuggi, si possono attrarre in questi luoghi anche portatori di interesse capaci di dare un valore aggiunto al territorio, investendo in servizi integrati e connessi alle economie del sito. Insomma, impariamo a guardare oltre il nostro naso e fuori dalla piccola comunità perché, se vogliamo far parte dei circuiti delle agenzie di viaggio più importanti, dobbiamo offrire un prodotto all’altezza. Il marketing dell’offerta turistica non fa sconti a nessuno ma Brucoli, per le sue caratteristiche e la sua importante storia, sicuramente potrebbe ritagliarsi una nicchia nel mercato non indifferente. Il fiorire di una cultura diversa nel sociale di questi luoghi è solo una conseguenza di quanto si deciderà di investire in questo settore, che sarà un vettore di traino importantissimo per proiettare Brucoli in una dimensione moderna, pur rispettando le peculiarità del luogo.
Quali altri interventi auspicate sul sito?
Propongo un argomento che ci sta particolarmente a cuore e che altre volte abbiamo ribadito. L’impatto dell’asfalto sulla piazza antistante il Castello è devastante, all’interno di un quadro paesaggistico di grandissima bellezza. Quell’antico maniero che ai suoi piedi si ritrova una oscena colata di asfalto sinceramente genera perplessità. La piazza dinanzi al castello è parte della vita di questo luogo e merita un’attenzione particolare. Basterebbe fare un restyling della Piazza con un’opera di ripavimentazione con basole antiche che valorizzino tutto il contesto e cancellino per sempre la violenza di un asfalto che ricorda più un parcheggio che un luogo di ritrovo di una comunità. Sappiamo benissimo che l’intervento non può rientrare nelle opere già appaltate per il restauro del castello ma chi di competenza dovrebbe mettere in cantiere questa opera a corredo di una più ampia operazione di valorizzazione del sito.

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