Lo Giudice: vedo bene il pragmatismo di Calenda, ma riuscirà ad unire il Terzo Polo a Siracusa?

Riceviamo e pubblichiamo un contributo di Donatella Lo Giudice in riferimento alla presenza del leader di Azione nella nostra Città

La presentazione a Siracusa del libro di Carlo Calendala libertà che non libera” mi ha inevitabilmente indotta a diversi spunti di riflessione.

Calenda sta antipatico a molti, io lo tengo d’occhio da quando era in Confindustria cioè ben prima che entrasse funzionalmente come soggetto attivo della rappresentanza politica italiana. Ha i modi da primo della classe e i primi della classe stanno sul naso, tuttavia è indubitabilmente un appellativo che nel merito, indossa molto bene. Perché?, perché studia i fenomeni, perché quasi sempre lo fa indipendentemente dalla sua appartenenza politica, dunque il suo pensiero scaturisce da una formazione culturale molto ampia, da una informazione costante, attiva e presente, da una onestà intellettuale che personalmente gli riconosco.

Fatta questa dovuta premessa (a parte la sua posizione sul conflitto ucraino da cui mi discosto) sono tornata a casa come quando vai al supermercato e torni con tante buste della spesa tutte strapiene e cominci ad immaginare tutte le pietanze che potrai cucinare. Stai lì con tutti quegli ingredienti che ti fissano e ti volteggiano davanti come le stoviglie nella cucina stregata di Sir Ettore ne La Spada nella Roccia. Qui c’è bisogno di Merlino e della sua Magia Buona.

Calenda ha parlato a tutto tondo, più di etica  e di prassi che di politica in senso stretto, toccando i temi quotidiani, i maggiori che il Paese sta attraversando con pragmatismo e senza preconcetti, spaziando dalla comunicazione via social all’immigrazione, dal conflitto in Ucraiana al nichilismo sociale, dal progresso ineluttabile al valore alto della politica. Ma andiamo con ordine. Partiamo con un esempio aderente alle cronache del giorno: cosa ne sappiamo noi veramente del fenomeno dell’immigrazione? Poco o nulla. Spesso siamo indotti a formarci la nostra opinione sulla scorta di quello che ascoltiamo nei talk show, i quali sono più interessati a raccontare la cronaca, il bimbo che annega, la donna incinta, la disperazione …ci lasciamo avvolgere (io per prima) da un forte sentimento di pietà e di angoscia, magari esterniamo sui social tutto il nostro dispiacere e la nostra rabbia e tutto finisce lì.

Eppure votiamo una classe dirigente che dovrà gestire il fenomeno. Li mandiamo in Europa! Siamo responsabili, in parte anche noi. Chi voto? Quelli dello slogan “porti tutti aperti”? o quelli con lo slogan “aiutiamoli a casa loro”? Le ONG sono navi di proprietà di benefattori e filantropi?  Veramente una semplificazione pericolosa.

Chi ha lavorato sulle rotte migratorie dei trafficanti di uomini, racconta che questo (il traffico di uomini) è uno dei lavori più redditizi al mondo. Il Mediterraneo, ad esempio,  vale milioni e milioni di euro cash che vengono reinvestiti in attività criminali, fanno una montagna di soldi sfruttando le vulnerabilità. Le vulnerabilità normative, i decreti flussi, il desiderio di libertà di questi poveri esseri umani che fuggono, vengono utilizzati dal trafficante di uomini che può essere il proprietario di una flotta di pescherecci, il gestore di un bazaar in nord Africa, un poliziotto, un funzionario compiacente che muovono persone dal punto A al punto B sul globo e ci fa  una montagna di quattrini. I migranti lo chiamano “il mio agente” e per gli agenti loro sono i loro “clienti”.

Secondo un rapporto di Frontex l’anno scorso, la presenza di navi ONG ha svolto un ruolo di attrazione per le partenze al largo delle coste Libiche e questa purtroppo rappresenta una buona opportunità per i trafficanti di uomini.

Rispetto all’immigrazione c’è un vuoto assoluto della politica e dell’informazione che ne fa solo una narrazione allarmata ed emotiva: o di chiusura sovranista oppure pietistica e paternalistica, modalità che certo non aiuta a capire il fenomeno. Un trafficante un giorno ha dichiarato:  non fermerete mai i trafficanti e nemmeno i migranti, se non c’è lo Stato, non c’è l’Europa ci sono le organizzazioni criminali (in Sicilia lo sappiamo bene) che quel vuoto lo riempiono a pagamento. E sull’argomento primeggia il sentito dire, lo sproloquio da da talk show, il chiacchiericcio da bar.

Invece, tornando al Calenda pensiero, ho avuto modo di apprezzare un approccio fondato sul buon senso, non arroccato a posizioni rigide e preconfezionate. Personalmente sull’argomento mi sono fatta l’idea che i  muri servono ad allungare le rotte a renderle più pericolose e costose, che c’è una colpevole assenza europea che alimenta inconsapevolmente tutto questo e che il traffico rende un fiume di denaro a costo zero! Denari che vengono drenati dalle economie e che adeguatamente investiti potrebbero aiutare a gestire davvero il fenomeno a monte.

Bene. Anzi male. Perché il Paese che osanna Draghi ha poi scelto Meloni (che stava all’opposizione) perché ha, ad ogni elezione, la necessità di provare a cambiare e allora, tornando in cucina, assaggia un altro piatto sperando che questa volta non gli venga la gastroenterite, dimenticando sempre che quel piatto se l’è cucinato e se lo continua a cucinare da solo.

Forse è il caso di fare una riflessione profonda sulle posizioni  politiche ed in particolare sulle sinistre di questo Paese (il plurale è d’obbligo) che hanno finito per creare un grande malcontento fra gli elettori. Servono leader che facciano scelte politiche chiare e coerenti e non finiscano per scolorire gli ideali, quelli veri, i valori in cui crediamo. Guardiamo in Lombardia: al momento i candidati sono Cottarelli e Moratti, uomo  donna del Pd? La risposta è no. Sono persone di valore, certamente sì, di conseguenza si attiva un cortocircuito che è la rappresentazione plastica della dimostrazione della mancanza di uomini e donne che possano rappresentare la classe dirigente a sinistra. Il mio retropensiero è che la sinistra preferisca tenersi le poltrone piuttosto che mettersi in gioco. Vedi sempre le stesse persone: un politburo che garantisce solo se stessi, senza progetto e senza visione. Così il Paese osanna Draghi ma poi attribuisce il 60% della fiducia a Meloni. In questo confuso medioevo del pensiero politico, il progetto riformista di Calenda e Renzi, a me convince sempre di più. Almeno su scala nazionale. Perchè  poi il pragmatismo, la praticità, la concretezza di Calenda  deve fare anche i conti con tutto ciò che concerne la politica interna, la gestione dei rapporti, la soluzione delle beghe locali.

Infatti Calenda in occasione della presentazione del suo libro ha confermato la ricandidatura di Francesco Italia a Sindaco di Siracusa scivolando però su una battuta infelice su Garozzo, l’uomo di punta di Italia Viva in città. Si sa, infatti che Garozzo già da tempo ha dichiarato di non appoggiare la ricandidatura del sindaco uscente. Altro che unità del Terzo Polo.

Come direbbe il buon Pier Luigi Bersani: è quest’acqua qua. Non so se i siracusani stavolta la berranno.

 

 

 

 

 

 

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