Mi spiace leggere la risposta dell’Assessore Giuseppe Raimondo del quale ho sempre menzionato qualità tecniche e umane di cui resto comunque convinto, ma soprattutto mi rifiuto di trattare un argomento, tanto importante per la città, come uno scambio a due senza un fine costruttivo, dove i termini sono “barzellette“, “filosofia” “clamorose inesattezze“, “banalizzazioni“, “storielle“. Credo si possa difendere la propria scelta anche senza irridere il lavoro altrui, specie quando se ne è fatto parte, vantandone insieme al Sindaco i risultati in occasione della firma di un importante contratto come quello con Siam che include ancora oggi il progetto di cui si discute per la captazione acque Anapo. Ma andiamo con ordine:
1) DUBBI PORTATA CONDOTTA – Come già detto, la condotta Ex Cassa del Mezzogiorno da 50 anni è asciutta ovvero ha una portata zero l/sec per via della paratia a monte aperta e rotta che non permette al livello dell’acqua di raggiungere la bocca di ingresso della condotta. Condotta progettata per una concessione di 2mc/sec pari a 2000lt/sec. Le portate indicate dall’Assessore Raimondo sono invece relative alla condotta di Petino che alimentano l’omonima centrale Enel e che, come da lui certificato, sono di 700 lt/sec pari a 11 milioni di mc/anno. Messa così potremmo già dire che solo la portata rilasciata a valle della centrale Enel dalla condotta di Petino, se intercettata, sarebbe quasi sufficiente per sostenere l’intero fabbisogno annuo di acqua della città di Siracusa pari a 14 milioni di metri cubi. Ma il dato che si continua ad ignorare è l’intera portata di 2 mc/sec della condotta ex Cassa del Mezzogiorno, oggi a secco ma capace a regime di superare di gran lunga tale fabbisogno cittadino. La stessa si aggiungerebbe a quella della Condotta di Petino e alla portata fornita dai pozzi esistenti ancora buoni (quasi la metà sul totale) fornendo acqua per almeno 6 mesi piovosi, quindi in grado di far respirare la stessa falda per almeno il 50% dell’anno. Non è un caso che si faccia cenno al Galermi, che incrocia la condotta ex Cassa del Mezzogiorno alla vasca Monteforte, non per attingerne l’acqua ma al contrario per cederne al canale Galermi, stremato dagli attingimenti agricoli più o meno regolari che ne hanno abbassato ad 1/4 la portata causando il rischio di collasso e deperimento di un’opera che è lì da 2500 anni e dalla quale si potrebbe recuperare la risorsa acqua a valle prima che finisca in mare.
2) SOGESID – Sugli studi Sogesid diciamo solo che sono stati la base del Piano d’Ambito in vigore fino allo scorso anno, che sicuramente vanno rivisti ma a farne carta straccia ci sembra un po’ esagerato.
3) INQUINAMENTO ACQUE – Partendo dal presupposto che parliamo delle acque del fiume prelevate a valle di una Riserva Naturale come Pantalica, le analisi effettuate proprio davanti alla presa della condotta asciutta ex Cassa del Mezzogiorno e non Petino, appena un anno e mezzo fa, hanno certificato una quantità di azoto quasi assente e abbondantemente dentro i limiti e tracce di coliformi in quantità che lo stesso laboratorio definì di origine animale, potendo derivare dalla stessa fauna della zona. Ciò ad indicare un’ottima qualità dell’acqua superficiale di Pantalica al netto dell’obbligo, per ogni acquedotto che utilizzi acque superficiali, del necessario potabilizzatore (da che mondo e mondo non ti bevi l’acqua del fiume tal quale), potabilizzatore chiaramente previsto nel progetto incaricato a SIAM per la captazione dell’Anapo. Personalmente non credo che un Comune come Ferla e gestito come Ferla immetta i reflui depurati fuori dai limiti tabellari nel corso d’acqua di una riserva naturale. Discorso diverso vale per Palazzolo e ancor più per Buccheri i cui reflui non sono collegati al depuratore di Ferla per ovvie ragioni di distanza e dimensionamento del depuratore e finiscono per ingrottarsi giù nella falda molto prima dell’Anapo senza mai raggiungerlo. Aggiungo che giustificare l’impossibilità di usare l’acqua a valle di Pantalica (certificata oligominerale) per i reflui depurati di poco più di 3.000 abitanti tra Cassaro e Ferla (5 volte inferiori ai 15.000 citati), sarebbe in totale contrasto con il D. Lgs. 11 maggio 1999 n. 152 che da oltre 20 anni pone l’obiettivo di tutelare tutte le acque (superficiali e sotterranee) per prevenire e ridurre l’inquinamento e “perseguire usi sostenibili e durevoli delle risorse idriche“, senza tenere conto della Legge n. 36 del 5 gennaio 1994, la cosiddetta Legge Galli, relativa alle disposizioni in materia di risorse idriche, che stabilisce come tutte le acque superficiali e sotterranee siano pubbliche e che il consumo umano sia prioritario rispetto agli altri usi ovvero agricolo e industriale. D’altronde nessuno di buon senso userebbe una cassa di Levissima per darla alle piante o farci la pipì dentro.
4) VASCHE E SERBATOI – Ancora una volta non si comprende il punto, lì dove i 65.000 mc delle vasche Ortonuovo e Monteforte non sono certo sostitutivi al canale che continuerebbe ad alimentarli ma, come specificato, sarebbero delle risorse di stoccaggio notevolmente superiori ai serbatoi di cui oggi è dotata la città e soprattutto immediatamente disponibili. Fermo restando ancora una volta che metà dei pozzi della città, quelli che nessuno ha mai detto di voler sostituire ancorché presentano ad oggi una buona qualità dell’acqua, continueranno a fornire quasi la metà dell’intero fabbisogno annuale cittadino.
5) QUOTE E RILANCIO – Infine la possibilità della condotta esistente (non dei serbatoi) di raggiungere Tremilia è un dato di fatto che può essere sfruttato per connettere la stessa all’acquedotto e rifornire le zone più a valle. Invece la vasca Monteforte, presente in contrada Carancino (non tanto lontana dal vecchio progetto Campo Pozzi) che beneficia di una portata in continuo per caduta, è ad una quota quasi pari a quella del serbatoio più alto della città appena sotto l’Eurialo. È facile dedurre che far fare un passaggio in orizzontale, uno scollinamento di 20 metri all’acqua di una singola condotta, è cosa ben diversa dall’attingere la stessa da 14 singoli e differenti pozzi alla profondità verticale sottoterra di 80 metri (come i pozzi San Nicola) in termini di numero di pompe, di forza motrice e relativi consumi e costi. Continuare a far passare il nuovo campo pozzi come scelta sostenibile in termini economici e ambientali e criticare il progetto di riuso di una condotta esistente per sostituire 2 campi pozzi insalinati, concludendo che però si tratta solo di un risparmio di costi, non della loro eliminazione totale (ancorché si parli di milioni di euro), è un ragionamento escludente che non porta lontano e non giova a nessuno. Inoltre lo stesso nuovo campo pozzi di contrada Belfronte non è citato tra gli investimenti del Piano D’Ambito 2022 (dove risulta ancora il precedente di cda Carancino) e la stessa area di prelievo presenta poco più a monte un inghiottitoio che assorbe e può condurre nella stessa falda tutta l’acqua delle campagne coltivate circostanti con tutti i problemi e la carica di inquinanti tra azoto e pesticidi che andrebbero a modificare la qualità di quella stessa fonte che si è deciso di intercettare a valle da sotto terra piuttosto che a monte dal fiume limpido di una riserva. Detto tutto ciò, è assurdo parlare di dati, misure, confutazioni oggi, a valle della conclusa partecipazione ad un bando da 20 milioni di euro per un nuovo campo pozzi, quando si è avuto un anno per verificare e aggiornare il progetto esecutivo per l’uso acque Anapo e condotta ex cassa mezzogiorno previsto nel bando del SII il cui fine era proprio quello di non rifare un campo pozzi in sostituzione di un campo pozzi seguendo la stessa logica che ci ha condotto fino a questo punto.
La verità probabilmente è che si pensa spesso a questi fondi come a un’opportunità per smarcare una nuova casella della tombola, senza valutare bene se chi domani li dovrà ripagare rischia di trovarsi un’opera già ammalorata ancor prima di poterne godere dei benefici in un loop senza fine dove i termini riuso e ottimizzazione dovrebbero essere la regola e non l’eccezione.

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