Lucia Corsale, giornalista e scrittrice, rappresenta una delle voci letterarie dell’area aretusea: autrice di racconti (ricordiamo “Il Plasma di Ciccio”, illustrato da Francesco Nania e distribuito dall’Avis comunale nel 2007, “Il brillante di Turi”, che ha vinto nello stesso anno il III premio al concorso letterario “La Mongolfiera”, la raccolta “Le cravatte di Corpaci” per l’editore Emanuele Romeo, “Il canto del gallo”, “Il compleanno” e altri, presenti in diverse antologie tra cui quelle curate da Algra Editore), ha pubblicato il romanzo “Don Antonio” (per i tipi del compianto Arnaldo Lombardi, cui è intitolato il premio per l’editoria indipendente nell’ambito del Premio Vittorini); con il racconto dalla forte vena teatrale “Rosamunda” si è aggiudicata il Premio intitolato a Mario Re nell’ambito del Contest Sicilia Dime Novels 2021 ed è anche attenta e appassionata lettrice, specie in dialetto (pensiamo alle collaborazioni con il Centro Studi di tradizioni popolari intitolato a Turiddu Bella), oltre che intervistatrice e presentatrice (ricordiamo la coordinazione di diversi incontri letterari e la trasmissione condotta e ideata per TRIS ”Segnalibro”).
Con “Rosetta”, il cui contesto retrogrado costituisce un’allegorica trasposizione dell’ipocrisia coniugale, Lucia Corsale si è aggiudicata, assieme ad altri ventiquattro autori provenienti da tutta Italia, il “Premio letterario Racconti nella Rete 2022”, organizzato nell’ambito della ventottesima edizione del Festival LuccAutori, svoltosi dal 24 settembre al 2 ottobre a Villa Bottini.
Il racconto, pubblicato nell’omonima antologia curata da Demetrio Brandi, prefata da Michele Cecchini, edita da Castelvecchi ed il cui disegno di copertina è stato realizzato da Miko Dalla Battista, nella sua veste corale e polifonica si dipana con un registro linguistico a slalom tra l’italiano standard e il dialetto siciliano, duettando, a tratti, con l’italiano regionale e quello popolare.
In un luogo immaginario, che inconsapevolmente Lucia Corsale fa coincidere con la sua città natia, Rosetta, “le cui carni, prima rosa di pesca e levigate nella pietra, hanno il colore della carta pecora, avvizzite dall’alcol e dai troppo strapazzi”, percorre le desolate lande coniugali, dove la simulazione da concettuale si fa paradossale. Rosetta, additata quale profanatrice del talamo nuziale e sovvertitrice dell’ordine morale, soddisfa, invece, la voglia di tenerezza col beneplacito della Chiesa e la benedizione, forse, di Gesù Nostro Signore. Sotto la vestina del malaffare, l’amore non è venduto, dunque, ma donato, cancellando nel corpo l’ombra di ogni peccato. Patri, Figghiu e Spiritu Santu.
Ricordiamo che il Festival, organizzato dall’associazione culturale LuccAutori, con la direzione artistica di Demetrio Brandi, e patrocinato, tra gli altri, dalla Regione Toscana e da Rai5 (una troupe del programma “Save the date” ha documentato la manifestazione), ha contemplato una girandola di incontri con uomini dello spettacolo ed esponenti di spicco del panorama culturale nazionale. Grazie alla capacità interpretativa e all’estro degli studenti del “Liceo artistico Passaglia” di Lucca, infine, è stata allestita una mostra iconografica dei lavori che hanno illustrato i racconti di Alberto Bassetto, Lucia Corsale, Miriam De Marco, Gabriella Gera, Maria Luisa La Rosa, Alessio Manfredi Selvaggi – premio AIDR (premio Italian Digital Revolution per il più giovane autore), Marco Ruggiero, Stefania Salvi, Irene Schiesaro, Riccardo Scafati, Federica Codebò, Oscar Tison, Arianna Lumare.
(Per chi volesse seguire in differita l’evento: https://www.youtube.com/watch?v=RYR5Xp8YYRk)

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