La portata della sconfitta elettorale del Partito Democratico pone con forza il tema della natura del partito e della sua identità, e spinge tutti noi ad una profonda riflessione autocritica. Le prese di posizione di dirigenti nazionali del partito convergono, sia pure con sfumature diverse, sull’esigenza di aprire una fase di rifondazione, il cui esito dipenderà dalle tappe congressuali indicate da Enrico Letta e dalla nuova leadership.
Andrea Orlando, leader della corrente di sinistra, ha lanciato la proposta di una nuova costituente basata su due punti: un progetto di radicale cambiamento e la nascita di un partito nuovo. Proposta interessante, ma fumosa finchè non saranno specificati i tratti fondamentali del cambiamento e la fisionomia del partito nuovo. Ad esempio, il sistema delle correnti sarà superato o no?
Altro aspetto per me molto importante è la collocazione del PD nel sistema politico prevalente in Europa che è caratterizzato dall’appartenenza dei partiti di sinistra alla grande famiglia socialdemocratica. Il Pd fa parte del Partito Socialista europeo e pertanto dovrebbe essere parte integrante della sinistra europea. Ma così non è, al punto che veniamo percepiti come un indistinto partito di centro. Questo è un punto dirimente: o il PD sarà un partito con una base politica e culturale e con un’anima di sinistra o continuerà ad essere, per citare Massimo D’Alema, un amalgama riuscito male. L’unico che non ha esitato a dire che il PD deve essere un partito di sinistra è stato Stefano Bonaccini e, per quanto mi riguarda, se si candiderà a dirigere il partito, lo sosterrò.

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