“Bisogna convertire il polo petrolchimico in polo energetico e rilanciare le bonifiche”

Nostra intervista all’avv. Paolo Tuttoilmondo, candidato alla Regione per la Lista Cento Passi

 Cosa pensi di chi accusa gli ambientalisti di dire sempre No a qualsiasi proposta o progetto di sviluppo economico, in particolare di tipo industriale?

Ne abbiamo parlato tante volte, dobbiamo capovolgere questo racconto fatto di luoghi comuni. Non siamo noi a dire di no ma sono inquinatori seriali, populisti a buon mercato e ruffiani assortiti a opporsi a qualsiasi possibilità di modernizzazione e di riscatto della nostra terra. Che gli piaccia o meno il futuro e il progresso stanno nelle infrastrutture “leggere”, nella ricerca e nell’innovazione dei prodotti, nell’investimento sulla conoscenza, nell’inclusione e nella coesione sociali, nella cura del paesaggio e della biodiversità; in un nuovo modello economico, rispettoso dei diritti e dell’ambiente, che superi l’attuale modello di sviluppo fallimentare, iniquo e insostenibile

Alcuni candidati a queste elezioni sono portavoce delle istanze più arretrate delle nostre comunità. Dicono di No a una gestione virtuosa del ciclo dei rifiuti e all’economia circolare che migliora le nostre vite e genera buona occupazione,  ed insistono con inceneritori e nuove trivellazioni alla ricerca di gas nel mare siciliano. Dicono No alla conversione ecologica del polo petrolchimico siracusano in polo energetico, difendendo acriticamente le attuali produzioni inquinanti. Dicono No alla rigenerazione urbana e alla riqualificazione dei nostri quartieri, premessa di ogni azione di rinascita delle periferie. Dicono No all’istituzione di parchi e riserve naturali e con essi alla biodiversità e alla tutela del suolo da alluvioni e incendi. 

Ad esempio c’è chi dice No alla definitiva istituzione del Parco Nazionale degli Iblei

Ed è un atteggiamento sconsiderato perché il Parco degli Iblei rappresenta una grande occasione per meglio tutelare e valorizzare uno dei maggiori scrigni siciliani di biodiversità, nel contempo rilanciando l’economia di territori e comunità all’insegna di attività lavorative sostenibili in tutti i sensi ed imperniate su agricoltura, artigianato e turismo. A questo partito trasversale del No che vuole mantenere l’attuale stato delle cose, dobbiamo contrapporre il coraggio di una proposta improntata alla giustizia sociale e climatica.

So che la definizione di “transizione ecologica” non ti piace. Perché la reputi sbagliata?

Perché la transizione ecologica non basta più, andava fatta 15 anni fa. Adesso serve una vera rivoluzione ecologica che punti sulle fonti di energia rinnovabili e l’innovazione tecnologica. Ma bisogna sbrigarsi. Qui, nella nostra provincia, uscire dall’era fossile vuol dire – come accennato prima – convertire il polo petrolchimico in polo energetico. Ho lanciato alcune proposte concrete: censimento delle aree industriali dismesse e riutilizzo per impianti di energie rinnovabili (fotovoltaico, eolico, biometano e idrogeno verde); impianti per il trattamento, il riciclo dei rifiuti e il recupero di materia. In molti comuni la raccolta differenziata è partita ma abbiamo una drammatica carenza di impianti per trattare l’organico differenziato. I digestori anaerobici servono a questo e producono biometano e compost di qualità. Questa tecnologia va spinta anche nel settore agricolo regionale che deve realizzare impianti di questo tipo per gestire gli scarti agricoli, i sottoprodotti agroalimentari, i reflui zootecnici e per produrre biocarburante a km zero per decarbonizzare anche le lavorazioni in campo con trattori a biometano, e i trasporti verso i luoghi di vendita con i tir a biometano liquefatto. 

Nel frattempo, tra gli effetti della cosiddetta guerra del gas della Russia verso l’Europea, c’è anche la situazione della Lukoil che provoca comprensibile preoccupazione per le conseguenze disastrose che potrebbe avere soprattutto per l’occupazione nel Siracusano. Qual è la tua posizione?

Il nuovo pacchetto di sanzioni nei confronti della Russia prevede dal prossimo 5 dicembre l’embargo per l’importazione del greggio. Come ho detto in questi giorni l’acquisizione del controllo da parte dello Stato sulla Lukoil può essere la soluzione temporanea per consentire alla raffineria Isab di continuare ad operare liberamente sul mercato. In assenza di un intervento diretto dello Stato o di un acquirente dell’azienda, si farebbe più concreto il rischio di una grave crisi occupazionale con la perdita di migliaia di posti di lavoro nei mesi a seguire. Prospettiva che va assolutamente scongiurata per salvare il futuro dei lavoratori e delle loro famiglie.    

Mi viene in mente l’Erg della famiglia genovese Garrone che nel 2008 vendette l’Isab e gli altri suoi impianti di Priolo ai russi della Lukoil, cominciando la trasformazione del proprio business passando  da società petrolifera a leader, oggi in Italia e tra le principali in Europa, nel settore delle energie rinnovabili. Cambiamento intelligente ed apprezzabile in tema di scelte imprenditoriali sostenibili, ma senza alcun coinvolgimento di quella parte del Siracusano che l’azienda dei Garrone, oltre a dare occupazione e ricavare lauti profitti, ha contribuito a inquinare per circa mezzo secolo. Il nostro è un territorio dove gran parte delle bonifiche, finanziate da alcuni lustri non sono state fatte, e i finanziamenti volatilizzati. Come si fa, in un contesto del genere, a credere che in tempi brevi si avvii realmente una transizione ecologica, addirittura una rivoluzione ecologica come tu auspichi?

La partita delle bonifiche è ancora tutta aperta. Non c’è transizione senza bonifiche, è evidente. Purtroppo siamo ancora fermi alla contrapposizione tra Ministero e aziende sulle procedure di bonifica dei suoli e del fondale marino. Il Sito di Interesse Nazionale (SIN) di Priolo interessato alle bonifiche, si sviluppa su una superficie di circa 5.815 ettari a terra e  10.068 ettari a mare. Le aree industriali sono state tutte caratterizzate ma appena il 20% delle aree industriali private contaminate sono state bonificate. E il governo regionale, come al solito, assiste quale spettatore non pagante al match tra Ministero della transizione ecologica e aziende.

Il timore è che agli anni della “rivolta” antindustriale contro il “mostro” – che a differenza del passato, pur continuando a inquinare, non garantiva più elevati livelli occupazionali – seguano gli anni della rassegnazione e dell’abbandono delle aree non bonificate. All’abbandono seguirebbe il disastro sociale, è già successo da altre parti, ma dobbiamo evitare che Siracusa si trasformi in uno di quei distretti industriali americani investiti negli scorsi anni Novanta dal declino dell’industria pesante.    

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