Università Kore, sede di Siracusa. La scritta spicca sulla facciata principale di Palazzo Pupillo, in piazza Archimede. Aprire una sede di rappresentanza così importante nella nostra città e annunciare un progetto di attivazione di corsi di laurea è una scelta audace da parte della Kore, che rispecchia il carattere tenace dei suoi promotori, Mirello Crisafulli e Cataldo Salerno su tutti, gente abituata a superare ostacoli e difficoltà.
Per inquadrare il caso Kore-Siracusa bisogna andare indietro nel tempo di tre anni e mezzo, precisamente a marzo del 2019, quando l’approdo della Kore a Siracusa, finalizzato ad ampliare l’offerta formativa con nuovi corsi di laurea, sembrava imminente. A Villa Reimann, sede del Consorzio Universitario Archimede, viene infatti firmato un accordo tra il presidente del consorzio, Silvano La Rosa, e il presidente della Kore, Cataldo Salerno, accordo salutato con dichiarazioni roboanti del sindaco Italia e dell’assessore alla cultura Granata, presenti all’incontro. “È una iniziativa lungimirante che ci aiuterà a combattere – dichiara Francesco Italia – la desertificazione culturale che rischiamo con il trasferimento delle giovani risorse che rappresentano il nostro futuro“. Per Granata “L’accordo si inserisce nel percorso di rinascita di villa Reimann attraverso la presenza universitaria in questo sito“.
Propositi impegnativi, dietro i quali però non c’è, come i fatti dimostreranno, uno straccio di progetto, un’idea concreta per accrescere la presenza universitaria a Siracusa e contrastare il rischio di desertificazione culturale. Parole, solo parole.
prof.ssa Marinella Muscarà
Ben presto infatti i dirigenti dell’università di Enna si rendono conto che quell’accordo è acqua fresca e che i loro progetti per Siracusa sono destinati a restare al palo, perché da Palazzo Vermexio non verrà alcuna disponibilità a favorire concretamente l’insediamento della Kore. Decidono perciò di cambiare strategia e di bypassare il sindaco Italia e l’assessore Granata e di andare avanti per conto proprio. Nasce così la sede di rappresentanza di piazza Archimede che diventa, grazie all’attivismo di Marinella Muscarà, responsabile del dipartimento di Studi classici della Kore, il motore di iniziative culturali che precedono e preparano l’annuncio dell’attivazione nella nostra città e a Gela del Corso di laurea in Tecnologie del costruito e della sostenibilità ambientale. A Siracusa funzionerà a partire dall’anno accademico 2022-2023 il corso con curriculum in Tecnologie per le costruzioni.
È l’inizio della concorrenza tra due università, quella di Catania e quella di Enna, o è la nascita di una realtà nuova che potrebbe fare di Siracusa la città delle università? Quella che si prospetta è una situazione del tutta inedita e come tale non priva di insidie e, allo stesso tempo, di opportunità. Il suo buon esito dipende da un atteggiamento di collaborazione dei rettori di Catania e di Enna, che secondo me non mancherà, e da una sapiente e lungimirante regia da parte del Comune di Siracusa.
La mia opinione è che il sindaco Italia, lo dico con il dovuto rispetto, non sia in grado di governare questa intrigante sfida, basti vedere come ha gestito il rapporto di collaborazione extra moenia con Architettura, che resta il pezzo pregiato dell’insediamento universitario siracusano, e il “corso di laurea” in Promozione del patrimonio culturale. Recentemente Italia (o forse Granata) ha detto che questo “corso di laurea” è esclusivo per Siracusa. Mi spiace dover precisare che quello di Siracusa non è un corso di laurea, ma un indirizzo (tecnicamente si chiama curriculum) del corso di laurea in Beni culturali, che ha sede a Catania.
Sarebbe un atto di trasparenza comunicare il numero degli iscritti al curriculum in Promozione del patrimonio culturale e la sede in cui si tengono le lezioni.
Detto questo, considero di grande importanza la decisione dell’Università di Catania di ristrutturare Palazzo Impellizzeri e soprattutto l’ex caserma Abela.

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