Democrazia partecipata: dal voto online al laboratorio di progettazione. È necessario migliorare il processo partecipativo

In pochi giorni, nonostante alcune difficoltà iniziali, sono già oltre mille i voti espressi per i progetti di democrazia partecipata 2021 a Siracusa”. A dirlo Giuseppe D’Avella della no profit messinese Parliament Watch Italia (PWI), associazione che sta collaborando con il Comune per finalmente concludere l’iter della democrazia partecipata 2021 che porterà alle 3-4 proposte da realizzare.

La convenzione, sottoscritta con la PWI nel maggio scorso (determina dirigenziale n.1772 del 18/05/2022) a un costo di duemila euro a valere sui fondi della democrazia partecipata, prevede l’attivazione e la gestione della piattaforma www.spendiamolinsieme.it per le votazioni in corso dal 5 agosto scorso al 26, data l’impossibilità per il Comune di provvedere con il proprio personale alle operazioni di voto, mentre per quest’anno, quando a settembre, come promesso dall’assessore Concetta Carbone, si attiverà finalmente il bando del 2022, la piattaforma potrà essere usata gratuitamente ma, questa volta, dai dipendenti comunali che saranno ‘formati’ dalla stessa associazione.

Organizzeremo incontri nella forma del Policy Lab (si tratta di un laboratorio di progettazione delle politiche pubbliche a più voci: cittadini, associazioni, comitati, insieme ad esperti, istituzioni, ecc, ndr) non solo per la formazione ma soprattutto per la costruzione di una proposta di miglioramento della legge sulla democrazia partecipata, e delle modalità organizzative – spiega D’Avella –. La nostra associazione, costituita nel 2016, mira a promuovere la cultura dell’impegno civico, della trasparenza e della legalità e, per questa via, a costruire collaborazioni efficienti e feconde fra cittadini e istituzioni. Da quasi tre anni, con il contributo di Fondazione con il Sud, Open Society e Civic Europe, analizziamo i processi di partecipazione dei Comuni siciliani: con il progetto Libellula, un laboratorio di monitoraggio civico sulla spesa pubblica, raccogliamo e pubblichiamo sul sito www.spendiamolinsieme.it tutte le informazioni reperibili, anno per anno e territorio per territorio, dal 2016 a oggi. Un lavoro di ricerca molto impegnativo sulla democrazia partecipata per la quale mancavano informazioni ufficiali esaustive. Oggi siamo in grado di affiancare gli enti locali: abbiamo iniziato dai due Comuni che meglio hanno fatto in Sicilia, Siracusa e Enna, ai quali abbiamo proposto di sperimentare gratuitamente per le votazioni on-line la piattaforma digitale Spendiamoli Insieme che ha, quale partner tecnologico, l’impresa sociale milanese BIPart”.

Bipart cioè bilancio partecipativo perché in realtà l’esperienza della democrazia partecipata dovrebbe essere una sorta di viatico per arrivare, quando gli enti locali ne saranno in grado, e lo vorranno (!), a un bilancio in ogni suo aspetto condiviso con la comunità amministrata, che consenta ai cittadini di partecipare fattivamente alle politiche pubbliche locali. Un traguardo per il quale ancora pochi comuni in Italia si stanno cimentando ma tra questi anche grandi città come ad esempio Milano, Torino, Bologna, Vicenza.

Ma non si tratta di un supporto esclusivamente tecnologico o organizzativo, precisa D’Avella: “Speriamo di poter contribuire a migliorare la qualità della partecipazione come d’altra parte Siracusa ha dimostrato di saper fare sin da subito. Il voto online, sebbene metta al riparo da eventuali ‘errori’, deve essere garantito alla più ampia fascia di popolazione possibile anche grazie a luoghi dove il cittadino che abbia una qualsiasi difficoltà possa esprimere la propria preferenza senza problemi. Una democrazia che sia veramente tale dovrebbe attribuire alla cittadinanza una diretta responsabilità nell’esercizio (anche parziale) del potere pubblico nelle sue varie forme: assumere decisioni, fare proposte, gestire un bene pubblico, organizzare un servizio o monitorare e valutare l’attuazione di politiche pubbliche”.

Inclusione, collaborazione e un rapporto trasparente fra istituzioni e società civile, questi i principi cardine che devono trovare attuazione anche attraverso i regolamenti che possono essere migliorati. “A Siracusa, per esempio, è possibile attualmente esprimere una sola preferenza per un progetto che alla fine avrà diritto solo a un terzo della somma disponibile. Riteniamo che, per garantire un vero processo democratico, in questo caso, occorrerebbe dare la possibilità di esprimere almeno tre preferenze”.

Enna è l’altro Comune virtuoso che affiancherete: il regolamento è diverso?” chiediamo.

Sì. La preferenza è unica ma i progetti che vengono ammessi alla votazione sono solo quattro e il più votato ha diritto all’intero budget”.

Buoni propositi per la democrazia partecipata che verrà ma intanto occorre già prepararsi per il domani e risolvere i problemi che oggi si pongono. Le votazioni per i progetti del 2021 vanno avanti, non tutti però riescono a votare agevolmente: D’Avella ricorda che l’associazione è sempre a disposizione per risolvere le difficoltà: “Rispondiamo quasi 24 ore su 24 alle mail che ci arrivano” ma occorrerebbe organizzare luoghi pubblici dove il cittadino possa recarsi per essere aiutato. L’assessore Concetta Carbone ha assicurato il supporto dell’amministrazione presso le biblioteche comunali ma immaginiamo debba fare i conti con il periodo estivo, uno dei motivi per cui arrivare ad agosto, per progetti già presentati la primavera dello scorso anno, è stato un errore. Ma da programmare sono anche gli anni a venire per dare continuità e un’efficace organizzazione a un’iniziativa di così grande rilievo qual è la democrazia partecipata: già dal 2023, per il voto online, il Comune dovrà provvedere alla piattaforma digitale che, seppure resterà la stessa, non sarà più gratuita e avrà bisogno di qualcuno che la sappia usare. L’auspicio è che si esca, una volta per tutte, dalla logica emergenziale e che si solleciti una riflessione a più voci su come migliorare i processi partecipativi proprio a partire da questa iniziativa.

 

 

 

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