Nino Attardo e Paolo Uccello sul Parco degli Iblei: “Altro che concertazione mancata. Difendiamo un’identità irripetibile”

Contro l’istituzione del Parco degli Iblei è nuovamente scesa in campo anche la Consulta delle Associazioni di Categoria: sono tante e le elenchiamo dopo la polemica nata a seguito della nostra richiesta di chiarire quali associazioni/categorie la consulta rappresentasse. Confagricoltura, Confcommercio, Confesercenti, Confindustria, Confartigianato, CNA, Casartigiani, Confcooperative, Copagri, Legacoop, CIAAI, CIA.

Le motivazioni e le richieste sono quelle già espresse dal parlamentare regionale Giovanni Cafeo della formazione leghista Prima l’Italia, portabandiera del movimento anti Parco, e riportate nel documento inviato dalle Commissioni parlamentari all’Ambiente e territorio e alle Attività produttive della Regione siciliana al Ministero della Transizione Ecologica (MITE) per chiedere di posticipare i termini per la perimetrazione del Parco e contestualmente sospendere le procedure legate all’istituzione dell’ente. “L’iter procedimentale per l’istituzione del Parco Nazionale degli Iblei presenterebbe profili di illegittimità e sarebbe in palese violazione degli interessi della popolazione dei territori coinvolti” scrivono

Secondo la Consulta, “La proposta istitutiva del Parco non è stata basata su un’analisi scientifica e dettagliata del contesto territoriale (geologico, naturalistico, antropico, storico, geologico, ecc) ma su una “Relazione introduttiva” di appena nove pagine elaborata da un non definito Comitato promotore di cui non è stata fornita né composizione, né competenze scientifiche”.

“Quanto scrive la Consulta mostra la disinformazione strumentale e pregiudiziale da parte di chi non ha partecipato all’iter istruttorio previsto dal MITE – spiega l’agronomo paesaggista Nino Attardo -. Forse vale la pena di fare un po’ di storia perché la confusione non giova a nessuno ma nella confusione qualcuno specula.

La relazione di cui parla la Consulta non è oggetto della relazione tecnico-scientifica prodotta al MITE ai fini dell’istituzione del Parco nazionale degli Iblei. La Consulta confonde la proposta avanzata dal Comitato promotore per l’istituzione di un parco regionale con quella che oggi è oggetto di osservazioni, conseguita a conclusione della concertazione istituzionale avviata dalle tre Province regionali oggi divenute due Liberi Consorzi e un’Area metropolitana.

La proposta di un parco regionale degli Iblei è il frutto di un lavoro iniziato nel 2005 ad opera di un Comitato spontaneo Promotore, nato ufficialmente nel dicembre 2005 e costituito dalle principali associazioni ambientaliste e culturali delle province di Siracusa, Ragusa e Catania. L’idea del Parco degli Iblei   risale in realtà ad anni precedenti quando i principali protagonisti erano stati  i compianti Vito Oddo e Bruno Ragonese.

Il Comitato non aveva fini di lucro ed era nato con lo scopo di promuovere l’istituzione di un Parco Naturale Regionale (di parco nazionale allora non si parlava per nulla) nel territorio della Sicilia sud-orientale ricompreso nell’altopiano dei monti Iblei e nei corridoi ecologici che insistono nelle cave, formulando all’Assessorato al Territorio e Ambiente della Regione Siciliana un’apposita proposta. 

Si intendeva sensibilizzare le comunità residenti sull’identità dei luoghi, promuovere quelle bellezze naturali e salvaguardarle.

Dopo quasi tre anni di lavoro, di numerosi incontri pubblici sia di confronto con gli enti e le forze sociali che produttive, sia divulgativi con la popolazione delle tre province, nel novembre del 2008 il Comitato consegnò all’assessore regionale la proposta costituita da ben 39 documenti: relazioni tematiche, una carta dei confini amministrativi con una prima proposta di perimetrazione esterna e una carta delle emergenze ambientali, una prima bozza di zonizzazione ed altro. La Regione avrebbe dovuto proseguire l’istruttoria che tuttavia non fu conclusa per il sopraggiunto intervento del Governo nazionale che inserì nella Legge Finanziaria l’istituzione del Parco nazionale degli Iblei.

 Si può dire che, a questo punto, il Comitato, completata la sua missione, non ha più svolto il ruolo di soggetto promotore. L’elaborazione dei contenuti tecnico scientifici a supporto della proposta di istituzione del parco nazionale da quel momento è stata assunta dagli organi istituzionali (Province, Regione e Ministero) di cui oggi si vorrebbe negare la legittimità ad operare o stigmatizzare un lavoro approssimativo. Addirittura si scrive che “Dalla documentazione disponibile (sommaria, incompleta e insufficiente) non è chiaro quale sia stato il metodo scientifico utilizzato per la perimetrazione e della zonizzazione dell’area protetta”. Quale perimetrazione? Predisposta da chi?

Nel gennaio 2008 la Regione Siciliana decise di opporsi promuovendo un ricorso sulla legittimità costituzionale dell’art.26 della L. 222 del 29/11/2007 per mantenere la natura regionale del parco stesso. E nel gennaio dell’anno successivo la Corte Costituzionale ha respinto tale ricorso confermando che in materia ambientale la competenza legislativa dello Stato è esclusiva.

Successivamente, nel 2010, su sollecitazione del Ministero dell’Ambiente, le Province Regionali   di   Siracusa, Ragusa e Catania sono state incaricate di coordinare dei tavoli tecnici locali per l’elaborazione di una proposta condivisa fra comuni, associazioni ambientaliste e associazioni di categoria professionali e imprenditoriali. Sono le stesse Associazioni di Categoria a confermare la propria partecipazione quando nell’ultimo documento della Consulta si afferma che “L’intero procedimento istitutivo, come più volte evidenziato nelle Osservazioni presentate dalle diverse Associazioni aderenti alla Consulta, non ha mai garantito una effettiva e reale concertazione e partecipazione delle comunità locali e dei portatori d’interessi dei territori interessati”. Si sono evidentemente dimenticati che la partecipazione e la concertazione non equivalgono al necessario accoglimento di istanze contrapposte.

Nella primavera 2011 la Regione Siciliana, attraverso la Direzione del Dipartimento al Territorio e Ambiente, che nel frattempo aveva istituito un tavolo tecnico regionale, conclusi i lavori, ha  elaborato una proposta completa (con la perimetrazione e la zonizzazione, lo schema tipo del DPR di istituzione e la disciplina di tutela dell’istituendo Parco) e l’ha inviata al Ministero dell’Ambiente per gli adempimenti finali.

Dopo un intervallo di alcuni anni, il confronto è stato quindi rinnovato nel 2017 attraverso i Commissari delle ex Province regionali i quali, dopo aver indetto altri incontri con i Sindaci dei Comuni interessati e le Associazioni di categoria e i portatori di interesse (altro che mancata concertazione), hanno inviato le osservazioni ricevute al Dipartimento Regionale del Territorio e Ambiente. Chiusi i lavori del tavolo tecnico regionale, nell’aprile del 2019 l’ARTA ha trasmesso al Ministero dell’Ambiente la richiesta di avvio dell’iter istruttorio con la proposta di perimetrazione e l’individuazione delle zone di tutela e dei relativi regimi. E a questo punto la Direzione generale Protezione della natura ha avviato la relativa istruttoria tecnica con gli esperti dell’Ispra (l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale).

Nel luglio dello stesso 2019 il Ministero dell’Ambiente, prima di sottoporre alla firma del Presidente della Repubblica il decreto istitutivo, ha ritenuto utile avviare un’ulteriore fase di confronto con il territorio in merito alla proposta di perimetrazione. L’Assessore regionale all’Ambiente ha dunque chiesto nuovamente ai Comuni di avanzare le proprie osservazioni, così da poter elaborare una proposta il più possibile calibrata sulle reali caratteristiche e sulle esigenze puntuali del territorio.

La proposta di perimetrazione e zonizzazione, fatta propria dalla Regione Siciliana a seguito dell’esito dei vari confronti dell’ARTA e delle indicazioni fornite da ISPRA, è stata definitivamente approvata dal MITE il 24 giugno di quest’anno e il 30 giugno, proprio al fine di garantirne la massima diffusione possibile, i Liberi Consorzi sono stati incaricati di trasmettere ai Sindaci dei territori interessati la proposta con l’invito a  raccogliere eventuali contributi da presentare entro il successivo 31 luglio.

Alla luce di questa che è storia, un report oggettivo di un iter durato 13 anni, un lavoro fatto non certamente da  ‘quattro scappati di casa’, come qualche buontempone che non sa di cosa parla commenta sui social, come si possa rimettere tutto in discussione, negando i fatti, è davvero incomprensibile”.

C’è molta disinformazione nelle posizioni espresse da chi si oppone all’istituzione del Parco. Per esempio, le considerazioni in merito alle riserve mostrano la disattenzione con cui si è seguito il lungo e complesso iter istruttorio previsto dal MITE. Se alcune riserve sono state escluse è solo perché, come si dovrebbe sapere, l’idea del Parco parte dalla falesia, dalle balze, a una quota superiore ai 120-150 metri dal livello del mare, non comprende la zona costiera che è più antropizzata e con tantissime attività legate agli aspetti umani. Per questo non ci sono comuni come Portopalo o Pachino o riserve come quella del Ciane o di Vendicari, oltre alla riserva di Pino d’Aleppo – commenta Paolino Uccello –. Sono osservazioni pretestuose e davvero non si comprende come si possa ancora parlare di mancata concertazione laddove, in questi ultimi dieci anni, varie volte Comuni e Associazioni di Categoria sono stati convocati dalla Regione e se è vero che a volte si presentavano in pochi, come si può vedere dagli elenchi dei presenti e assenti alle riunioni, questo attiene alla loro responsabilità.

Anche le Province hanno organizzato assemblee: da assessore ho promosso vari incontri, facendo io stesso il giro di tutti i Comuni, non solo siracusani ma anche ragusani.

Siamo stati con i collaboratori presso diverse associazioni di categoria per spiegare il significato del parco, quello che può rappresentare anche come marchio di qualità di un territorio conosciuto a livello mondiale. E poi, di quale disomogeneità del territorio si parla? Si devono guardare le cartine per capire! L’idea del Parco nasce da un’identità legata alle cave degli Iblei, luoghi di grande diversità biologica: le cave, va ricordato, sono seconde solo alle zone umide costiere. L’esistenza del Parco è legata alla presenza di questi canyon spettacolari che non so ancora per quanto manterranno le loro caratteristiche, considerati incendi e devastazioni varie, e soprattutto un cambiamento climatico ormai tale da trasformare in un attimo, irrimediabilmente, ciò che la natura ha creato in centinaia di anni.

Quindi, per concludere, la concertazione c’è stata, e quando la prima volta io stesso ho presentato a tutti la cartografia è stato proprio per individuare le eventuali criticità. Il problema è l’isolamento che questa gente vuole portare avanti. Io credo insomma che il Parco sia intanto identità iblea e poi l’opportunità di far conoscere al mondo cosa sia questo territorio unico e prezioso e cosa sia in grado di produrre a livello di qualità alimentare paesaggistica storica e archeologica.

Ed è questa l’idea per cui noi continueremo a batterci”.

 

 

Da leggere

SERIE D, ESORDIO VINCENTE E CONVINCENTE DEL SIRACUSA

Tribuna Centrale non praticabile, quindi tutti in quella Laterale, pochi i tifosi in Gradinata, Curva …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti