Promosso dal “Patto di responsabilità sociale” – organismo che in questi anni Assindustria
ha promosso per provare a rendere stringenti le relazioni tra “mondo sociale” e “Istituzioni
pubbliche” al fine di elevare la qualità della progettazione per il territorio –, s’è svolto qualche
giorno fa un incontro pubblico alla Camera di Commercio di Siracusa, per offrire ai presenti
(sindacati, amministratori, organismi sociali, Enti associativi, ecc.) le linee guida di quello che
dovrebbe e potrebbe costituire il “Piano Strategico Area Vasta del Siracusano”. Già il titolo
scelto tenta di rinverdire una finalità strategica che in tempi apparentemente migliori (grazie
all’apporto significativo del prof. Carlo Trigilia, poi anche Ministro della Repubblica) sembrava
fosse di sprone per invertire la tendenza del “cervello collettivo” del siracusano.
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Nell’incontro ed anche negli obiettivi indicati nel recente incontro che Renata Giunta, esperta
di progettazione, ha offerto al Convegno con puntualità, veniva rimarcata l’urgenza – che purtroppo
sembra essersi smarrita nel corso dell’ultimo decennio – di affermare il criterio di una “Logica
sistemica”, quale presupposto imprescindibile per un produttivo governo delle Istituzioni, al
fine di raccogliere, selezionandone priorità e qualità, le istanze – progetti di settore, qualità
strategica dei vettori di sviluppo territoriali e di distretti omogenei – promosse sia da associazioni
categoriali e imprese (industria, agricoltura, turismo, servizi, ecc.) che dai Comuni (mobilità,
transizione digitale, servizi socio-sanitari, cultura e BB. CC., qualità della vita, ecc.).
Paradossalmente, occorre prendere atto (ed in parte quest’aria si respirava nel Convegno) che
in questo decennio, mentre le Istituzioni (Governo nazionale, singoli Ministeri e U.E.) hanno
sempre più accelerato una strategia programmatoria/finanziaria finalizzata a spingere e
stimolare Comuni ed Organismi territoriali a strutturarsi in una proficua e permanente
“logica sistemica”, raccordando così “pubblico e privato”, sedi decisorie e competenze/specialismi
di settore nella progettazione per accedere a risorse (per esempio: i Bandi per “capitale italiana o
europea della cultura”, o i Bandi per progetti dei servizi urbani, come quello del rinnovo dei
sistemi idrici urbani, ecc. – così come il PNRR impone per un rilancio strategico), è accaduto che
nelle realtà locali abbiamo assistito sia ad una inconsistente capacità aggregativa dei vari
Comuni con il fine di qualificare i loro “progetti”, sia ad una povertà della qualità politico-
amministrativa di tanti altri Comuni rimasti chiusi ad un reale legame con il mondo esterno.
Tale condizione rimane lo scoglio di fronte al quale è posto il “cervello collettivo” (politico,
sociale e istituzionale) della nostra provincia. Le indicazioni del Documento sull’Area Vasta del
Siracusano offerto al Convegno possono costituire davvero una proficua inversione di tendenza, e
tuttavia hanno come presupposto – lo rimarchiamo – l’urgenza di riaffermare finalmente una
“Logica di sistema” nel governo dei percorsi progettuali che non può che reggersi nella
costruzione di un quadro istituzionale nel quale Enti pubblici e Imprese/Associazioni categoriali
possano decidere, aprendosi essi stessi a quel vasto mondo sociale, professionale ed associativo,
fatto di competenze e specialismi maturati nella società.
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È poi anche vero che mentre l’ambito privato (Aziende/imprese, Organismi categoriali,
Enti professionali) si muove in stretta aderenza a finalità di “interessi produttivi” legittimi –
crescita della qualità produttiva dell’azienda, assunzione di nuovo personale, ecc. –
esprimendo pertanto la necessità di una più accelerata capacità progettuale per accedere alle risorse
dei Bandi, molti limiti sono invece riscontrabili dentro l’ambito pubblico-istituzionale
(Comuni, Enti pubblici), al cui interno si registra spesso sia un’inconsistente capacità
progettuale, sia il prevalere di logiche di “mercato politico” che inibisce relazioni più aperte
con competenze sociali/culturali esterne, impantanandosi nei “giochi” legati al quadro
politico-amministrativo, disperdendo tempi e progettualità.
La vicenda della Camera di Commercio distrettuale e le recenti dimissioni del
Presidente Agen – segno di un profondo malessere dei territori verso il suo ruolo di guida –
sono lo specchio e l’esito finale della raffazzonata modalità istituzionale che ha informato
natura e divisioni del carattere della riforma dell’Ente, nella quale sono prevalse più logiche di
potere che una visione scaturente da un clima strategico che realizzasse una reale e libera
“logica di sistema” per qualificare i singoli territori coinvolti e i loro progetti significativi,
autonomamente deliberati.
Pertanto, affinché il “Piano Strategico Area Vasta” possa trovare nuova linfa – sia
Gianninoto (Cna) che Piscitello (Confcommercio) hanno segnalato esigenza di ricercare il giusto
“punto di equilibrio” nella forma delle modalità del governo “pubblico-privato” –, è urgente che
l’ambito privato (Assindustria, Organismi categoriali e professionali, Enti di interesse, ecc.)
costruisca un più stretto raccordo “di sistema” che sia in grado di sollecitare, pungolare – ed
anche “lottare” – l’ambito politico-istituzionale (Comuni in testa, ecc.) affinché riesca ad uscir
fuori definitivamente dall’impoverimento e dalla stagione asfittica e dispersiva in cui ristagna.

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