Domani ultimo giorno di “sportello”. Dal 31 luglio l’Arci chiude.

In Piazza Santa Lucia dal Dicembre 2010. L’Arci aveva già subito un trasloco (anche allora oggetto di un nostro articolo), quando dovette lasciare la sede storica di Via Francesco Crispi, sede di tante attività e di tante battaglie rimaste impresse in tante generazioni siracusane.

Allora sembrava tutto compromesso, cambiando sede e quartiere. Ma a poco a poco l’Arci è diventata una rete sociale, un presidio civico imprescindibile per un quartiere come quello della Borgata che grazie alle attività dell’Associazione ha riacquistato dignità e rispetto. Una presenza fisica fondamentale a favore delle fasce più bisognose, uno spazio vivo di dibattito politico e culturale della Città.

A fine luglio l’Associazione chiuderà la sede (si spera per poco tempo)  con tutti i risvolti che questo comporta. Ne abbiamo parlato con la presidente storica del sodalizio.

Simona Cascio che succede?

Domani ci sarà l’ultimo giorno di sportello all’ARCI: a fine mese chiudiamo. Lo “sportello” è stato un punto di tutela, orientamento e a volte di “salvezza”  per centinaia di migranti e negli ultimi anni anche italiani in difficoltà. Dal 2008 ad oggi non ha mai chiuso un solo mercoledì.

Ma la sede ARCI di piazza Santa Lucia non è stata solo “sportello”. È stato luogo di Socialità e Ricreazione, Cultura e Incontro. Non si contano i film proiettati sulla parete, le feste, le cene sociali.  Ho perso il conti delle assemblee. Di tutti i tipi: politiche, associative, religiose. Con il prefetto Gradone, con i sindaci, con i giovani …  La sede ARCI è stata anche e prima di tutto la “Casa di Tutti”. Abbiamo condiviso lo spazio con Banca Etica, Legambiente, Arcisolidarietà, Libera, Coop Tempi Nuovi, Slow Food, Unione degli Studenti, Comitato 100 Donne, AccoglieReteArciRagazzi 2.0, Stonewell,  Assoraider (una straordinaria opportunità di crescita per i bambini del quartiere e non solo). Abbiamo ospitato anche le iniziative di Amnesty Gruppo 85, le riunioni AIPD e tante altre associazioni del Terzo Settore. Il doposcuola di Astrea… è stata anche luogo di diversi culti pur mantenendo la propria laicità. Nella nostra sede hanno pregato cattolici, musulmani, buddisti, testimoni di Geova oltre che sede di numerosi eventi culturali e manifestazioni (la difesa della Pillirina…).

Perché chiude l’ARCI?

Si potrebbe dire che è colpa del Covid. Due anni di chiusura senza nessun ammortizzatore  sociale per chi fa solidarietà. Con le attività ferme o sospese, nessuna entrata a coprire i costi di gestione. E insieme le difficoltà enormi della Cooperativa Tempi Nuovi che non ha più contribuito alle spese correnti e un po’ anche per il venir meno della quota di Banca Etica (di cui ospitiamo la sede).

 A differenza di quanti accusano Arci (e il Terzo Settore in genere) noi con i progetti anziché arricchirci ci abbiamo rimesso. Abbiamo dovuto anticipare somme considerevoli che non ci hanno consentito di sostenere l’affitto e altre scadenze. Così abbiamo accumulato debiti. Forse siamo stati scarsi, non abbiamo saputo fare i conti e alla fine non abbiamo retto alla crisi.

 

Prima del Covid come siete andati avanti?

In questi 12 anni di presenza in Piazza Santa Lucia nessuno ci ha dato un solo centesimo. Nessun progetto era destinato alla sede né il Comune né l’ARCI nazionale. E lo voglio dire perché c’è tanta ignoranza. La gente pensa che quel posto è stato finanziato dai partiti di sinistra o dai soldi del Comune. No. Da nessuno di questi. Abbiamo pagato un mutuo per la ristrutturazione e migliaia di euro di canone con i nostri soldi e sacrifici di tanti che ci hanno sostenuto. Abbiamo realizzato tanti progetti, Comune dei Popoli per esempio e un ultimo TRAP (Progetto a favore dei Bambini  e in contrasto alle povertà).

Avete trovato un’altra sede? Cosa succederà dopo il 31 luglio?

No, non abbiamo trovato nulla. Io personalmente non ho neanche cercato: sono stanca e sola. Ci sono arrivate delle proposte, alcuni soci e amici hanno girato un po’ ma fino ad ora nulla di adeguato a accessibile. Per adesso è più importante pensare a riorganizzarci: il 3 settembre si terrà il Congresso dell’Associazione e spero che il nuovo Direttivo possa trovare le soluzioni più adeguate. Comunque siamo tutti impegnati ad andare avanti lo stesso, le nostre attività non si fermano.Anche se chiude la sede non smetteremo mai di ESSERE  e FARE Arci. Non è un addio. Ci saranno sempre strade e piazze dove ci troveremo e continueremo  a fare le nostre attività.

Una delle cose più belle che ho vissuto in questi giorni è stata la dimostrazione di affetto della gente del quartiere (anche insospettabile) chi è venuto per propormi soluzioni, chi voleva lasciare donazioni. Una ragazza nigeriana, 2 figli senza lavoro una fatica immane a sopravvivere, mi ha inviato la foto di un basso in affitto e mi chiede se possiamo prenderlo per l’ARCI, che lei ci avrebbe aiutati …  In questo per me c’è il senso di tanto lavoro. E un’immagine che non dimenticherò mai.

In zona ci sono altre sedi di realtà associative, avete provato a chiedere appoggio?

Ci abbiamo provato. Almeno per tenere aperto lo “Sportello Migranti” ma per un giorno a settimana la richiesta era per noi troppo esosa.

Ma se parliamo con qualche azienda con locali disponibili, magari a Targia,  come sarebbe?

No, vogliamo restare in Borgata, è qui che ha senso la nostra presenza. Mi viene da pensare che stiamo pagando il prezzo della Libertà. Questo ci tengo molto a dirlo. Abbiamo ancora tanti progetti da realizzare Anche se con il magone ma con orgoglio. Voglio sinceramente ringraziare i soci per le millemila ore di volontariato, per la passione e la competenza  che hanno offerto nella realizzazione di innumerevoli attività di solidarietà e ricreative.  tutti i compagni di viaggio che in questi giorni ho incrociato commossi in sede mentre portavano via le loro cose, e tutti i cittadini, bambini, giovani, che  quella sede in questi anni hanno amato.

Evviva la libertà, evviva l’ARCI.

Simona ci è sembrata molto provata e delusa, ma non per questo rassegnata e arresa. Un’Associazione che chiude per problemi economici è un problema di tutti. L’Arci è stata sempre la sede dove si pratica Solidarietà e Accoglienza. L’auspicio è che prima possibile la Comunità possa farsi carico del problema e che la Casa di Tutti torni ad aprire la sua saracinesca. Siracusa ne ha bisogno.

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