“Ideologia, retorica, propaganda, sono termini che poco hanno a che fare con un parere tecnico e nulla con il lavoro da mesi portato avanti, in silenzio, iniziato da assessore fornendo spunti, tavole, relazioni, immagini, rilievi, perfino computi metrici e compensazioni. Materiale e proposte condivise e prospettate ma che ancora oggi attendono di poter avere l’attenzione del Cenaco che di contro da mesi glissa sull’argomento, rinviando ad apposite riunioni mai fatte, con il solo scopo di far proseguire i lavori ed arrivare all’irrimediabile decisione di non fare nulla, perché oramai non c’è tempo, perché serve una variante, impossibile da ottenere per un albero, già ottenuta invece ad esempio per la modifica della piazzetta di Largo Dicone e non solo.
Lo stesso approccio multidisciplinare citato, non vuol dire che l’architetto può fare l’agronomo, l’ingegnere inventarsi medico e l’avvocato sostituire il geologo; non è alla tuttologia che allude il termine multidisciplinare ma proprio al fatto che occorrono più figure professionali nell’analisi di un tema complesso.
Ma si è detto che fare un buco di 2mt di diametro per terra avrebbe costi esorbitanti, che l’impianto di qualche albero andrebbe addirittura a snaturare il progetto anziché aumentarne l’efficacia mettendo in ombra i nuovi grandi marciapiedi e incentivando la fruizione dell’area commerciale.
L’Europa, il PNRR finanzia l’alberatura di strade, viali, piazze per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici e abbattere le isole di calore, e siamo ancora a discutere se integrare in un progetto da oltre 4,6 milioni di euro, 20.000 euro di lavori per mettere a dimora 15 alberi per lato lungo due vie da 250mt.
Ma anche davanti all’evidenza si arriva a negare l’efficacia del regolamento del verde pubblico del Comune di Siracusa oggi in vigore rimandando a “regolamenti più seri”, di “città più all’avanguardia come Torino”. Non fosse altro che, come in quello nostro, anche a Torino sono previsti alberi di prima grandezza nei marciapiedi > di 4mt, e 4mt è la distanza alla quale gli stessi alberi d’alto fusto devono essere posti rispetto agli edifici. Ma il regolamento di Torino dice di più e indica come specie d’alto fusto da mettere a dimora su viali e marciapiedi proprio il Platano, specie dalla chioma a portamento colonnare. Che tradotto vuol dire che i rami di questi alberi si sviluppano verso l’alto in verticale, caratteristica che li rende perfetti per mantenere la distanza dai palazzi, rispetto a specie che ramificano in direzione orizzontale come ulivo e carrubbo, citati da qualcuno e appartenenti alla stessa classe dimensionale dei Platani.
Quindi, fatto salvo anche questo dubbio, non ci resta che trovare un regolamento nel quale sia indicato il divieto di piantare alberi vicino ai negozi o palazzi di 10 piani, perché se così non fosse rischieremmo davvero di fare solo retorica o propaganda ideologica che non giova a nessuno, tanto meno alla città”.
Carlo Gradenigo ha risposto così, chiudendo il post a notte fonda, alle articolate osservazioni di Marco Ruscica sui social alla nostra intervista al dott. Nino Attardo https://www.lacivettapress.it/2022/06/18/via-tisia-chi-ha-paura-dei-platani-lopinione-del-dottor-nino-attardo/
Una replica puntuale alla lettura critica dell’intervento seppure “qualificato” (termine contraddetto dal ragionamento successivo) di Attardo “avviato su una china nella migliore delle ipotesi ideologica (nel senso deteriore del termine per me che mi vanto resistere alla retorica della fine delle ideologie) e nella peggiore di bassa propaganda di parte (ma io di solito non penso male quindi propendo per la prima ipotesi). Considero anche stucchevole la proclamazione della esclusività delle competenze, retaggio di fasi storiche in cui la minore complessità delle questioni da affrontare ancora non aveva aperto la strada alla necessità di affrontare le questioni dal punto di vista il più multidisciplinare possibile. Come se il rapporto tra i fabbricati, le corsie stradali, i flussi veicolari, l’accesso ai negozi e la dimensione delle chiome degli alberi in larghezza in altezza ed in densità di massa vegetale fossero temi estranei agli architetti (!!!!!)”.
Sicuramente spinto dalle accuse di mancanza di serietà: “Poi si fanno improbabili render nei quali si confrontano foto dello stato di fatto con render di altri luoghi. Non mi pare molto serio. Non mi pare neanche serio prendere foto di viali alberati realizzati in altre zone d’Europa su strade larghe svariate volte via Tisia. Anche questo non mi pare serio” (un punto di vista legittimo, ovviamente), Gradenigo è andato anche a spulciare il Regolamento del verde di Torino per confutare un altro passaggio del post (che riproponiamo completo in calce): “Qualcuno osanna Torino però cita il regolamento del verde di Siracusa e non quello delle città veramente all’avanguardia”.
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Un dibattito interessante, dal quale sembra emergere il vero motivo per cui via Tica appare destinata a non trasformarsi in viale, pur con tutti gli accorgimenti del caso. “Ma siamo certi che è così compatibile con il quadro economico di progetto tale operazione? Abbiamo contezza delle interferenze con il sistema dei sottoservizi che si genererebbero? Si tratta di un progetto appaltato proposto da un soggetto dal “basso” che si è fatto il mazzo per acchiappare i finanziamenti. Il progetto poi è stato valutato approvato ed appaltato. Una variante che ne stravolge la stessa essenza mi pare fuori tempo ed il suo richiederla insistentemente strumentale” commenta Ruscica, sebbene crediamo si tratti di una proposta progettuale datata, dell’agosto 2016, come tutte quelle che facevano parte dell’ormai lontanissimo Bando per le Periferie e sebbene, per esempio, il coevo progetto di piazza Euripide sia stato invece modificato (con quali risultati è forse presto per dirlo).
Quindi, a quanto sembra di capire, non si intende modificare il progetto. Il prender tempo del Cenaco, scrive Gradenigo, ha il solo scopo “di far proseguire i lavori ed arrivare all’irrimediabile decisione di non fare nulla, perché oramai non c’è tempo, perché serve una variante, impossibile da ottenere per un albero”. E per non dire la verità, per non prendere finalmente una decisione, ci si arrampica sugli specchi.
E intanto l’Amministrazione tace. Lascia parlare gli altri.
L’intervento qualificato del Dott. Nino Attardo mette certo un poco di ordine nel dibattito a mio avviso surreale sugli alberi di Via Tisia ma non mi leva la sensazione che esso si sia avvitato su una china nella migliore delle ipotesi ideologica (nel senso deteriore del termine per me che mi vanto resistere alla retorica della fine delle ideologie) e nella peggiore di bassa propaganda di parte (ma io di solito non penso male quindi propendo per la prima ipotesi). Considero anche stucchevole anche la proclamazione della esclusività delle competenze, retaggio di fasi storiche in cui la minore complessità delle questioni da affrontare ancora non aveva aperto la strada alla necessità di affrontare le questioni dal punto di vista il più multidisciplinare possibile. Come se il rapporto tra i fabbricati, le corsie stradali, i flussi veicolari, l’accesso ai negozi e la dimensione delle chiome degli alberi in larghezza in altezza ed in densità di massa vegetale fossero temi estranei agli architetti (!!!!!).
A proposito di architetti leggendo le considerazioni del dott. Attardo sulla proporzionalità tra la potenzialità di accrescimeto delle chiome di ipotetiche specie di alto fusto ed il volume del terreno vegetale di sostituzione della roccia compatta da demolire con scavatore e martellone e da asportare, mi viene da pensare al fatto che è la stessa cosa sostenuta dall’Arch. Di Guardo di fatto estremizzando per semplificare ha detto che o sbanchiamo mezza carreggiata (come in via Ettore Di Giovanni-Piazzetta Leonardo Da vinci decenni orsono) o realizzeremo dei bonsai, nell’ipotesi che si escludano specie in grado di portare le radici quasi in superficie mettendo di fatto a repentaglio i lavori in corso di realizzazione. Ma siamo certi che è così compatibile con il quadro economico di progetto tale operazione? Abbiamo contezza delle interferenze con il sistema dei sottoservizi che si genererebbero? Si tratta di un progetto appaltato proposto da un soggetto dal “basso” che si è fatto il mazzo per acchiappare i finanziamenti. Il progetto poi è stato valuitato approvato ed appaltato. Una variante che ne stravolge la stessa essenza mi pare fuori tempo ed il suo richiederla insistentemente strumentale.
Mi pare che si tende ad idealizzare troppo la questione ed a buttarla spero involontariamente sulla propaganda. Si citano città modello (Torino) le quali sono talmente avanti da essersi dotate di un accurato sistema infortativo del verde che può essere consultato anche in rete e dalla cui interrogazione emerge che sono quasi inesistenti le strade delle dimensioni di via Tisia che presentano alberi di alto Fusto e le poche che ci sono non hanno negozi ai piani terra. Gli stessi regolamenti sul verde di numerose città all’avanguardia arrivano a riportare rigorose tabelle che mettono in relazione le specie che si possono impiantare con le distanze dai prospetti. Consultiamoli e vediamo se sulla base di tali regolamenti sarebbe possibile impiantare specie di alto fusto in via Tisia. Qualcuno osanna Torino però cita il regolamento del verde di Siracusa e non quello delle città veramente all’avanguardia.
Se citiamo corso Italia a Catania dobbiamo pur renderci conto che parliamo di una strada molto più ampia di via Tisia con due spartitraffico e due controviali, il cui substrato è in gran parte rifusa lavica sopra i basalti fratturati.
E se guardiamo la foto aerea (nelle risposte a questo post) non è che emerga un quadro così confortante in termini di ombreggiamento. Certo a Siracusa viale Santa Panagia è invece di simili caratteristiche, non via Tisia. Una delle poche strade di dimensioni paragonabili a via Tisia con alberature di alto fusto comunque la ho trovata propria a Catania: Via Sant’Euplio. Guardiamola la sua foto. Vedete negozi? Vedete palazzi di 5 piani? Io credo che la necessità di creare verde è fondamentale e che bisogna insistere sul tema. Ma perché questa fissazione su un progetto già definito ed appaltato. Perché invece si è consentito di piantare pochi alberelli in una piazza Euripide che invece era in grado di ospuitarle, eccome, specie di alto fusto. Poi si fanno improbabili render nei quali si confrontano foto dello stato di fatto con render di altri luoghi. Non mi pare molto serio. Non mi pare neanche serio prendere foto di viali alberati realizzati in altre zone d’Europa su strade larghe svariate volte via Tisia. Anche questo non mi pare serio. (segue analisi accurata del verde di Amsterdam in rapporto alla dimensione delle strade relativamente alla quale nei ritagli di tempo sto cimentando. Con l’augurio di maggiore serenità Buona domenica

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