Via Tisia: Chi ha paura dei Platani? L’opinione del dottor Nino Attardo

Facciamo parte di quei cittadini – qualcuno ci sarà a pensarla come noi – che sono rimasti attoniti, e sconcertati, dalla querelle sorta sulla riqualificazione di via Tisia: quale specie arborea e posizionata dove, al centro della carreggiata o ai lati? Ma prima ancora che dal merito della discussione, l’effetto straniante deriva dai tempi e dalla modalità della stessa.

Forse che il progetto non è in itinere dal 2007? Quando è stato ripreso qualche anno fa, i progettisti del Comune hanno tenuto conto in primis delle nuove insistenti indicazioni (nazionali come europee) sulla opportunità di alberature che siano adatte alla mitigazione di condizioni climatiche sempre più estreme? E anche ammesso che il passato è … passato, quando l’annoso progetto di riqualificazione di via Tisia è diventato realmente fattibile e sono arrivati, da subito, quando ancora era in carica, i suggerimenti dell’ex assessore al verde Carlo Gradenigo, critico a partire dai 50 cm di larghezza dello spartitraffico (“Ma portarlo a un metro e mezzo forse è impossibile perché al centro di due linee di sottoservizi” ci spiega) ed estensore, non più da assessore, di un progetto/variante che prevede alberi ad alto fusto, formelle adeguate e nessuna perdita di stalli per i parcheggi – “Tutto da regolamento comunale del verde! – chiarisce – Ma qualcuno li legge i regolamenti?” -, prima che iniziassero i lavori, il Cenaco dov’era? Perché intervenire con tale ritardo? Esattamente cosa propone? E che c’entra rispetto al tema ‘viale alberato’ il parcheggio del Quintiliano? E quanto è giusto pesi, quanto può essere determinante nelle scelte della pubblica amministrazione, quale la forza contrattuale (elettoralistica non crediamo visto che dall’altro versante ci sarebbe un numero imprecisato di cittadini) di un’associazione di tipo meramente commerciale, non “istituzionale”, rispetto a interessi collettivi? Com’è possibile che solo ora si senta pronunciare la parola magica “agronomo” come unico esperto cui lasciare, finalmente, l’ultima parola in merito (come se Carlo Gradenigo non lo fosse, tra l’altro)?

E allora noi ripartiamo da un agronomo/paesaggista, il dottor Nino Attardo, intanto riproponendo una sua  intervista del febbraio 2020 a proposito della necessità di recuperare l’antica tradizione dei viali alberati prima che si riperdano occasioni come quelle di fare, di viale Scala Greca e Viale Santa Panagia, arterie con alberature di alto fusto come sarebbe stato possibile ma che a suo tempo non si è fatto forse per l’ottusità di qualcuno.

https://www.lacivettapress.it/2020/02/23/con-i-viali-alberati-recuperare-un-antica-tradizione/

E allora dott. Attardo, è iniziata la Guerra dei Platani!

Premesso che in funzione della massa di terreno che ospita l’apparato radicale, l’albero dimensiona la propria chioma, e quindi nel caso del platano per Via Tisia si avrebbero piante arboree che non raggiungerebbero le massime altezze di 20-30 metri tipiche degli alberi che vivono nei parchi, occorre ricordare che solo gli alberi di alto fusto raggiungono i benefici climatici e di miglioramento dell’inquinamento atmosferico. E il sottosuolo, ancorché roccioso, può essere scavato anche oltre un metro di profondità e due di larghezza per consentire un armonico sviluppo della pianta. La buca, ovviamente, deve essere ricolmata di terra fertile. Ma se i platani non piacciono, “spaventano”, la scelta della specie può ricadere anche su altre latifoglie di prima grandezza, il cui apparato radicale si adatta meglio alla roccia. Il Bagolaro (Celtis australis) per esempio che cresce nel parco della Balza Akradina, oppure le Lagunarie (Lagunaria petersonii) o i Lecci (Quercus ilex) impiantati nel boschetto solidale in via dell’Olimpiade.

               

E comunque i Platani sono a Siracusa come altrove…

Ma certo! Esempi di alberature urbane a Platanus su marciapiedi a Siracusa sono in Viale Tica (su substrato roccioso calcareo simile a quello di Via Tisia), in Via Bengasi, in Viale Montedoro. A Catania su Corso Italia e altre vie (su substrato roccioso di origine vulcanica), a Palermo in Via Libertà e altrove, in tante altre città.

   

In gran parte d’Italia il platano (platanus x acerifolia) è l’albero più diffuso negli ambienti urbani: chi ha censito le alberature pubbliche delle città sa che dal 60 al 75% degli individui sono platani; dal 25 al 35% appartengono ad altre 20-30 specie (tigli, olmi, robinie ornamentali, bagolari, aceri, lecci, ecc.) tutte le altre specie non raggiungono che pochi punti percentuali, a volte si tratta di pochi individui, vere rarità.

Il successo del platano, che non è inferiore nelle campagne e sulle vie di comunicazione provinciali e nazionali, è tipicamente legato all’uomo che ne ha favorito la diffusione trovandolo tra le piante più facilmente riproducibili, più adattabili sia alle condizioni del terreno sia alle esigenze di mantenimento della chioma in forme più o meno obbligate. Oggi sappiamo anche che è resistente all’inquinamento e tollera condizioni ambientali ampissime: lo troviamo in Sicilia come sulle pendici montuose dell’arco alpino.

Il platano delle nostre città e delle nostre campagne è in realtà il risultato dell’ibridazione ripetuta e continuata di due specie di diversa provenienza: il Platanus orientalis, originario della Turchia, e il Platanus occidentalis originario dell’America del Nord. Queste due specie sono ormai poco rintracciabili; in Italia boschi di Platanus orientalis si trovano in Sicilia nelle Cave Iblee, in provincia di Siracusa e Ragusa.

La fortuna di quest’albero è dovuta, oltre che alla plasticità biologica ed ecologica, ai significati simbolici che gli sono stati attribuiti in passato e tra questi l’idea della rigenerazione dovuta al cambiamento annuale della corteccia che si distacca in placche irregolari. Il platano era l’albero sacro nell’Asia Minore; è citato nel preludio della guerra di Troia tanto che Elena avrebbe posto fine ai suoi giorni impiccandosi a un platano dell’Isola di Rodi.

Ecco, mi sembra che siamo arrivati allo snodo: il difficile rapporto, ancora oggi!, tra uomo e natura soprattutto nelle città. Si leggono commenti sbalorditivi sui social: meglio il solo cemento perché i cani lasciano le loro deiezioni vicino agli alberi e le formelle si trasformano in piccole discariche…  come se questo non fosse solo e unicamente un problema di senso civico!

Purtroppo è così. Non ci si vuole convincere che tutti gli alberi sono esseri viventi e producono foglie verdi che, a conclusione del loro ciclo vitale, cadono a terra e vanno raccolte, fiori e frutti da profumi e colori spettacolari ma che possono sporcare i marciapiedi, e imbrattare le auto, e che soprattutto hanno bisogno di cure, e non sopportano tagli inutili ai rami. Occorre capire cosa vogliono i Siracusani, tutti. Un’attenzione particolare andrebbe infine rivolta all’esistenza di eventuali condutture sotterranee di acqua e fognature, di tubazioni del gas a bassa ed alta pressione e cavi elettrici interrati, rispettando distanze minime precauzionali. Se poi i cavi elettrici e telefonici sono intubati, non è necessario il mantenimento di una distanza di rispetto.

 

Per una più completa documentazione, riportiamo l’art.31 del Regolamento del Verde in vigore a Siracusa.

ARTICOLO 31. CRITERI PROGETTUALI

… i) Verde nei parcheggi e nelle strade – I parcheggi pubblici devono garantire un adeguato numero di alberature ed essere orientati favorevolmente per sfruttare al meglio l’ombreggiamento delle piante. La soluzione progettuale più indicata e idonea ad un corretto sviluppo delle alberature è data dalla realizzazione di fasce verdi continue, permeabili e alberate, della larghezza minima di m 1,50 e ortogonali agli stalli. In ogni caso le piante devono avere alla base spazi permeabili di sufficiente ampiezza costituiti da aiuole intervallate indicativamente ogni quattro posti auto. Per i parcheggi a pettine le aiuole vanno realizzate della larghezza minima di m 1,50 lunghe quanto lo stallo o minimo di m 2,50 nel caso sia prevista la realizzazione di posti moto di fronte alle aiuole; per i parcheggi a spina l’aiuola singola dovrà avere larghezza minima di m 2,00 e lunghezza di m 2,50. Qualora sussistano in un’unica area parcheggi pubblici e parcheggi privati contigui, vanno adottate soluzioni tecniche per differenziarli inequivocabilmente attraverso l’impiego, per esempio, di specie botaniche diverse o di materiali edilizi diversi. Anche per quanto riguarda gli alberi nelle strade, i singoli esemplari dovranno avere alla base spazi permeabili di sufficiente ampiezza, di larghezza minima di m 2,00. Gli esemplari messi a dimora nelle aiuole dovranno essere previsti ad una distanza minima di m 7,50 sulla fila e m 3,00 dalle facciate degli edifici o dal confine di proprietà. Le suddette dimensioni minime delle aiuole permeabili sono da intendersi “interno cordolo”, che a sua volta dovrà avere mostra minima di cm 15. a) per marciapiedi di larghezza inferiore a m 2,5: nessuna alberatura, solo arbusti; b) per marciapiedi di larghezza compresa tra m 2,5 e 3: alberi di terza grandezza; c) per marciapiedi di larghezza compresa tra m 3 e 4: alberi di seconda grandezza; d) per marciapiedi di larghezza superiore a m 4: alberi di prima grandezza (alberi che a maturità hanno un raggio della chioma superiore a 6 metri)

 

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