700 mln euro stanziati nel PNRR per il potenziamento infrastrutturale e tecnologico della rete ferroviaria del meridione. “Gli interventi in corso e quelli programmati lungo l’itinerario Messina Catania Palermo – si afferma – consentiranno di innalzare la velocità fino a 250 km/h e la conclusione per fasi permetterà progressive riduzioni dei tempi di percorrenza”.
Risorse anche per riqualificare le stazioni ferroviarie potenziandone accessibilità, con una particolare attenzione ai portatori di handicap, e attrattività, dotandole di moderni sistemi di informazione al pubblico e di assistenza ai passeggeri, provvedendo al loro efficientamento energetico e aumentando la connettività e l’integrazione della rete di spostamenti con mezzi pubblici sul territorio “contribuendo così a uno sviluppo sostenibile e inclusivo”.
Il programma è ambizioso e mira alla rigenerazione di “intere aree urbane, preservandole dal degrado a cui solitamente sono maggiormente soggette”, a “restituire unità ai piazzali antistanti, aumentare il decoro e la quantità degli spazi anche grazie all’uso appropriato del verde”, a “ricucire le aree retrostanti il fascio binari con l’eventuale apertura di un secondo fronte di accesso alla stazione, per garantire piena accessibilità da parte di tutta la potenziale utenza e riconnessione urbana”.
Finalmente, ci sarebbe da dire. Un’opportunità anche per Siracusa, tra le 45 stazioni ritenute “di importanza strategica” sia per i trasporti che per il turismo.
A pensare a come investire i 14 mlneuro assegnati, l’immaginazione si sfrena perché qui si potrebbe riproporre qualcosa di simile a quanto verificatosi a Napoli in occasione degli scavi per la costruzione delle linee sotterranee della metro: “Un’occasione incredibilmente proficua per la ridefinizione topografica della Napoli più remota e per il recupero di numerosissimi reperti archeologici di ogni epoca che vanno (e in parte andranno) a formare le collezioni visitabili in alcuni degli stessi spazi della metropolitana”.
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Per citare solo i due ritrovamenti più importanti: l’antico porto romano di piazza Municipio con i resti incredibilmente conservatisi di numerose navi, oltre 3000 reperti di ottima qualità, e un antico imponente Gymnasium, una sorta di tempio dei giochi quinquennali – “le Olimpiadi della Magna Grecia” – istituiti a Napoli a partire dal 2 d.C. per volere dell’imperatore Augusto (sono riemersi vari elementi architettonici di grande pregio: colonne di marmo, pezzi del frontone, pavimenti a mosaico, parti di una scalinata, decorazioni varie, capitelli, il podio di un edificio religioso, marmi pregiati, la testa di una statua, una fontana marmorea) che ha fatto anche ipotizzare l’esistenza di una pista rettilinea per l’atletica lungo l’attuale tracciato di corso Umberto e proprio di un ampio quartiere olimpico.
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In 35 anni di lavori sono stati recuperati circa tre milioni e mezzo di reperti ma ciò che più conta è che, laddove possibile, le stazioni della metropolitana sono state trasformate esse stesse in musei, così quella di Piazza Nicola Amore, su progetto del rinomato architetto Massimiliano Fuksas, ingloberà il Gymnasium. Né mai gli eccezionali ritrovamenti hanno costituito un ostacolo alla realizzazione della metro della quale, a volte, si è stati costretti a modificare il percorso nel rispetto dell’antichità, di quanto veniva alla luce.
E la stazione di Siracusa? Tesori nascosti. Noti a pochissimi. Dimenticati. Nel rimodernarla si dovrebbe senz’altro pensare a valorizzare, in qualche modo, possibilmente riportando a vista ciò che è stato ricoperto per “protezione” o quanto meno (ma sarebbe un’operazione minimale) far conoscere con pannelli esplicativi quali ricchezze del passato coprano edifici e infrastrutture più recenti (un’operazione che dovrebbe comunque essere fatta ovunque in una città che appena se ne creano le condizioni svela la sua più antica storia).
Far tuffare i visitatori appena scesi dal treno nello splendore dell’ineguagliabile patrimonio archeologico di Siracusa! Ed è pressoché certo che eventuali lavori di scavo riservino nuove eccezionali scoperte come quelle emerse in occasione degli scavi del 2000-2002.
Attualmente un’anonima recinzione metallica indica il luogo in cui si trovano raffinati mosaici pavimentali di case romane (probabilmente di pregio) e resti di mura, ricoperti per essere protetti. Ma di fatto sprofondati nell’oblio. Tutta l’area della stazione, ad ovest dell’agorà e a nord del Ginnasio Romano, era una zona di cerniera tra l’abitato antico e la necropoli del Fusco, la continuazione dell’area archeologica (anch’essa da sempre abbandonata a se stessa) di piazza Adda. ![]()
“Il limite dell’abitato verso ovest, per quanto finora accertato, si colloca al di sotto della Stazione – si legge in una pubblicazione dell’archeologa Beatrice Basile sull’assetto urbanistico della città antica che rettifica ipotesi precedenti -; quanto alla necropoli, la sua presenza è già accertata a circa 300 m ad ovest della stessa Stazione il che avvalora l’ipotesi che qui corresse anche l’antico muro di fortificazione di Achradina, con una porta che apriva verso la necropoli del Fusco e la costa meridionale. In quest’area è stata riportata in luce, per un lungo tratto, una strada con orientamento N.O./S.E., ampia non meno di 10 m”. Si tratta, di fatto della continuazione verso est di una larga strada («via strata et conglareata») già da tempo nota, di cui un tratto è ancora conservato a vista nell’area del Foro Siracusano, e la cui presenza era stata accertata anche nell’area di Piazza Marconi (area dell’agorà), nella direzione dell’attuale congiunzione con Ortigia, per una lunghezza complessiva di oltre 600 m dal Foro Siracusano al piazzale della Stazione.
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“Non si sa fino a dove – ad est dell’agorà – la strada, così come la conosciamo, continuasse; il punto fondamentale è che la sua direzione, non casualmente, coincide con la zona in cui le indagini geognostiche indicano l’esistenza dell’antico collegamento appena sommerso, zona il cui aspetto, nel corso dei secoli, subì numerose radicali modifiche, legate alla storia della città e alla valenza strategica di quest’area particolare. La ricca successione di battuti pavimentali e livelli archeologici correlati dimostra che la strada rimase ininterrottamente in uso dall’VIII sec. a.C. fino agli inizi del IX sec. d.C.; che in età arcaica la sua ampiezza era forse anche maggiore di 10 m; che l’area era stata oggetto di frequentazione già in età protostorica; e che, in età arcaica e fino all’età ellenistica, a sud della strada si apriva un’area sacra, caratterizzata da thysiai, il cui materiale indizia il culto di Artemide. Lungo il lato nord di essa, all’interno dell’area della Stazione, significativi avanzi affiorati agli inizi del secolo scorso attestano la presenza di un’altra rilevante area sacra”.
Già alla fine dell’Ottocento, poco più ad ovest della stazione, durante i lavori per la linea ferroviaria, venero ritrovati cospicui resti di “una stipe votiva con busti fittili modiati e statuette di divinità con porcellino” e proprio nell’area della stazione Paolo Orsi, nel 1914, ritrovò tre pregevoli frammenti di sculture di stile severo in marmo – una figura femminile acefala, una testa elmata e un frammento di coscia di un guerriero coperta da un gambale – da lui ritenute figure frontonali riferibili ad un piccolo edificio di culto di età arcaica. Un’intuizione confermata dai successivi studi di M. Mertens Horn che ha datato i frammenti tra il 480-470 a.C. e li ha ritenuti appartenenti alla decorazione acroteriale in marmo di un tempio dedicato, come appunto la vicina stipe, a Demetra e/o Persefone. Secondo la studiosa potrebbe trattarsi di uno dei “naoi” che, secondo Diodoro, Gelone fece costruire in onore delle due dee dopo la battaglia di Himera e la Basile, sempre sulla base del racconto di Diodoro dello scontro tra cartaginesi e siracusani, ipotizza che “il santuario di Demetra distrutto dalla furia cartaginese potrebbe essere stato quello della stazione, piuttosto che quello di Piazza della Vittoria… È da notare che il santuario di Piazza della Vittoria è soltanto uno dei santuari demetriaci extramurani della città, anche prescindendo da quello del Ciane. L’esistenza di un altro “santuario connesso con la vicina necropoli”, dedicato a Demetra e Kore e coevo a quello di Piazza della Vittoria, era stata ipotizzata da L. Bernabò Brea1 all’incrocio fra via Ragusa e via Carso, sulla base del rinvenimento di un cospicuo gruppo di statuine fittili databili al IV sec. a.C., e di un’antefissa con testa di Herakles della prima metà del V sec. a.C. Resti di un deposito votivo contenente statuette legate al culto di Demetra e Kore, simili a quelle di via Ragusa, sono stati recentemente recuperati all’estremità meridionale di via Torino, nei pressi dell’incrocio con via Privitera”.
“Una sorta di corona di santuari demetriaci extramurani circonda, a partire dall’età arcaica e con intensificazione in età classica, il territorio urbano, a conferma sia della pervasività del culto sia del ruolo tutorio attribuito a Demetra nei confronti della città” conclude la Basile.
Credo sia ora inutile chiarire il perché di questo excursus archeologico in vista dell’impiego dei 14 mlneuro per la riqualificazione della stazione ferroviaria di Siracusa. Intelligenti pauca.

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