Riceviamo una opportuna richiesta di precisazione della dott.ssa Alessandra Castorina, funzionario direttivo laureata in servizio presso la U. O. archeologica della Soprintendenza di Siracusa, in relazione all’articolo sul “riordino” degli Uffici Regionali dei Beni Culturali.
“A proposito dell’affermazione sull’annullamento del concorso del 1999, è utile precisare che in realtà la legge 8/1999 non è stata mai soppressa, né sono stati cancellati o sospesi i bandi di concorso del 2000 e i vincitori hanno preso servizio nel 2005 sui posti di “dirigente tecnico archeologo, storico dell’arte e così via” previsti dalla L. R. 116/1980 per dirigere le sezioni tecnico scientifiche. Quindi i bandi sono stati espletati ben dopo la L. R. 10/2000.
Ma questi professionisti dei bbcc sono stati demansionati e privati delle funzioni direttive specialistiche per cui erano stati selezionati sulla base del possesso di titoli post laurea.
Inoltre le unità operative sono postazioni non dirigenziali che nei BBCC dovrebbero essere assegnate al personale specializzato, cioè ai funzionari direttivi archeologi e storici dell’arte etc.., come avviene nel Ministero della Cultura. La questione è importante. La soppressione del ruolo tecnico danneggia la tutela, priva noi tutti delle mansioni originarie e mette a rischio la legittimità dei pareri che per la legge e la prassi devono essere firmati da tecnici. Se affrontiamo il PNNR così sarà una debacle annunciata”.
In effetti, solo una parte dei concorsi regionali dei Beni Culturali promossi nel 1999 e pubblicati nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana – serie concorsi – del 14 aprile 2000i è stata revocata.
Si bandirono infatti 19 concorsi distinti per qualifica professionale al fine di assegnare figure tecniche e specialistiche degli uffici dei Beni Culturali istituiti nel 1977, mettendo a bando 797 posti suddivisi tra Dirigenti Tecnici ed Assistenti Tecnici. La partecipazione al concorso fu enorme e si registrarono oltre 370.000 domande di partecipazione che con molta fatica e lentezza diedero luogo ad una graduatoria di candidati ammessi.
Tra questi vennero assunti gli archeologi che sino ad oggi hanno promosso richieste di immissione nel ruolo Dirigenziale, poiché assunti invece nel ruolo di Funzionari direttivi.
Il regolamento attuativo in vigore prevede che l’istituzione del ruolo unico della Dirigenza, articolato in modo da garantire la necessaria specificità tecnica o professionalità anche ai fini dell’attribuzione degli incarichi in relazione alle peculiarità delle strutture, comprenda tutti i dirigenti dell’Amministrazione regionale. Il ruolo unico, articolato a regime in due fasce, comprende, nella fase di prima applicazione, una terza fascia, nella quale è inquadrato il personale con la qualifica di dirigente amministrativo e tecnico o equiparato, in servizio alla data di entrata in vigore della legge regionale 15 maggio 2000, L.R.10.
Ad oggi la terza fascia Dirigenziale, nonostante siano trascorsi 20 anni, è rimasta tale e soltanto di recente è stato siglato il rinnovo contrattuale con l’aggiornamento delle condizioni giuridiche ed economiche e l’adeguamento tabellare in misura identica a quella di tutti i comparti pubblici; tuttavia ad oggi, in assenza di una necessaria e improcrastinabile riclassificazione di tutto il personale regionale, i funzionari direttivi non potranno accedere a qualifiche lavorative superiori.
Nel 2015 alla luce della normativa regionale 10 del 2000 che annullava la distinzione tra ruoli tecnici ed amministrativi dei dipendenti regionali, consentendo la mobilità interdipartimentale, a causa inoltre della
spending review, l’Assessorato comunicò ai richiedenti delle categorie non ancora assunte in servizio, l’avvio del procedimento di revoca dei concorsi di Dirigente biblioteconomo e naturalista nonché dei geometri, assistenti tecnici, tecnici di laboratorio ed assistente bibliotecario.
I concorsi tentarono un vero riordino organizzativo della struttura rivolto anche alla stabilizzazione dei catalogatori, ai quali era riservato il 5% dei posti messi a concorso, non ottenendo tuttavia i risultati attesi.
Risulta chiaro da quanto fin qui descritto che i tentativi di riorganizzazione degli uffici preposti alla gestione e tutela dei beni culturali non possano prescindere dalla specificità tecnico-scientifica di un settore strategico della Pubblica Amministrazione regionale che deve trovare soluzioni adeguate ben diverse dai provvedimenti finora adottati.
Commenti recenti