La guerra in Ucraina e le ripercussioni tra i giovani. Come la percepiscono gli studenti?

Il conflitto in atto si ripercuote inevitabilmente anche nella nostra società. Come lo percepiscono i nostri figli,  ne dibattono a scuola? Condiziona il loro vivere quotidiano? Ne abbiamo parlato con il prof. Salvatore Santuccio, docente presso il Quintiliano di Siracusa e Presidente della Società di Storia Patria

Come vive uno studente di liceo il conflitto in atto tra Russia e Ucraina, se ne parla a scuola?

Il contatto continuo con i diversi social network ha portato gli alunni ad avere una capacità relazionale con diversi sistemi di informazione che forniscono molteplici occasioni di riflessione, dalle più futili a quelle più seriose. Difficilmente quindi possono, volenti o nolenti, fuggire dal farsi qualche domanda sul conflitto in corso tra Russia e Ucraina. Le domande, quindi, sono molteplici e spesso spiazzanti, legate non solo alla contingenza ma collegate al loro futuro di cittadini europei.

In generale i docenti ne parlano volentieri o con riluttanza?

I docenti, in qualità di educatori, sono spinti inevitabilmente a discutere con gli alunni e spesso si delineano due campi di indagine che per ovvi motivi si intersecano: quello più emotivo, legato alle paure e alle sofferenze dei volti di chi scappa dai bombardamenti, e quello geopolitico che tende a riferire sulle parti in causa e le presunte motivazioni addotte o prodotte in senso propagandistico.

prof. Salvatore Santuccio

Quale percezione traggono gli studenti, la vivono con indifferenza, si coinvolgono? La guerra è lontana e innocua o vicina e pericolosa?

Gli studenti sono particolarmente coinvolti, se da una parte ascoltano i docenti, dall’altra misurano le notizie che provengono dal web cercando di evidenziare quelle che appaiono come fake news. Questo particolare conflitto, legato ad una evidente vicinanza all’Italia sia in termini geografici che nei risvolti economici, ha sollecitato un ulteriore dibattito sul sentire democratico, sulla solidarietà e anche sulla drammatica presenza del fiorente mercato delle armi. L’occasione è stata utilizzata anche per parlare dei molteplici conflitti che tuttora attraversano molti Paesi in diversi continenti, per non dimenticare come tali problematiche che affliggono luoghi lontani devono essere trattati e conosciuti in un mondo che è sempre più globalizzato.

Riescono a capirne le ragioni, si schierano da una parte e l’altra?

La richiesta di informazioni e la riflessione autonoma forniscono loro quella che deve essere considerata una opportuna complessità di questo conflitto, come del resto di ogni evento storico, permettendo di uscire da un banale sistema manicheo ma evidenziando comunque l’oggettiva realtà della presenza di un invasore e di un aggredito.

Dopo la “paura” del Covid (semmai c’è stata), adesso si vive la “paura” della guerra? Questo   evento influisce nel loro vissuto, nei loro comportamenti?

Una frase che ho sentito in classe richiama la sconfortante riflessione che “in fondo al tunnel c’è un altro tunnel” effettivamente un po’ di sconforto dopo il periodo di isolamento causato dal Covid è scontato. Il nostro compito rimane quello di infondere speranza negli alunni, in particolare la scuola ha la possibilità di basare sulla condivisione del “sapere” questa speranza e laicamente riflettere sulle diverse questioni. Partendo dalle riflessioni scientifiche si è parlato del Covid e delle varianti, mentre attraverso l’uso di molteplici fonti storiografiche e di cronaca si cerca di esaminare le motivazioni del conflitto. In entrambi i casi, se non si riesce a trovare conforto per una sicura soluzione dei problemi, almeno, una discussione condivisa può stimolare l’apporto di tutti alla solidarietà e alla consapevolezza.

La scuola ha intrapreso iniziative in merito?

Io insegno filosofia e storia al Liceo Statale M.F. Quintiliano e, a seguito di questi eventi, il dipartimento di storia del nostro liceo ha organizzato alcuni momenti di riflessione. Il primo si è già svolto e ha visto l’intervento di alcuni ospiti: la giornalista Andreja Restek di Aprnews, il signor Aldo Bonanni, titolare di una impresa di trasporti che ha aiutato alcuni ucraini ad arrivare in Italia e il foto reporter Francesco Malavolta. Accolti in videoconferenza dalla dirigente Simona Arnone hanno interloquito con sia con me, con il prof. Franzo Bruno e con i ragazzi. Le riflessioni hanno trattato la guerra, la vendita delle armi, e i tanti aspetti connessi ai conflitti e alle contraddizioni che ne emergono e in particolare il flusso dei profughi. La prossima settimana ci sarà un altro incontro di approfondimento e la speranza sarà quella di poter parlare della stipula dei trattati di pace o almeno di una tregua definitiva.

 

Da leggere

SERIE D, ESORDIO VINCENTE E CONVINCENTE DEL SIRACUSA

Tribuna Centrale non praticabile, quindi tutti in quella Laterale, pochi i tifosi in Gradinata, Curva …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti